Alien Nation

In un futuro non troppo lontano, una razza di alieni dall’aspetto assurdo si sta lentamente (e non senza difficoltà) integrando nella società terrestre. Caan è un poliziotto di Los Angeles che accetta uno di loro come partner: i due dovranno dare la caccia all’alieno che ha ucciso il suo precedente compagno. Ottima idea che alla fine non paga, nonostante i tocchi di classe e le grandi performance di Caan e Patinkin. Ha generato una serie televisiva e ben tre film per la tv.

Dick Tracy

Vivace e raffinato adattamento del classico fumetto di Chester Gould, con Beatty che impersona l’eroe tutto naso e mascella. La storia è proprio esile, ma dentro c’è talmente tanto da vedere che non ci si bada: una galassia di personaggi famosi interpretano i grotteschi cattivi disegnati da Gould, gli incredibili costumi e la direzione artistica — che vinsero l’Oscar — e Madonna che canta le nuove canzoni di Stephen Sondheim (una pecca? Troppo poche). Una di queste, Sooner or Later (I Always Get My Man), si aggiudicò a sua volta l’Oscar. Da applauso la divertente interpretazione di Big Boy Caprice regalata da Pacino. Super 35.

Un medico, un uomo

Jack McKee è un valente chirurgo, ma si comporta in modo cinico e quasi sprezzante con i suoi pazienti. Quando scopre di avere un tumore alla gola la prospettiva improvvisamente cambia e il medico si rende conto di quanto sia difficile la condizione del malato. Le buone prove di William Hurt ed Elizabeth Perkins e una sceneggiatura ben calibrata evitano che il film scivoli sul patetico. Randa Haines aveva diretto con successo il protagonista in
Figli di un dio minore
.
(andrea tagliacozzo)

Labirinto mortale

La McGillis, che ha appena perso il lavoro dopo essere stata marchiata come sovversiva durante il Maccartismo, si trova invischiata in una strana e segretissima trama spionistica, e poco alla volta convince l’agente federale Daniels di essere su qualcosa di grosso. La ricostruzione d’ambiente della New York negli anni Cinquanta è finemente curata e assicura un buon avvio, poi il film butta via la sua pertinenza (e credibilità) in un finale melodrammatico molto hitchcockiano alla Grand Central Station… lasciando buchi narrativi e domande senza risposta. Una vera delusione da parte dello sceneggiatore — ex lista nera — Walter Bernstein. Patinkin è straordinario nel ruolo del procuratore alla Roy Cohn.