La contessa di Hong Kong

Il tentativo del regista/sceneggiatore/compositore (ha persino una piccola parte da attore) Chaplin di far affondare questa vecchia commedia romantica — sebbene anche altri contribuiscano all’opera — è perfettamente riuscito. La Loren si imbarca clandestinamente nascondendosi nella cabina del diplomatico Brando. Girato malamente, mal sincronizzato e con una pessima colonna sonora. Un peccato, soprattutto perché si tratta del canto del cigno cinematografico di Chaplin.

International Hotel

Improbabile trama alla Grand Hotel ambientata in un aeroporto londinese. Tutti sono terribilmente belli e ricchi; se vi piace guardare gente terribilmente bella e ricca bene. Altrimenti non ha senso. Eccellente la Rutherford (che con questo ruolo si aggiudicò l’Oscar) così come Maggie Smith. Scritto da Terrence Rattigan. Panavision.

L’importanza di chiamarsi Ernesto

Dall’omonimo lavoro teatrale di Oscar Wilde, adattato con eleganza per il grande schermo da Anthony Asquith. Nell’Inghilterra vittoriana, Jack s’innamora di Gwendolen, cugina dell’amico Algernon, mentre quest’ultimo prende una cotta Cecily, la figlioccia di Jack. Ma i due amici, usando con le rispettive ragazze il nome «Ernesto», creano una innumerevole serie di equivoci. (andrea tagliacozzo)