La mano

Un disegnatore di fumetti, in grave crisi coniugale, perde una mano in un incidente d’auto. Ma la mano sembra possedere vita propria ed essere l’autrice di alcuni orribili delitti. Seconda regia di Oliver Stone, qui autore di un film potenzialmente interessante almeno nello spunto, ma piuttosto grossolano nell’esecuzione.
(andrea tagliacozzo)

Personal Velocity – Il momento giusto

Tre storie di donne, una diversa dall’altra, ma con qualcosa in comune, il
personal velocity,
ovvero il tempo in cui nella propria vita accade qualcosa per puro caso o per volontà. Delia (Kyra Sedgwick) è una madre di tre bambini, sposata con un operaio e figlia del primo hippy del suo quartiere. Ha conosciuto il marito ai tempi della scuola, quando era la ragazza più popolare. Ora il marito la picchia, ma lei lo ama troppo per lasciarlo. Un giorno, dopo l’ennesima lite, Delia decide di andare via, se non altro per il bene dei suoi bambini. Va a Nord in cerca di una vecchia amica. Cambia vita in questa nuova cittadina e riacquista quella consapevolezza e forza che il marito le aveva annientato. Greta (Parker Posey), invece, è figlia di un importante avvocato di Manhattan, lavora in una casa editrice ed è sposata con un giornalista gentile, ma banale e poco interessante. Per reazione al padre ambizioso, Greta ha cercato una vita tranquilla, ma la sua irrequietezza viene fuori con una buona offerta di lavoro. Paula (Fairuza Balk) è in macchina, ha appena assistito a un incidente che poteva coinvolgerla mortalmente. Ha litigato con il suo fidanzato, aspetta un bambino e ha caricato in auto un autostoppista. L’incontro con questo ragazzino le farà aprire gli occhi e la riporterà sulla strada giusta. Si allontana sorridendo, con lo sguardo di chi finalmente ha capito tutto. Tratto dalla fortunata serie di racconti di Rebecca Miller, figlia di Arthur, che dopo aver intrapreso la carriera di attrice, pittrice e di scrittrice si è cimentata dietro la macchina da presa. Premiato al Sundance Festival 2002 con il Premio della Giuria e al Festival di Locarno 2002,
Personal Velocity
è interamente girato in digitale. Le prime due storie fanno parte dell’omonima raccolta di racconti, mentre la terza è stata scritta appositamente per il film, per fare da raccordo alle altre. Tre donne accomunate dalla voglia di essere artefici del proprio destino e dal desiderio di sentirsi rassicurate e protette da un punto di vista emotivo. Crudo in alcuni passaggi, molto realistico, senza troppi fronzoli, asciutto e diretto, come un pugno allo stomaco. Una pellicola destinata a diventare un vero e proprio cult per le donne del terzo millennio.
(andrea amato)