Così parlò Bellavista

Primo film da regista dello scrittore De Crescenzo, tratto dal suo libro omonimo. Un milanese, nominato direttore del personale all’Alfasud, viene trasferito a Napoli. L’impatto con la nuova città è traumatico: i rumori, il traffico caotico, il modo di fare dei napoletani lo stordiscono. Ma l’incontro con un simpatico professore di filosofia cambia la sua vita. Buona l’atmosfera e il tratteggio di alcuni personaggi, ma il film, formato da numerosi sketch, è alquanto esile. (andrea tagliacozzo)

Sabato, domenica e lunedì

Pozzuoli 1934: una coppia sposata da trent’anni (Loren e De Filippo) vive apparentemente felice e senza screzi. Quando però il marito umilierà la moglie, superba cuoca, con un tradimento gastronomico, quest’ultima gliela farà pagare suscitando in lui la gelosia per un professore (De Crescenzo) che frequenta la loro casa. Bravissima la Loren.

Il pap’occhio

Papa Giovanni Paolo II incarica Arbore e la sua sgangherata banda di amici comici di allestire una televisione vaticana. Non eccelso, ma latore di un umorismo “low-fi” dispensato da alcuni — allora — giovani comici (molti dei quali destinati a carriere scintillanti). Per amanti del genere.

Il mistero di Bellavista (Oi dialogoi)

Ottenuto il permesso di osservare il passaggio della cometa di Halley con il telescopio del professor Bellavista, un portiere e uno spazzino, inquadrando per errore la finestra dell’appartamento di fronte, credono di scoprire un delitto. Ideale seguito di Così parlò Bellavista, girato l’anno precedente con lo stesso cast. Gradevole, ma tutt’altro che memorabile. (andrea tagliacozzo)

F.F.S.S. cioè… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?

Arbore e De Crescenzo raccolgono una sceneggiatura gettata dalla finestra da Fellini e la mettono in scena. È la storia di una guardiana di gabinetti con velleità da cantante e del suo squallido manager che — però — riuscirà a portarla a Sanremo, in un tripudio di trash. Un viaggio tra i luoghi comuni dell’Italia del tempo e gli stereotipi sul meridione, in una commedia “autarchica” piuttosto ruspante e volgare. Per amanti del genere.