Ultimatum a Chicago

Un film dalle potenzialità eccellenti si impantana in stereotipi, con Ladd nella parte di un giornalista battagliero in una città completamente corrotta. Rifatto con il titolo Fame Is the Name of the Game, è un noir classico sul finire dell’epoca d’oro del genere, che riassume tratti già decodificati: l’inchiesta, la struttura a flashback. Nonostante ciò, l’orchestrazione di tanti archetipi è a suo modo perfetta.

Gangsters in agguato

Sinatra guida un trio di sicari che si installano in una casa di una città di provincia da cui passerà il presidente durante una gita per andare a pesca. Un thriller avvincente, scritto da Richard Sale, con un Sinatra eccellente in un ruolo assolutamente detestabile; buono anche il resto del cast. “Suddenly”, tra parentesi, è il nome della città. Esiste anche in versione colorizzata al computer.

La casa sulla scogliera

Inquietante storia di fantasmi in cui la Russell è perseguitata dallo spettro della madre defunta; Milland e la Hussey, neo proprietari di una casa infestata, cercano di risolvere il mistero. Nessun finale a sorpresa per questo film ingegnoso, che presenta il brano Stella by Starlight di Victor Young. Spettrale fotografia di Charles Lang jr.; sceneggiatura di Dodie Smith e Frank Partos, da un racconto di Dorothy Macardle.

Furia nel deserto

Un discreto dramma d’amore e mistero fra giocatori d’azzardo, con la Astor che ruba la scena nella parte di un personaggio bizzoso. Dal romanzo di Ramona Stewart, un noir dai toni mélo in ambienti western che si distingue dai prodotti hollywoodiani coevi, anche per la rappresentazione – ardita per quei tempi – di una coppia gay.