La pazza storia del mondo

Questo film demenziale a episodi passa dall’Età della pietra all’Impero romano alla Rivoluzione francese, dispensando gag ora esilaranti, ora deprimenti; ma superato lo slancio iniziale si sgonfia, nonostante gli sforzi di un nutrito cast comico. Il punteggio più alto va a Caesar, impagabile cavernicolo nelle scene iniziali. Debutto cinematografico per Hines. Panavision.

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Il primo grande successo firmato Mel Brooks è una rutilante parodia di western, con Little nei panni di uno stravagante sceriffo e Korman in quelli del cattivo Hedley Lamarr; la Kahn invece è una chanteuse simil-Dietrich. Non ci sarà più un altro film di Brooks tanto scompisciante: onore agli sceneggiatori Andrew Bergman, Richard Pryor, Norman Steinberg e Alan Uger, oltre ovviamente a Brooks. La title song è cantata da Frankie Laine. Tre nomination agli Oscar. Panavision.

Paper Moon – Luna di carta

Spettacolo imbattibile che ritorna agli anni Trenta di Damon Runyon, in cui l’ex detenuto interpretato da O’Neal adotta senza volerlo una ragazzina (sua figlia nella realtà) già parecchio scaltra di suo. Tatum fece qui il suo debutto sullo schermo e vinse l’Oscar per la sua bravura nel rubare la scena; anche la Kahn è uno spasso nel ruolo di Trixie Delight. Sceneggiatura di Alvin Sargent, dal romanzo Addie Pray di Joe David Brown. In seguito ha generato una serie tv.

Finalmente arrivò l’amore

Reynolds e la Shepherd non sono certamente Ginger e Fred. Questo tributo di Bogdanovich ai musical classici degli anni Trenta ha tutto ciò che i soldi possono comprare (scenografia, costumi), ma manca un cast appropriato. Lo stesso regista ha girato un’ulteriore versione per la televisione, della durata di 115 minuti.

Alta tensione

Una parodia dei film di Hitchcock rispettosa e accurata, ma anche assai discontinua: Brooks è uno psichiatra alle prese con il debutto alla direzione di una gabbia di matti. A salvare l’operazione — altrimenti mediocre — provvedono isolati squarci di irresistibile comicità. Il futuro regista di Rain Man, Barry Levinson (co-autore della sceneggiatura) è un ostile portiere d’albergo. Nei panni del padre della Kahn c’è il mago degli effetti speciali (e collaboratore storico di Hitchcock) Albert J. Whitlock.

Signori, il delitto è servito

Ispirato al
Cluedo
, il celebre gioco da tavolo. Negli anni Cinquanta alcune persone, tra loro sconosciute, si ritrovano in un lugubre castello del New England, dove sono stati invitati dal misterioso Mr. Boddy. Quando quest’ultimo viene assassinato, tra gli ospiti si scatena una ridda di accuse. Nel finale agli spettatori vengono proposte tre risoluzioni differenti dell’enigma. Il cast, composto da ottimi elementi, è affiatato, ma il film, a parte qualche singola trovata, è modesto e raramente riesce a divertire.
(andrea tagliacozzo)

Il matrimonio di Betsy

Betsy, figlia di Eddie e Lola Hopper, decide di sposare il giovane Jake Lovell. Sebbene non stia navigando in buone acque finanziare, Eddie accetta di accollarsi le spese della cerimonia nuziale. Mentre fervono i preparativi del matrimonio, anche l’altra figlia degli Hopper, Connie, s’innamora: lui è un mafioso, ma per amore della ragazza passerà dalla parte della legge. Una sorta di versione aggiornata de Il padre della sposa (un anno prima del remake ufficiale con Steve Martin), diretta con sottile umorismo e intelligenza da Alan Alda, ottimo anche come interprete. Eccellente anche il resto del cast, a partire dalla compianta Madeline Kahn in una delle sue prove migliori. (andrea tagliacozzo)