Schiavi di New York

A New York, la svampita Eleonor, correttrice di bozze di una rivista, convive con Stash, un pittore geloso e nevrotico. Attorno alla coppia, gravitano una serie di strani personaggi, quasi tutti appartenenti al mondo artistico newyorkese. Brutto scivolone di James Ivory, solitamente impeccabile (benché eternamente imballato nello stile) nei suoi film in costume, che si smarrisce alle prese con un soggetto d’ambientazione contemporanea. Tama Janowitz, autrice della sceneggiatura e dei racconti dai quali è stato tratto il film, fa una fugace apparizione nel ruolo di Abby. (andrea tagliacozzo)

Due occhi diabolici

Film diviso in due episodi ispirati da altrettanti racconti di Edgar Allan Poe: nel primo, un uomo anziano muore durante uno stato di ipnosi, provocatogli dalla moglie e dal medico per approfittare delle sue ricchezze, diventando uno zombie; nel secondo, un fotografo uccide l’amante, ma quando tenta di nasconderne il cadavere commette l’errore di murare, assieme alla donna, anche un gatto nero. Pellicola dignitosa, ma tutto sommato deludente. Da due firme così prestigiose del cinema horror francamente ci aspettava qualcosina di più. (andrea tagliacozzo)

The Golden Bowl

Ivory, Ivory, Ivory… repetita iuvant? Non sempre. O almeno non per l’ultima fatica del regista americano naturalizzato inglese, che subito dopo La figlia di un soldato non piange mai – e per l’ennesima volta – porta sullo schermo l’ossessione delle sue origini: il rapporto tra raffinatezza europea e pragmatismo americano, tra scaltrezza dei primi e innocenza dei secondi. Il film racconta l’intricata storia di due matrimoni intrecciati tra loro in maniera complessa e quasi incestuosa, il primo dei quali «animato» dalla figura enigmatica di Adam Verve, miliardario americano, raffinato mecenate che cerca di costruire un museo in una qualunque American City. Film di maniera, stilisticamente perfetto, formalmente ineccepibile, interpretato divinamente: ma senza vita, morto (appunto) come un pezzo da museo. E tutto il meglio viene dal romanzo dell’intramontabile Henry James da cui è tratto. (dario zonta)