Il cartaio

Un misterioso assassino lancia una sfida alla Polizia di Roma. Risparmierà le sue potenziali vittime solo se troverà qualcuno in grado di batterlo in una partita di videopoker da giocare in Rete. Vinte le prime due partite, il killer uccide due giovani donne. Scovato un giovane campione di videopoker in una sala giochi della periferia, la Polizia crede di avere trovato l’arma per fermare l’assassino ma anche il ragazzo viene ucciso. Come faceva il giocatore di poker a sapere della sua esistenza? E soprattutto: chi fermerà la catena di omicidi?
Ancora un giallo, dopo il mediocre Nonhosonno, per l’autore di Profondo rosso. Il cartaio, spiega il regista, è un film sul male, qualcosa che non conosce mai crisi. E sulla tecnologia e il suo potere di farsi strumento del male. Purtroppo le intenzioni di Argento naufragano a causa della fragilità della sceneggiatura, scritta assieme a Franco Ferrini, a dialoghi assai poco curati e a tanti, troppi particolari che lasciano lo spettatore quantomeno perplesso. Perché il poliziotto irlandese non ha nemmeno una lieve inflessione anglosassone nel suo accento? Come è possibile che la Polizia permetta che a giocare a poker con l’assassino sia un’ispettrice che potrebbe non essersi mai seduta in vita sua al tavolo verde? Neanche Claudio Simonetti, autore di memorabili musiche per i film del regista romano, sembra particolarmente ispirato. Si salvano soltanto i suggestivi scorci di una Roma periferica e quasi mai mostrata al cinema e un Silvio Muccino a suo agio in un ruolo drammatico per lui inedito. Stefania Rocca e Liam Cunningham interpretano con mestiere il ruolo dei protagonisti ma Il cartaio rappresenta un altro passo falso nella filmografia dell’autore. (maurizio zoja)

Rko 281

Un cinegiornale introduce la vicenda, che è quella ben nota della realizzazione di
Quarto potere
di Orson Welles. Il giovane genio si trasferisce a Hollywood, dove trova un’accoglienza fredda e sospettosa. Naufraga il progetto su Cuore di tenebra e parte quello sul cittadino Kane. Welles prende a modello Hearst, che reagisce cercando di bloccare il film. Ma le sue enormi fortune stanno ormai declinando…

Tratto da uno dei documentari realizzati su Orson Welles nel decennio scorso (
Battle Over Citizen Kane
di Cramer e Lennon) e girato interamente a Londra dal giovane Benjamin Ross, questo
Rko 281
delude ogni aspettativa. La nascita di uno dei massimi capolavori della storia del cinema viene ridotta al conflitto fra due persone, la cui statura morale – si vorrebbe far intendere – era equivalente. Se la tesi è discutibile, la fattura è di una tale mediocrità da far naufragare ogni ambizione. Inadeguato come discorso sul genio, inconsapevolmente banale quando vorrebbe affrontare il tema del
Male
, il film non si schioda neppure per un momento dagli standard di una modesta televisione.

L’inutilità di questa pellicola è tanto più irritante se si pensa che, del vero
Citizen Kane
, il pubblico italiano si deve accontentare di un’edizione rimaneggiata e penalizzata da un adattamento ridicolo.
(luca mosso)

Un poliziotto da happy hour

Thriller comico ambientato sulla costa Ovest dell’Irlanda. Il Sergente Gerry Boyle è un agente di polizia in una piccola cittadina, dalla personalità aggressiva, l’umorismo sovversivo, una madre in punto di morte, una spiccata simpatia per le prostitute, e ,assolutamente, nessun interesse per il traffico internazionale di cocaina, motivo per il quale, un bel giorno, l’agente dell’FBI Wendell Everett bussa alla sua porta. Sebbene sembri più interessato a sbeffeggiare Everett e a mettergli i bastoni tra le ruote, che a lavorare attivamente per risolvere il caso, Boyle non può fare a meno di farsi coinvolgere dagli eventi: il suo nuovo collega scompare, la sua prostituta preferita cerca di ricattarlo e, alla fine, i trafficanti di droga cercano di corromperlo, come hanno già fatto con tutti gli altri poliziotti locali. Questi eventi offendono automaticamente il torbido codice morale di Boyle. Il quale capisce di dover risolvere il problema personalmente. Ma l’unica persona di cui si può fidare è Everett. E così tutto è pronto per un finale esplosivo.

Il primo cavaliere

Incantevole saga avventurosa, travolgente e romantica, incentrata sul triangolo amoroso fra re Artù (Connery), lady Ginevra (Ormond) e uno spirito inquieto ed errante, che vive di espedienti, di nome Lancillotto (Gere). Alcune asprezze narrative (e la scelta di un Lancillotto americano che parla con accento moderno) sono compensate dall’intelligenza complessiva della sceneggiatura di William Nicholson, dalle stupefacenti scenografie di John Box, dalla maestosa colonna sonora di Jerry Goldsmith e dalle splendide prove della Ormond e di Connery. Camelot non è mai stata così magica.

Il vento che accarezza l’erba

Irlanda, 1919. Il popolo lotta per l’indipendenza dall’Inghilterra e per l’instaurazione e il riconoscimento di una repubblica indipendente. Damien e Tobey sono fratelli. Il primo si è laureato in medicina e vorrebbe svolgere l’internato presso un ospedale londinese. Ma quando è testimone della violenza dei Black And Tans, squadristi inviati dalla Corona per stanare i ribelli, decide di rimanere e combattere per la libertà del suo Paese. Insieme a Tobey e ai suoi compagni resiste strenuamente alle truppe inglesi ma, nel momento in cui il governo d’Irlanda firma un compromesso inaccettabile per il popolo (1921), le strade dei due fratelli si dividono. Damien prosegue nella lotta di resistenza, mentre Tobey si arruola nel neonato esercito repubblicano irlandese. Le opposte scelte li condurranno allo scontro.

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