Nero bifamiliare

Marina (Claudia Gerini) e Vittorio (Luca Lionello) vogliono dare una svolta alla loro vita comprando una villetta in un elegante comprensorio. Marina è raggiante, le rose crescono nel giardino, la cameretta dei bambini è pronta, Vittorio vuole lasciare il lavoro di assicuratore per lanciarsi in una promettente attività multimediale. Qualcosa però minaccia il loro perfetto idillio: una misteriosa coppia di vicini di casa…

La Passione di Cristo

Impossibile parlare di un film come
La Passione di Cristo
senza tenere conto delle polemiche che ne hanno preceduto l’arrivo nelle sale. Esiste forse uno spettatore che andrà al cinema con la mente sgombra dai giudizi espressi, fin dalla scorsa estate, da commentatori più o meno autorevoli? Davvero si tratta di un film antisemita? I fatti si sono realmente svolti come Gibson ha deciso di raccontarli? Girato fra Cinecittà e i Sassi di Matera, dove Pasolini realizzò il suo
Il Vangelo secondo Matteo,
il film è recitato in latino e aramaico, la lingua parlata da Gesù Cristo. Una scelta che da un lato ne rende ostica, nonostante i sottotitoli, la fruizione da parte dello spettatore ma dall’altra sottolinea l’intenzione dichiaratamente filologica di Gibson. «Andò proprio così», pare abbia detto Papa Giovanni Paolo II, una notizia però smentita dal suo portavoce Joaquin Navarro-Valls, che ha sottolineato che il Pontefice «non esprime giudizi pubblici su opere artistiche», pur riconoscendo che il film è «una trasposizione cinematografica del fatto storico secondo il racconto evangelico». Non vi sono, in effetti, evidenti discrepanze tra i Vangeli e il racconto di Gibson. Quel che manca è però una spiegazione del senso di quanto rappresentato: le sofferenze di Cristo occupano la gran parte della pellicola, mentre la risurrezione, confinata in pochi minuti, non gode assolutamente dello stesso risalto dato alle frustate inferte al figlio di Dio. E le accuse di antisemitismo? Dopo un primo montaggio e alcune successive e riservatissime anteprime, il regista ha deciso di eliminare dal montaggio definitivo la scena in cui il sommo sacerdote Caifa, di fronte alla crocifissione, pronuncia la frase «il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli». Una decisione che dimostra come Gibson si sia effettivamente reso conto del rischio di essere accusato di antisemitismo. Alcuni critici hanno però fatto notare come gli ebrei descritti nel film rispecchino l’iconografia e l’immaginario dell’antisemitismo medievale. «Dire che il film è antisemita equivale ad affermare che lo sono anche i Vangeli», ha ribattuto Navarro-Valls. Una polemica infinita che di sicuro ha contribuito ad accrescere in maniera esponenziale l’interesse per la pellicola. Gibson ha già ampiamente recuperato i 25 milioni di dollari sborsati di tasca propria per realizzare il film: al 30 marzo, nei soli Stati Uniti, l’incasso complessivo è di 317 milioni di dollari. Sotto l’aspetto più strettamente tecnico vanno apprezzati il perfezionismo del regista, che è giunto a spendere 350mila euro per un robot con le sembianze di Jim Caviezel (Gesù Cristo), utilizzato nelle giornate più fredde, durante le quali l’attore non avrebbe potuto resistere seminudo per ore, e la bella fotografia di Caleb Deschanel, cui Gibson ha chiesto di riprodurre le tonalità di Caravaggio. Tutt’altro che disprezzabile, infine, la prova dei molti attori italiani che hanno partecipato al progetto, da Rosalinda Celentano (Satana) a Luca Lionello (Giuda), da Claudia Gerini (la moglie di Pilato) all’ottimo Sergio Rubini (il buon ladrone).
(maurizio zoja)

Sangue – La morte non esiste

Yuri (Elio Germano) e Stella (Emanuela Barilozzi) sono fratellastri. Lei continua a vivere col padre, sogna di diventare una ballerina e presto riuscirà a coronare questo sogno. Lui invece ha scelto di essere un freak, vive da solo in un pozzo esistenziale, allevando zanzare (che nutre con il suo stesso sangue), leggendo e fumando canne in maniera compulsiva. I due hanno un rapporto incestuoso, si amano e sono – ognuno a suo modo – ossessionati l’uno dall’altra. La morte della madre ha lasciato tracce profonde nelle loro personalità. Stella deve dire a Yuri che parte, va a danzare in America, ma non riesce a farlo: i due, dopo aver litigato e fatto l’amore, decidono invece di andare a un rave party all’interno di una fabbrica abbandonata. Qui faranno strani incontri e finiranno per sbattere violentemente il muso contro il loro ineluttabile destino.

Cover-boy – L’ultima rivoluzione

Storia dell’amicizia tra Ioan (Eduard Gabia) e Michele (Luca Lionello) l’uno rumeno e l’altro italiano. Come sfondo al rapporto fra il semplice ragazzo rumeno e il solitario ragazzo italiano, un occidente travagliato da una parte dal crollo dell’ideologia comunista e dall’altra dal mito di un capitalismo che ha assunto sempre più, come criterio vitale, la competitività e l’inasprimento della disuguaglianza sociale. Il film racconta della loro vita in comune ai margini della città, vessati da una padrona di casa (Luciana Littizzetto) e mostra come sia possibile opporre, alla ferocia dello scontro quotidiano per la sopravvivenza, il vincolo di una vera amicizia.

Antonio, guerriero di Dio

Il film, che ripercorre la storia di Sant’Antonio da Padova, comincia… dalla fine. Una lunga teoria di persone affrante dal dolore scorre davanti a una bara. Siamo nella citta veneta, nel 1263, all’interno della grande Basilica patavina. Un frate comincia a raccontare la storia di Antonio, cominciata nel 1221, quando una nave proveniente dall’Africa fa naufragio sulle coste della Sicilia. Il ricco mercante pisano Leonardo Fibonacci, passato poi alla storia come l’insigne matematico che introdusse nel mondo occidentale il sistema numerale arabo, salva dall’annegamento un giovane frate franc