Un weekend da bamboccioni

Una commedia che racconta la storia di cinque amici, vecchi compagni di squadra, che si riuniscono dopo anni per onorare la scomparsa dell’ allenatore di basket dell’ infanzia. Con mogli e figli, trascorrono insieme il weekend del 4 luglio nella casa sul lago dove anni prima avevano festeggiato la vittoria della squadra. Ricreando atmosfere del passato, scoprono che crescere non significa necessariamente diventare adulti.

Le ragazze del Coyote Ugly

Il bancone di un bar aperto tutta la notte può trasformarsi nella ribalta ideale per il coronamento del sogno americano, per chi sia disposto a esibirsi ogni notte a beneficio di una folla di scalmanati. Così la giovane Violet, cantautrice timida e al verde, trova – papà John Goodman permettendo – la maniera per superare l’imbarazzo iniziale, trasformarsi nella reginetta canora del bar newyorkese dove spettacolo, suggestioni erotiche e sbronze fanno tutt’uno, raggiungere la notorietà e innamorarsi come una collegiale. Siamo insomma dalle parti di
Flashdance
e «Papa Don’t Preach» di Madonna, con l’ingombrante aggiunta di una costruzione narrativa suadente e di un montaggio serrato e rutilante. È insomma imbarazzante dover ammettere che un film ipocrita e moralista come questo riesca a mantenere una progressione così calibrata, a rendere credibile la sua improbabile tenerezza e a far digerire allo spettatore la sua indigesta miscela di trasgressione, familismo, retorica spettacolare (the show must go on…) e apologia del successo.
(anton giulio mancino)

World Trade Center

La storia è nota e la fine anche. John McLoughlin e Will Jimeno sono rispettivamente sergente e agente semplice della polizia portuale di New York. Sono persone vere, autentici sopravvissuti, e li si è visti sulle passerelle di Venezia alla presentazione del film. Sono quelli che si definiscono due esemplari dell’americano medio, gente che si alza all’alba e fa un’ora di autostrada per andare al lavoro nella grande mela, che ha tre o quattro figli da mantenere, gente con ordinari problemi di comunicazione col partner, con i suoi sogni e progetti. Quando in una splendida giornata di settembre si scatena il finimondo al World Trade Center, la squadra di McLoughlin finirà nel fiume di poliziotti e vigili del fuoco che accorreranno nel luogo del disastro. Finiranno sepolti dalle macerie del crollo e solo McLoughlin (Nicholas Cage) e Jimeno (Michael Peña) sopravviveranno per più di un giorno finché non saranno individuati da un ex marine imbevuto di patriottismo guerrafondaio andato a New York per aiutare i soccorritori.

La recensione
Questa è la storia, vera, scelta da Stone per narrare la tragedia che ha cambiato la storia degli USA e di tutto il mondo negli ultimi cinque anni. Niente taglio politico stavolta, niente criti

A History Of Violence

Che bello vivere nella profonda provincia americana. Tom Stall (Viggo Mortensen) si trova piuttosto bene, nella cittadina di Millbrook, Indiana. Ha tutto quello che un uomo può desiderare: un lavoro tranquillo come titolare di una tavola calda, una famiglia che lo ama e lo rispetta, e naturalmente una bella moglie, Edie (Maria Bello). Un giorno subisce un tentativo di rapina da parte di due malviventi. Incredibilmente, riesce ad avere la meglio sui criminali, addirittura li uccide. I media lo trasformano in un eroe americano. Ma l’episodio apre uno squarcio sul misterioso passato dell’uomo, che si rivelerà essere assai poco limpido. Seconda pellicola del «nuovo corso» di David Cronenberg, inaugurato con il precedente Spider. Abbandonate le ossessioni sul rapporto tra uomo e macchina che avevano caratterizzato pellicole come Videodrome, Crash ed Existenz, il regista canadese ha spostato la sua attenzione sull’analisi dello strato più profondo e inquietante dell’animo umano.  A History Of Violence pone al centro della vicenda il momento del mutamento della personalità di Tom Stall, che riscopre la violenza sopita nel suo inconscio. Quando quest’ultima inizia a palesarsi, dà il via a un effetto-domino che travolge anche gli altri componenti della famiglia: in primo luogo il figlio maggiore (ma anche la moglie non farà eccezione). La trama ha una struttura circolare: alla fine della vicenda Tom si purificherà simbolicamente dalla violenza, riprendendosi la sua vita «ideale», ma si tratta di un happy ending che lascia una forte impressione di posticcio.  Il film è molto riuscito soprattutto dal punto di vista estetico, forte di uno stile asciutto e piuttosto rigoroso e dell’ottima fotografia del fedelissimo Peter Suschitzky. Rispetto all’omonimo romanzo grafico da cui è tratta la pellicola (edito in Italia da Magic Press con il titolo Una storia violenta), Cronenberg ha compiuto una selezione piuttosto severa, tenendo solo l’antefatto e semplificando in modo estremo il resto dell’opera dello scrittore John Wagner e del cartoonist Vince Locke. Forse addirittura all’eccesso, nonostante si arrivi alla canonica ora e mezza di runtime. La cosa più curiosa rimane poi il fatto che sia stata tagliata proprio la maggior parte della violenza presente nel fumetto, che offriva scene molto più forti delle tre semplici scazzottate – pur con conseguenze letali – di cui è protagonista Tom sul grande schermo. Da segnalare, infine, l’ottima prova di Viggo Mortensen e di William Hurt, quest’ultimo perfettamente calato in un ruolo per lui inedito, quello del gangster spietato. (michele serra)

 

Niente velo per Jasira

Niente velo per Jasira segue l’oscura, ardita e a volte esageratamente bizzarra vita di Jasira, tredicenne arabo-americana alle prese con il confuso e a volte spaventoso percorso adolescenziale alla scoperta della sessualità. Quando la madre la costringe a vivere con l’austero e violento padre libanese a Houston, l’adolescente scopre che la sua famiglia è considerata strana ed esotica dal vicinato. E peggio ancora, la sua femminilità in erba mette a disagio il padre collerico e tradizionalista. Sola, in un ambiente ostile, Jasira cerca di instaurare un legame con i vicini e finisce col trovare conforto e crudeltà allo stesso tempo. Le regole morali e la sessualità la trasformano nell’obiettivo di attacchi di razzismo ed ipocrisia, sia a casa sia a scuola.

