Tartarughe dal becco d’ascia

Su un altopiano innevato, in una baracca, covano tensioni a metà strada tra Beckett e la tragedia elisabettiana tra quattro personaggi: il padre-padrone Udo, la moglie Vera, il timido figlio Raphael e il disertore Zlatan, innamorato della donna. L’arrivo di un bambino, superstite alla strage della famiglia in una fattoria vicina, farà precipitare tutto verso la catastrofe. Il tentativo di uscire dagli schemi del cinema italico da tinello è apprezzabile, meno i risultati. Dialoghi perennemente urlati e con troppi «cazzo», che è la sempre la scappatoia più facile; la soluzione affidata a un colpo di scena che sposta il film verso un più prevedibile terreno di genere; troppi simbolismi grevi e scontati: insomma, un’aria ostentatamente «artistica» e alta che non sempre è all’altezza delle ambizioni, e alla fine si avvolge tautologicamente su se stessa. Il talento c’è, non si discute, ma non fa che guardarsi allo specchio. E a quale pubblico si rivolga un film così (se non agli abbonati dell’Out Off), resta un mistero. Belle musiche di Giancarlo Schiaffini.
(alberto pezzotta)

Fame chimica

Centrale. Centrale questo bel film periferico dei registi Paolo Vari e Antonio Bocola. Sin dalle prime inquadrature ti viene da paragonarlo a L’odio (La Haine) del francese Mathieu Cassovitz. Ma le rime di Zulù ti fanno subito capire che non sei nella banlieu, nossignore. Sei nel cortile di casa tua, e quello sulla panchina che pippa fumo, col booster parcheggiato affianco, somiglia tanto al tuo compagno di banco. Quello che ti fotteva la merenda. Ma andiamo con ordine.
Due amici sin dai tempi della scuola, Claudio (Marco Foschi) e Manuel (Matteo Gianoli), continuano a frequentare l’anonima piazza Yuri Gagarin (non cercatela nello stradario di Milano, quartiere Barona, non esiste. Meglio: nella realtà esiste, ma non ha nome) dove i giovani spiantati del quartiere, gli «zarri», contendono gli incerti giardinetti ai «negri», gli extracomunitari. Sul versante opposto della piazza c’è il tabaccaio, fomentatore di un «comitato per la sicurezza del quartiere» che si propone di ottenere dal Comune la recinzione dei giardinetti e il conseguente allontanamento degli extracomunitari. Claudio si arrangia facendo lo scaricatore precario al supermercato; Manuel ha «svoltato»: dai furti dei motorini è passato allo smercio: «paste», «bamba», «fumo», basta chiedere. È il re degli zarri, Manuel. Quando nel quartiere torna a farsi viva la bella Maya, figlia del tabaccaio fuggita a Londra perché in rotta anche ideologica col padre, l’amicizia tra Claudio e Manuel vacilla, si incrina, rischia di spezzarsi. Maya però non vede l’ora di tornarsene a Piccadilly e, piazzata un po’ di «bamba» ad un amico antiquario grazie ai buoni uffici di Manuel, è pronta per spiccare nuovamente il volo. Ma scoppia la bomba. E non in senso metaforico…
Figlio ideale di una docu-fiction presentata nel 1997 al festival Filmaker, Fame chimica è il racconto, realizzato con perizia e partecipazione, di un’ordinaria storia di periferia, dove un gruppo di giovani senza prospettive trascorre le giornate stravaccato sulle panchine di un giardinetto fetente, vivendo di espedienti, piccoli furti, spaccio. Senza prospettive, vecchi di soli vent’anni, prigionieri e carcerieri insieme del loro quartiere-cella, contano le ore, e dopo le ore i minuti, che li separano dalla sera della discoteca, dove, «calati di bbestia» manderanno i loro ormoni in libera uscita. E poi? Poi niente, coma profondo fino alla prossima volta.
Non c’è esagerazione né compiacimento nella parabola disegnata da Bocola e Vari, solo la rappresentazione (un po’ schematica e venata di un pizzico di ideologismo, ma è un peccato veniale) di una qualunque realtà di disperazione urbana. Ottimo il cast, composto da giovani attori di talento, e la colonna sonora (99 Posse, ‘E Zezi, Subsonica, Pino Daniele, Ludovico Einaudi, Zion Train e altri). Il film è prodotto dalla cooperativa Gagarin, dalla Ubu film e dall’Associazione Fame Chimica, alla quale ha aderito gran parte della troupe tecnica e artistica, rinunciando a una parte dei compensi. La pellicola è stata acquistata in Italia da Tele+ e sarà trasmessa sui canali a pagamento di Sky. Distribuzione Lucky Red.
(enzo fragassi)