Le fate ignoranti

Antonia, felicemente sposata, dopo la morte accidentale del marito scopre che questi la tradiva. La seconda sorpresa è che, per sette anni, il compagno fisso del consorte era stato un uomo. Antonia scopre così una sorta di famiglia gay, vi si ambienta e arriva sul punto di innamorarsi dell’ex amante di suo marito…

Lo spunto non è originalissimo, per la verità, né gli sviluppi sono imprevedibili. Özpetek ha però una sua sobrietà di messinscena, riesce a non essere televisivo, tenta un film «medio» e anche un po’ buonista mettendosi in ascolto dei personaggi, lasciando spazio alle atmosfere e alle sfumature. La comune gay è piuttosto rosea, anche se ognuno dei caratteri conserva, chi più chi meno, un proprio spessore o un proprio interesse. La Buy ce la mette tutta; Accorsi per la verità pure, ma non ce la fa e rimane statico e forzato, specie quando la vicenda si dirige verso il melodramma con l’aiuto delle belle musiche di Andrea Guerra. C’è qualche scivolone (qualche momento più da commedia, la scena in cui si accenna «Gracias a la vida»); un po’ narciso e demagogico il finale, che alterna brani di backstage e riprese del Gay Pride. Ma è uno di quei film che sembrano sapere di cosa parlano, e non è poco.
(emiliano morreale)

Quasi quasi…

Paola (Marina Massironi) è stata abbandonata dal marito per un uomo, così decide di dichiararsi vedova. Studia da estetista ed è fidanzata con Ruggero (Neri Marcorè), vicepreside divorziato, che ha un figlio di dodici anni (Paolo Puccio, il doppiatore di
Harry Potter).
Ma lo ha tenuto nascosto alla sua amata. Un giorno l’ex marito muore davvero e ha lasciato la casa in eredità alla moglie e al suo compagno, Andrea (Nicola Romano). Paola è costretta così a convivere con Andrea e tra i due, dopo un momento di astio, nasce una strana complicità. Paurosamente simile a
Le fate ignoranti, Quasi quasi…
è una commedia leggera, ben girata, ma priva di sostanza. I personaggi diventano inevitabilmente macchiette e i colpi di scena in realtà sono un susseguirsi di banalità. Un’altra occasione mancata del cinema italiano.
(andrea amato)