Impostor

Anno 2079, la Terra è da dieci anni in guerra con forze aliene malvagie. Spence Olham è uno scienziato che lavora a un’arma segreta per sconfiggere il nemico ed è figlio di un martire della guerra. Improvvisamente viene accusato di essere una spia aliena con il preciso compito di uccidere un potente politico. Olham scappa, ma è braccato da tutti. La ricerca della verità e della sua innocenza si sovrappogono a crisi d’identità. Un thriller psicologico ambientato nel futuro, ma il cui soggetto è stato scritto negli anni Cinquanta, in piena fobia da invasione marziana e nel periodo d’oro della fantascienza. Tratto da un racconto di Philip K. Dick, celebre autore che ha ispirato
Blade Runner
e
Atto di forza,
Impostor
in realtà ha molta meno forza dei predecessori, ma comunque con alcuni spunti originali come: venire accusati improvvisamente di essere qualcun altro è il conflitto più spaventoso che può capitare a un uomo. Come puoi provare chi sei realmente? Ricostruzione cupa e grigia di una società del futuro basata sul sospetto, in cui la democrazia è stata sacrificata per la ragion di stato, per sconfiggere il nemico comune.
(andrea amato)

We Were Soldiers

Il 14 novembre 1965 alle 10.48 il tenente ccolonnello Hal Moore e i suoi uomini toccano la Landing Zone (Zona di Atterraggio) X-Ray nella Valle della Morte. Sono circa 400 soldati americani che devono affrontare 2000 vietnamiti. Si tratta della prima grande battaglia di quella tragica guerra del Vietnam e per la prima volta verranno usati elicotteri in azioni di battaglia. Hal Moore, nonostante le ingenti perdite, metterà in fuga i vietnamiti, ma sarà solo l’inizio di un decennio di violenza e morte che culminerà con la sconfitta degli Usa. L’ennesimo film sul Vietnam. Sembra proprio che gli americani non riescano a metabolizzare quella sconfitta e quella tragedia così selvaggia. Questa volta, dopo tutte le pellicole sorbite dal 1974 a oggi, si parla anche delle donne che erano a casa, in attesa di un telegramma dell’esercito inviato via taxi, in cui si annunciava la morte del marito. Si parla dello spirito di corpo, dell’unione patriottica, che per un po’ fu il caposaldo dei marine in Indocina, prima dello scollamento con la società civile americana che iniziò a contestare quell’assurda guerra, portando alla sconfitta. Un film che dà voce al nemico, alle sue preoccupazioni, al suo orgoglio. In una guerra, al fronte, non ci sono né buoni né cattivi, ma solo soldati che rispettano ordini, uccidono e vengono uccisi. Un Mel Gibson bravo, nonostante la sua mono-espressione facciale. Insomma, un film dignitoso e dopo tutte le porcate sul Vietnam We Were Soldiers non è certo il peggiore. (andrea amato)

China Moon – Linea mortale

Il poliziotto Harris desidera ardentemente la Stowe, infelicemente sposata, in questo lunatico noir ambientato in Florida. Un paio di trovate interessanti, ma la produzione è molto più che debitrice al migliore Brivido caldo. Debutto alla regia per Bailey, meglio conosciuto come uno dei migliori direttori della fotografia in circolazione (Gente comune, Nel centro del mirino). Girato nel 1991.

La figlia del generale

Travolta è un investigatore militare che scopre più di quel che avrebbe immaginato nell’indagare sull’assassinio della figlia capitano di un famoso generale. Mentre emergono le prove di uno scandalo ben maggiore, diventa chiaro che l’esercito vuole insabbiare tutta la faccenda. Scorrevole, sebbene la storia (ricavata dal best seller di Nelson DeMille) sia piuttosto macchinosa. Panavision.

L’ultimo dei Mohicani

Dall’omonimo romanzo di James Fenimore Cooper, già portato sullo schermo nel ’20, nel ’36, nel ’47 e nel ’77. Nel 1757, in Canada, Hawkeye, un bianco adottato dai mohicani, salva la vita alle figlie di un comandante inglese dall’attacco dagli indiani Uroni. L’uomo, condotte le ragazze alla guarnigione del padre, assediata dai francesi e dagli Uroni loro alleati, s’innamora della maggiore delle due sorelle, Madeleine. Spettacolare e incalzante, il film ha i suoi punti di forza nella magniloquente regia di Mann e nella vibrante e atletica performance di Daniel Day-Lewis.
(andrea tagliacozzo)

Il grande inganno

Jake Nicholson, nella duplice veste di attore e regista, torna a interpretare il personaggio principale di Chinatown, l’investigatore privato Jake Gittes. Il dective riceve l’incarico di pedinare Kitty, la giovane consorte di Jake Berman. Mentre il detective sta spiando l’incontro sentimentale tra la donna e un rivale in affari del marito, Mark Bodine, che si svolge nella camera di un Motel, Berman irrompe nella stanza e uccide l’amante della moglie. Film poco apprezzato dalla critica, che può comunque contare su più di un ammiratore (Quentin Tarantino in testa). La regia di Nicholson è tutt’altro che perfetta e la storia decisamente confusa, ma Harvey Keitel giganteggia nel ruolo di Jake Berman (l’altro Jake del titolo originale, ovvero
Two Jakes
).
(andrea tagliacozzo)

Due di troppo

Taylor Worth è un aitante meteorologo di una televisione di Philadelphia. Tre amici si mettono in testa di trovargli la donna ideale. Ma in seguito le donne diventano tre. Commedia piacevole, a tratti divertente, ma ovviamente prevedibile nei suoi sviluppi. A parte la scatenata Lesley Ann Warren, gli altri interpreti si limitano a mantenersi su un livello appena dignitoso. Curioso (ma non originalissimo, basti pensare a
Una pazza giornata di vacanza
di John Hughes) l’espediente usato dal regista per raccontare la storia: il protagonista, per quasi tutto il film, si rivolge al pubblico guardando verso la macchina da presa.
(andrea tagliacozzo)

Sorveglianza…speciale

Chris (Dreyfuss) e Bill (Estevez), due poliziotti di Seattle, vengono incaricati di sorvegliare la casa di Maria, l’ex fidanzata di un pericoloso evaso. Il primo, conosciuta casualmente la ragazza, finisce per innamorarsene. Divertente commedia-gialla, con uno scatenato Richard Dreyfuss in una delle sue migliori interpretazioni. Grande merito anche al regista John Badham (La febbre del sabato sera) che riesce abilmente a mescolare la commedia con il thriller. Commerciale, ma praticamente perfetto. (andrea tagliacozzo)

Occhi nelle tenebre

Ha visto davvero l’assassino? È questa la domanda attorno a cui ruota la vicenda, che vede protagonista una bella (e brava) musicista (Stowe), cieca fin da quando era bambina: ora riesce a vedere di nuovo grazie alla chirurgia, ma è possibile che, come reazione all’intervento, la donna sperimenti episodi di “retro-visione”? La nota più positiva di questo film è la performance della Stowe, l’idea della cieca-in-pericolo invece è abbondantemente già vista. Breve apparizione per The Drovers, gruppo musicale irlandese-americano.