Arthur e il popolo dei Minimei

Arthur è un bambino di dieci anni che fantastica di paesi lontani e popoli sconosciuti grazie ai racconti di un nonno scomparso misteriosamente ormai da qualche anno e a una nonna che lo vizia amorevolmente di fiabe. In un libro magico scopre l’esistenza di un mondo a lui vicino – proprio nel suo giardino, prossimo all’esproprio da parte di un immobiliarista senza scrupoli – abitato da elfi e principesse e da un malvagio assoluto: il terribile Maltazard. Solo lui, il piccolo e astuto Arthur, potrà sconfiggere il Male, conquistare la principessa, trovare il tesoro nascosto e riscattare la proprietà di famiglia, ma per farlo avrà bisogno di ingegneri talpa, capi tribù, guide generose e tanto, tanto coraggio.

Giovanna d’Arco di Luc Besson

Approccio accattivante alla storia di Giovanna D’Arco, con una vibrante Jovovich nei panni della contadina che conduce gli uomini del suo paese in battaglia. Ma in questa versione (sceneggiata da Besson e Andrew Birkin) lei si fa anche delle domande, il che fa perdere slancio al film dopo un’elettrizzante prima metà piena di scene di battaglia vivide e aggressive. Una versione alternativa dura 158 minuti. Super 35.

Adèle e l’enigma del faraone

1912. L’intrepida e giovane giornalista Adèle Blanc-Sec è pronta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi, e arriverà fino in Egitto per affrontare mummie di ogni forma e dimensione! Ma nel frattempo Parigi è in preda al panico più totale: un uovo di pterodattilo di 136 milioni di anni fa conservato in una teca del museo di storia naturale si è improvvisamente e misteriosamente schiuso liberando un uccello che terrorizza i cieli della città.

Danny The Dog

Danny (Jet Li) è un maestro di arti marziali, una vera e propria macchina da guerra capace di uccidere un uomo con un solo colpo. Allo stesso tempo è però meno che un uomo: allevato dal crudele gangster Bart (Bob Hoskins), fin dall’età di quattro anni non ha conosciuto altro linguaggio che quello della violenza e non è altro che un cane, il cane di Bart. Danny porta infatti un collare, non parla quasi mai ed è totalmente asservito al suo padre-padrone, che lo usa come arma contro i suoi nemici. La sorte porta però lo porta a sfuggire al suo carceriere e a incontrare Sam (Morgan Freeman), un cieco che si guadagna da vivere accordando pianoforti. L’affetto dell’uomo e della sua figlia adottiva, Victoria (Kerry Condon), aiuterà Danny a riappropriarsi della sua umanità. Ma Bart, naturalmente, vuole riappropriarsi del suo «cane»…

Danny The Dog
è l’opera seconda del giovane regista Louis Leterrier (dopo il misconosciuto
Le Transporteur
), già assistente del suo connazionale Luc Besson, che firma la sceneggiatura. Si tratta di un film godibile e divertente, che unisce i toni della commedia a quelli del più classico
action movie
, senza compromessi e con ottimi risultati.
La sceneggiatura di Besson è infatti piena di tocchi di classe e strapperà più di un sorriso agli spettatori stemperando con una robusta dose di ironia anche i momenti maggiormente carichi di tensione, perfino durante il
climax
dello scontro finale con i «cattivi».

Contemporaneamente, la presenza di Jet Li (uno dei più grandi esperti di arti marziali al mondo) assicura scene di combattimento altamente spettacolari. Il maestro e campione di
wushu
ha seguito le orme di Bruce Lee sin dai primi anni Ottanta, e nell’ultimo decennio la sua fama si è estesa anche all’Occidente. Ultimamente abbiamo potuto apprezzarlo nel ruolo di protagonista dello splendido (almeno dal punto di vista estetico)

Hero
di Zhang Yimou. Il ruolo di Danny, tanto di poche parole da sfiorare quasi l’autismo, sembra tagliato su misura per lui, che certo non possiede un grandissimo spessore dal punto di vista della recitazione.

Il film si avvale di un cast ottimamente assortito, in cui spiccano il balordo da operetta Bob Hoskins e Morgan Freeman, che interpreta un ruolo di «saggio anziano nero» piuttosto simile, in fondo, a quello grazie al quale ha conquistato l’Oscar per

Million Dollar Baby;
la differenza sta nel fatto che nel film di Clint Eastwood era cieco solo a metà… Menzione d’onore, infine, per la colonna sonora dei Massive Attack, inglesi di Bristol protagonisti dell’ondata
trip hop
che ha caratterizzato la musica elettronica nella seconda metà degli anni Novanta, alla loro prima esperienza in ambito cinematografico.
(michele serra)

Il Mi$$ionario

Mario Diccara, dopo 7 anni di prigione, è di nuovo libero. Ma non avendo ancora regolato tutti i suoi conti con la malavita, chiede a suo fratello (il prete Patrick), di trovargli temporaneamente un nascondiglio affidabile.  Gli viene consigliato di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell’Ardèche: Mario così si traveste da prete e intraprende il viaggio. Ma al suo arrivo troverà una grossa sorpresa: Padre Etienne è morto da poco e gli abitanti credono che lui sia il nuovo parroco del paese.

Bandidas

Nel ribollente Messico dei primi anni del secolo scorso, percorso da fermenti rivoluzionari, Sara (Salma Hayek), figlia di un ricco banchiere, e Maria (Penelope Cruz), che invece appartiene a una famiglia di umili coltivatori, si ritrovano unite sullo stesso fronte: opporsi alla protervia di un funzionario venuto dalla città per espropriare i terreni dei contadini, così da consentire il passaggio della ferrovia in costruzione. Le due affascinanti “bandidas” finiscono nel mirino dell’ispettore Quentin (Steve Zahn), incaricato di porre fine alle loro scorribande. Con Luc Besson in veste di produttore, ideatore del soggetto e della sceneggiatura – ma non in quella di regista – un esplicito riferimento al film del 1971 di Christian-Jacque, con Claudia Cardinale e Brigitt

Il quinto elemento

Racconto esagerato e immaginifico ambientato nel XXIII secolo, in cui uno stanco tassista di Brooklyn si ritrova coinvolto da una strana donna che potrebbe salvare il mondo dalla distruzione. Una giostra visiva di immagini futuristiche, ma la caratteristica migliore del film è il suo senso dell’umorismo. Sfortunatamente, verso la fine diventa un po’ noioso e convenzionale, con il personaggio sopra le righe del presentatore radiofonico (Tucker) che si prende la ribalta. Concepito da Besson durante la sua adolescenza. Super 35.

Nikita

Nikita, giovane tossicodipendente, viene condannata all’ergastolo per l’omicidio di un poliziotto. Per sfuggire alla pena, la ragazza sceglie, suo malgrado, di diventare un sicario dei servizi segreti. Uno dei film più riusciti del non sempre eccelso Luc Besson, con una Anna Parillaud semplicemente straordinaria e un impeccabile Jean Reno nei panni del killer che si fa chiamare «L’eliminatore». Spettacolare e violento, sulla scia degli actioner americani. Il film ha avuto l’onore di ben due remake: il primo realizzato negli Stati Uniti, diretto da John Badham e intitolato Nome in codice: Nina ; il secondo, dal titolo Black Cat , girato a Hong Kong da Stephen Shin. (andrea tagliacozzo)

Leon

Un sicario (Reno) si allea con una ragazzina rimasta senza famiglia (Portman, nel suo film di debutto) e insieme lottano contro criminali e sbirri a New York City. Questo ben diretto debutto americano del francese Besson (Nikita) risente di situazioni già troppo viste e artificiose e di una bizzarra performance mastica-scena di Oldman. Questo film è stato riproposto in Francia nel 1996 col titolo Leon — Versione integrale con 26 minuti di girato addizionale. Anche il Director’s Cut disponibile in homevideo dura 133 minuti. Technovision.

Angel-A

Andrè è sull’orlo del suicidio. Sommerso dai debiti, ha 24 ore per restituire le somme di denaro ai suoi ex soci, truffaldini e dai modi brutali. Non ha lavoro né qualcuno a cui rivolgersi. Decide allora di gettarsi da un ponte della Senna, ma mentre invoca un’ultima volta la grazia di Dio una donna altissima con indosso solo un tubino nero compare al suo fianco, decisa anch’essa a buttarsi. Andrè si getta a salvarla e l’affascinante sconosciuta gli promette dedizione eterna. È un messaggio di Dio, un presagio di fortuna, l’ennesima sciagura o un angelo venuto a salvarlo?

Arthur e la vendetta di Maltazard

Siamo quasi al termine del decimo ciclo lunare e finalmente Arthur (Freddie Highmore) di nuovo tornato in vacanza con la famiglia nella casa di campagna di Villa Granny, potrà tornare nella terra dei Minimei e riabbracciare Selenia. Ma il padre di Arthur sceglie questo giorno, così tanto atteso, per annunciare che intende interrompere la sua breve vacanza a Villa Granny; mentre stanno per partire, un ragno consegna nelle mani di Arthur un granello di riso con inciso un S.O.S. Non ci sono dubbi, Selenia è in pericolo! Arthur non ci pensa due volte ad accorrere in suo soccorso, anche se questo significa improvvisare un rientro del mondo dei Minimei piuttosto pericoloso…

Wasabi

Hubert è un ispettore di polizia dal cuore tenero, ma dai modi un po’ bruschi. Gira per la città in stile
giustiziere
, rompendo nasi a chiunque, compreso il figlio del Prefetto di Parigi. Il suo capo gli consiglia una vacanza in cui rilassarsi e non pensare al lavoro, per poi tornare più sereno. Una telefonata dal Giappone lo riporta immediatamente a vent’anni prima, quando la donna della sua vita (mai dimenticata), Niko, lo aveva lasciato. Corre nel paese del Sol Levante per i funerali della donna e qui trova una bella sorpresa. Alla lettura del testamento scopre che Niko non lo ha mai dimenticato, un pericoloso intrigo mafioso e un inaspettato regalo… La solita coppia Besson-Reno (anche se qui il cineasta francese è in veste di sceneggiatore e produttore) ci regala una commedia d’azione frizzante e movimentata. Vedere Reno che vaga per la città con una ragazzina al seguito riporta la memoria al film
Leon
(1994), ma questa volta l’umore è diverso. In
Wasabi
si ride e ci si riesce soprattutto quando la figura del superpoliziotto è calcata in maniera surreale, facendo il verso al cinema di Hong Kong, ai polizieschi anni Settanta e a un Reno d’annata. Non è autoreferenzialità, ma autoironia.
(andrea amato)