Bella di giorno

La vicenda è scioccante: una giovane sposina dall’aria virginale lavora durante il giorno in un bordello di lusso nel centro di Parigi, all’insaputa del paziente (e non ancora soddisfatto) marito. Il film tratta in modo molto diretto alcuni temi sensibili, con dialoghi piuttosto duri. La migliore interpretazione della Deneuve.

Una donna senza amore

Sposata all’anziano e autoritario don Carlos Montero, Rosario ha una storia con l’ingegnere Julio Mistral, ma rinuncia a fuggire con lui per restare vicino al marito e al figlioletto Carlitos. Tratto dall’omonimo romanzo breve di Guy de Maupassant, Bunuel lo girò in ventiquattro giorni, ricorrendo a lunghe inquadrature per agevolare il montaggio e a distanza di anni lo ritenne sempre il suo film peggiore. La versione integrale è stata recuperata nel dvd uscito nel 2010.

L’Age d’or

Ci sono vescovi che si trasformano in scheletri e mucche che vagano per la camera da letto nel secondo film di Luis Buñuel, capolavoro surrealista scritto insieme a Salvador Dalì. Manifestanti di destra causarono disordini alla prima (e per molto tempo, unica) proiezione pubblica. L’anticlericalismo del film gli procurò la messa al bando decennale da parte della censura. Oggi, se non più scioccante, è quantomeno affascinante.

Un chien andalou

Primo film di Bunuel, ideato assieme a Salvador Dalì a partire dai loro sogni, e subito acclamato dai surrealisti parigini, che ne fecero il loro manifesto. Si apre con una delle immagini più raccapriccianti della storia del cinema, quella di un uomo che taglia con un rasoio l’occhio di una donna. Segue una sarabanda di episodi a forte viratura sadico-erotica, con nessuna logica che non sia quella del desiderio e del caso. Forse il miglior lascito delle avanguardie storiche nel campo del cinema.

I figli della violenza

A Città del Messico, Jaibo, scappato dal riformatorio, si pone alla guida di una banda di piccoli delinquenti. Il giovane uccide un compagno, colpevole di averlo denunciato, e ricatta con sordide minacce l’amico Pedro, che ha assistito al barbaro omicidio. Uno dei capisaldi del cinema di Buñuel (che aveva esordito nel 1929 con Un chien andalou ), la pellicola ottenne il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1951. Sebbene d’ispirazione realista, non mancano durante il film diverse sequenze oniriche tipiche del regista spagnolo. (andrea tagliacozzo)

Lui

La gelosia ossessiona a tal punto Francisco Galvàn de Montemayor da rovinare la vita a lui e naturalmente alla moglie Gloria, che minaccia e opprime in tutti i modi. Convinto che tutti ridano alle sue spalle, impazzisce e si ritira in un convento dove spera di ritrovare la serenità. Tratto da un romanzo, il film è un geniale ritratto delle ossessioni a cui può portare l’idea borghese del ‘possesso’ e un’educazione preoccupata solo del machismo sociale e sessuale: perfettamente in equilibrio tra la commedia e la tragedia, il film non dà giudizi moralistici sui protagonisti ma racconta, con una coerenza pari solo all’ironia, le conseguenze di certi valori culturali e religiosi. Per esplicita dichiarazione di Bunuel, è il film in cui ha messo più di sé stesso.

Entr’acte

L’esordio di René Clair è un cortometraggio di 22 minuti, pietra miliare nella storia del cinema e in quella del cinema surreale. Uno dei manifesti delle avanguardie del dadaismo e delle avanguardie degli anni Venti, presenta un montaggio anti-logico di immagini avulso da qualsiasi intento narrativo: tra queste, celebri la ballerina barbuta, la partita a scacchi e la scena del funerale al ralenti e poi accelerato fin quando la bara, trainata da un cammello (!), non cade, rivelando la presenza di un prestigiatore che fa scomparire tutt i personaggi. Nel cast, oltre ad aver partcipato alla realizzazione, anche grandi artisti dell’epoca quali Marcel Duchamp e Man Ray, il compositore Erik Satie e Francis Picabia, autore anche della sceneggiatura.

Il fascino discreto della borghesia

Un gruppo di borghesi (due coppie, una ragazza e l’ambasciatore di una nazione latinoamericana) non riesce a ultimare un pranzo di società, e passa attraverso una serie di assurde vicissitudini. Di tanto in tanto, li ritroviamo a camminare per una strada di campagna. Nel pieno della sua seconda giovinezza (tra i sessanta e gli ottant’anni), Buñuel rimane il vecchio surrealista di sempre – anzi, forse il maggior artista surrealista di tutti i tempi – anche quando abbassa il tono del racconto e approda a un capolavoro di understatement. Una sceneggiatura piena di un continuo, quieto e devastante senso dell’umorismo; la sordina messa a tutti i movimenti; l’arma micidiale dell’ironia – una delle più terribili a disposizione del borghese, diceva Pasolini – rivolta contro la borghesia stessa. La rabbia ha fatto posto a un sentimento amarissimo e nichilista, che preserva il film dall’invecchiamento. Magistrali i momenti sadomaso, indimenticabile il prete giardiniere armato di fucile. Oscar per il miglior film straniero, ma ovviamente Buñuel non andò a ritirarlo. (emiliano morreale)

La selva dei dannati

Fuggito da un imprecisato stato fascista, un improbabile gruppo di personaggi – fra cui una prostituta, un minatore e un prete – inizia un viaggio surreale nella jungla sudamericana. Per il grande Bunuel potrebbe quasi essere un lavoro commerciale, ma resta comunque affascinante.

