Doppia personalità – Raising Cain

Lithgow è protagonista assoluto dello show qui — letteralmente — con più ruoli di quanti si riesca a contarne in questo esagerato thriller su due fratelli gemelli che non si fermeranno davanti a nulla per procurare bambini per gli esperimenti scientifici del loro padre. Questo ironico esercizio di De Palma (con accenni a Hitchcock, Welles e Michael Powell) è “corretto” con la satira, ma i brividi — e le risatine — non aggiungono granché. Non per i deboli di cuore.

Scandalo Blaze

Ambientata verso la fine degli anni Cinquanta, la vicenda vera del governatore della Louisiana, Earl Long. Il politico sessantacinquenne, che si batte per i diritti civili della gente di colore, sebbene sposato, ha una relazione alla luce del sole con la bellissima spogliarellista Blaze Starr. Gli avversari politici approfittano dello scandalo per demolirlo. Dopo un bell’inizio, il film perde smalto e interesse strada facendo. Newman, comunque, è in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

Indagini sporche – Dark Blue

Eldon Perry (Kurt Russell) è un poliziotto a Los Angeles, figlio di un poliziotto, nipote di un poliziotto. Non ha problemi ad ammazzare i malviventi e a fare piazza pulita senza scrupoli. Gli ordini del suo capo corrotto non vengono mai messi in discussione e con questi principi cerca di crescere anche la giovane recluta Bobby Keough. La Centrale di polizia, tra indagini della Disciplinare e guerre intestine per il potere, è in apprensione per il verdetto che riguarda i poliziotti che hanno picchiato l’automobilista nero Rodney King. Siamo nell’aprile del 1992, gli agenti verranno prosciolti e la città californiana verrà messa a ferro e fuoco. In questo clima di guerriglia urbana, Perry deve indagare su un brutale omicidio, che nasconde un giro di corruzione. Ancora una volta, per assecondare il capo, farà la cosa sbagliata. Nato da un’idea dello scrittore James Ellroy
(L.A. Confidential), Indagini sporche – Dark Blue
si è aggiudicato il Leone Nero come migliore film al Noir in Festival di Courmayeur. Un poliziesco che, piuttosto che vivere sugli effetti speciali, preferisce scavare sui propri limiti, su quanto il senso di obbedienza e di appartenenza possano deviare l’animo umano. Buon ritmo, buon soggetto, ma con una sceneggiatura un po’ banale e infarcita di luoghi comuni. Nel complesso un film godibile.
(andrea amato)

Demoni e dèi

Eccezionale (per quanto del tutto fittizio) studio sulla figura del regista James Whale (meglio conosciuto per i film Frankenstein e La moglie di Frankenstein), il quale negli anni Cinquanta si ritrovò solo alla fine della vita, e in preda alla paura di diventare pazzo. Squisita la ricreazione d’ambiente e d’epoca; superba l’interpretazione di McKellen, uguagliato solo da Fraser, il giardiniere oggetto del desiderio del regista, mentre la Redgrave è esilarante nelle vesti della severa e adorabile governante. Un film volontariamente lento. Bellissimo l’effetto dato dalla combinazione unica di flashback e allucinazioni. Il regista Condon vinse l’Oscar per l’adattamento del romanzo Father of Frankenstein di Cristopher Bram. Nomination anche per McKellen e la Redgrave.

Hollywood Homicide

Due poliziotti della squadra omicidi di Los Angeles indagano sull’uccisione di due giovani stelle del rap. Il primo è un cinquantenne che passa il suo tempo libero facendo l’agente immobiliare per arrotondare lo stipendio e affrontare le conseguenze economiche dei suoi divorzi. Il secondo è un giovane appassionato di yoga che sogna di diventare un attore. L’indagine li porta sulle tracce di un potentissimo produttore discografico con almeno un buon motivo per desiderare la morte dei musicisti.

Già regista di film godibilissimi come
Bull Durham – Un gioco a tre mani
(1988) e
Chi non salta bianco è
(1992) ma anche responsabile di discreti flop come
Tin Cup
(1996), Ron Shelton si affida alla classica coppia di poliziotti diversi tra loro per età, interessi e aspirazioni ma costretti a vivere in simbiosi alla caccia del cattivo di turno. Che stavolta è uno stereotipato esponente dell’industria discografica che ruota intorno alla cultura hip hop, industria popolata di personaggi abili con la pistola tanto quanto con il campionatore. Scritta dallo stesso Shelton insieme a Robert Souza, veterano della squadra omicidi di Los Angeles,
Hollywood Homicide
è più una commedia che un poliziesco e l’indagine condotta dai due poliziotti è un’ottima scusa per esplorare i territori dell’amicizia (un tema caro al regista) e permettere a Harrison Ford di mettere in mostra la sua proverbiale autoironia, sia in situazioni drammatiche che in altre, decisamente grottesche e create ad arte dagli sceneggiatori. Un film divertente ma tutt’altro che indispensabile, forse cucito addosso al protagonista dei vari
Indiana Jones
per permettergli di risollevarsi dall’insuccesso di
K-19.
Variegato il cast di contorno, in mezzo al quale spiccano i musicisti Gladys Knight e Dwight Yoakam e Lou Diamond Phillips, colui che nel 1987 esordì come protagonista de
La Bamba,
quello sì un gran bel film sull’industria discografica.
(maurizio zoja)