Thank You for Smoking

A Nick Naylor (Aaron Eckhart,

Erin Brockovich,
The Black Dahlia
di Brian De Palma, in concorso a Venezia 2006) il proprio lavoro piace. Non è un lavoro facile, ma se l’è scelto lui. Nick è un
lobbysta
al soldo di una multinazionale del tabacco retta con polso di ferro dal Capitano (Robert Duvall). In parole povere, Nick è pagato per difendere l’immagine e le ragioni dei fumatori, anche a costo di prendersi gli insulti delle associazioni antifumo, parare i colpi di un senatore del Vermont (William H. Macy) o essere sequestrato da un gruppo di salutisti-fondamentalisti e quasi mandato al creatore da un’overdose di nicotina. Per rilanciare il mercato calante delle sigarette – che comunque continuano a provocare 1200 morti al giorno – Nick ha l’idea di convincere il più potente tra gli agenti di Hollywood (un Rob Lowe sciroccato che vive come un orientale e dorme solo la domenica) a mettere in cantiere una pellicola che dovrà rinverdire i fasti del cinema dei bei tempi, quando tutti i divi fumavano come ciminiere e la sigaretta era un vero e proprio
status symbol.
Nick porta con sé il figlio adolescente Joey (Cameron Bright), nel tentativo di recuperare un rapporto incrinatosi in seguito alla separazione dalla moglie. Tutto sembra procedere bene, ma il lobbysta pecca di presunzione quando ignora i saggi consigli dei suoi migliori amici, coi quali forma il trio MDM (Mercanti Di Morte): Polly (Maria Bello), portavoce dell’industria degli alcolici, e Bobby Jay (David Koechner), lobbysta delle armi. Cede infatti alle grazie generosamente esibite da una giornalista rampante (Katie Holmes), finendo sbugiardato in prima pagina. Riuscirà a risollevarsi?

La recensione

Lungometraggio d’esordio, ben girato e divertente, sui toni della commedia (Primo Merito) di Jason Reitman – figlio di

Ivan

Auto Focus

Bob Crane (Greg Kinnear) è il fortunato presentatore radiofonico del programma mattutino
Gene Krupa alla batteria… eh, no signori, era il sottoscritto ad avere in mano le bacchette,
nella Los Angeles del 1964. Crane è felicemente sposato e padre di due bambini, va a messa la domenica e conduce una vita ineccepibile. Il suo agente gli propone il ruolo principale in una puntata pilota di una nuova serie televisiva: una commedia ambientata in un campo di prigionia all’epoca della seconda guerra mondiale. Crane è dubbioso, ha paura del progetto, ma alla fine accetta e il programma diventa un cult, con il titolo
Gli eroi di Hogan.
Intanto la moglie scopre riviste pornografiche in garage e così viene alla luce la passione di Crane per le donne nude. L’incontro con un tecnico audio-video, John Carpenter (Willem Dafoe), cambierà completamente la sua vita, portandolo a una totale dipendenza per il sesso: «Un giorno senza sesso è un giorno sprecato». La sua popolarità, unita ai piaceri della carne e alla passione per la fotografia, fanno di Bob Crane un lascivo personaggio che manda all’aria la carriera e due matrimoni. Quasi nel baratro decide di abbandonare il suo amico di scorribande e di cercare di rimettersi in carreggiata. Ma una notte…
Auto Focus
è la vera storia di Bob Crane, tratta dal libro di Robert Graysmith
The Murder of Bob Crane.
Una pellicola vivace, dotata di humour e risvolti noir. Il decadimento morale di Bob Crane, abbinato al morboso rapporto con John Carpenter. E poi la sua ossessione maniacale per riprendere e fotografare i suoi amplessi. I due attori principali, Greg Kinnear e Willem Dafoe, appaiono molto credibili e ben calati nei personaggi. Ma la cosa migliore della pellicola, oltre alla storia, è la regia. Paul Schrader, man mano che la vicenda procede, cambia progressivamente metodo di direzione e di ripresa, arrivando in alcuni punti anche alla presa diretta. Interessante anche il lavoro fatto sulla fotografia del film. Si può vedere.
(andrea amato)

Flicka

Katie vive con la sua famiglia in un moderno ranch nel Wyoming. Ha una grande passione per i cavalli, ed il suo più grande desiderio é quello di potersi occupare del ranch una volta che il padre non se la sentirà più. Ma il genitore vuole lasciare il podere al frartello di Katie.
La ragazza, decisa a realizzare il suo sogno, decide di dimostrare al padre tutte le sue capacità, occupandosi di Flicka, un cavallo selvaggio trovato per caso .

Abduction – Riprenditi la tua vita

In un sito dedicato alle persone scomparse, Nathan (Taylor Lautner), trova una foto che lo ritrae bambino scoprendo che quelli che l’hanno cresciuto non sono i suoi veri genitori. Questa scioccante verità porterà Nathan, tra inseguimenti e alto spionaggio, a dover ricostruire il puzzle della sua vera vita pezzo per pezzo.