La Via Lattea

Sulla via del santuario di Santiago de Compostela, i vagabondi Pierre e Jean, grazie a una serie di personaggi e visioni, ripercorrono la storia del cristianesimo, i suoi dogmi e le eresie. Bunuel mette il sacro alla prova del suo spirito curioso e iconoclasta; il vero bersaglio, comunque, è più la follia dell’uomo che la religione in sé. Il racconto senza nessi logici ricorda quello dei suoi primi film surrealisti: disarticolato e inventivo, continuamente in viaggio tra passato e presente.

La figlia dell’inganno

Scoperta la moglie con l’amante, don Qiintiìn la caccia di casa e affida la figlia infante a una coppia di poveracci. Terzo adattamento cinematografico di una nota pièce, Bunuel, inietta elemneti farseschi in un turgido mélo, non risparmiando strali alla famiglia e presentando da par suo la misoginia del protagonista, che prende forma in ossessioni compulsive e slanci sadici quasi bambineschi. Inedito in sala, è uscito da noi solo in dvd, nel 2010.

Il diario di una cameriera

La parigina Celestina diventa la domestica della villa di campagna della ricca signora Monteil e dovrà sopportare lei, il padre vizioso, il marito erotomane e il giardiniere fascista. Remake di un film di Jean Renoir (1946), anche Bunuel adatta per lo schermo un romanzo di Ocatve Mirbeau, e per il suo primo e unico film in formato panoramico non fa sconti a nessuno: ricchi e poveri, giovani e vecchi, rivoluzionari e reazionari, tutti accomunati da perversioni, avidità e ambizioni.

Il fantasma della libertà

Il film, uno dei più noti e riusciti del regista spagnolo, è un carosello di episodi, più o meno folli e grotteschi, che ruotano intorno a un unico argomento: la libertà. Le storie si susseguono l’una all’altra, mentre i personaggi si scambiano una sorta di testimone ideale. Tra le sequenze più famose, quella di un uomo che uccide i passanti dal trentesimo piano di un grattacielo. (andrea tagliacozzo)

Le avventure di Robinson Crusoé

Adattamento del classico di Daniel Defoe, colorato e divertente, con in più l’inconfondibile tocco di Bunuel; grande performance di O’Herlihy, candidato all’Oscar. Sceneggiatura di Philip Ansell Roll (Hugo Butler) e dello stesso BuŒuel. Eccellenti musiche composte da Anthony Collins.

Estasi di un delitto

Dramma psicologico minore di Bunuel: da ragazzo, Alejandro aveva assistito alla morte della sua governante e ne era rimasto affascinato; una volta diventato adulto, sarà ossessionato dall’omicidio e dalla morte. Troppo parlato: sembra molto più interessante di quanto lo sia in realtà.

Quell’oscuro oggetto del desiderio

L’ultimo film di Bunuel è anticonformista come ogni suo classico: Rey, ricco sadomasochista, si innamora perdutamente di una giovane donna, e lei è contentissima di farlo “soffrire”. Il colpo di genio più bizzarro di Bunuel è far interpretare la ragazza alternativamente dalla Bouquet e dalla Molina. Girato in Francia, con Rey originariamente doppiato da Michel Piccoli. Ispirato a un romanzo di Pierre Louïs, già adattato diverse volte per lo schermo, la più importante delle quali in Capriccio spagnolo di Josef von Sternberg (1935). Due nomination agli Oscar, per il Miglior Film Straniero e per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Il bruto

ArmendÄriz viene imbrogliato dall’astuto boss e spinto a molestare gli inquilini che questi vuole ingiustamente sfrattare: sedotto dalla lasciva compagna (Jurado) del capo, si innamorerà poi di una ragazza alla quale aveva accidentalmente ucciso il padre. Un melodramma banale e piuttosto sgraziato: un peccato, per un regista di questo livello.

Tristana

Una giovane donna (Deneuve) va a vivere con il suo tutore (Rey) dopo la morte della madre. Lui si innamora di lei, ma ha un rivale (Nero). Uno degli studi più sereni, seri eppure perversi di Bunuel sul cattolicesimo, la vecchiaia, il desiderio e la deformità. Girato splendidamente a Toledo. Distribuito in Europa in una versione di 105 minuti. Nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero.