Chocolat

Vianne e sua figlia Anouk giungono in un piccolo villaggio francese in un giorno di vento e in concomitanza della Quaresima. La donna, figlia di una gitana, intende inaugurare una cioccolateria ma il conte Reynaud, sindaco del paese, integralista e intollerante, col cuore a pezzi per la fuga della moglie a Venezia, le dichiara guerra a causa della sua presunta immoralità. Vianne riesce però a conquistare il cuore dell’anziana Armande, a salvare Josephine Muscat dalle botte del marito alcolizzato e a far accettare gli amici nomadi dell’aitante Roux alla bigotta popolazione. E tutto ciò in nome della bontà del cacao. Non potremmo mai cedere all’idiozia dei nostri tempi e dichiarare ritirata al punto da farci salutare con entusiasmo – o almeno benevolenza – un ipocrita apologo anti-intolleranza come questo firmato da Hallström sotto la micidiale guida dei temibili Weinstein. Le gitane sono sempre belle e sensuali come la Binoche e distribuiscono cioccolatini a spron battuto, i cattivi non sono mai completamente cattivi (nemmeno l’odioso Reynaud), i preti alla fine non sono idioti come sembrano e tutto si ricompone all’interno dei peggiori stereotipi dell’Europa da cartolina tanto cara alla Miramax (per tacere degli inviti a boicottare l’immoralità, stampati in inglese nel cuore di un paesino francese…). Indigesto oltre ogni dire, girato con uno stile pompieristico così volutamente da Oscar da far infuriare anche la più candida delle anime candide, rubando sfacciatamente a un film mediocre come
Il pranzo di Babette
, indulgendo in maniera criminale in un’oleografia sentimentale tanto stucchevole quanto reazionaria, Hallström riesce persino a farci dimenticare di aver realizzato – due secoli fa – una pellicola come
Buon compleanno Mister Grape
. Certo, si rivede con piacere Victoire Thivisol (la Ponette dell’omonimo film di Jacques Doillon), ma ovviamente non basta. Che cosa penserà la gente che produce simili schifezze?
(giona a. nazzaro)

Nemici: una storia d’amore

La vicenda, tratta dal libro di Isaac Bashevis Singer, è ambientata nella New York dell’immediato dopoguerra. L’ebreo Herman ha sposato in seconde nozze una polacca che lo ha sottratto alle persecuzioni naziste. Sebbene affezionato alla consorte, Herman ha un’amante, Masha, sua correligionaria. A complicare le cose arriva Tamara, la prima moglie, che l’uomo credeva morta nei campi di sterminio. Tra le prove più complesse e ambiziose di Paul Mazursky, solitamente più a suo agio con la commedia. Anche se non privo di spunti ironici ed umoristici, il film è permeato di un’atmosfera inquietante, dovuta al tragico vissuto dei protagonisti che, come la moglie di Herman, torna puntualmente a riaffiorare. Formidabile il trio d’interpreti (la Olin e la Huston vennero entrambe candidate all’Oscar).
(andrea tagliacozzo)

L’insostenibile leggerezza dell’essere

A Praga, nel ’68, Tomas, neochirurgo con la passione delle donne, sposa Tereza, ragazza timida e idealista, che mal sopporta i continui tradimenti del marito. Durante la primavera dello stesso anno, i sovietici invadono la Cecoslovacchia, costringendo la coppia a riparare a Ginevra. Trasposizione cinematografica più o meno fedele dell’omonimo romanzo di Milan Kundera, realizzata con un gusto prettamente europeo nonostante la produzione sia di fatto statunitense. Mai noioso, nonostante qualche prolissità. Le scene di sesso sono realizzate con intelligenza e ironia. Sceneggiatura firmata dallo stesso Kaufman con Jean-Claude Carrière.
(andrea tagliacozzo)

Dopo la prova

Mentre sta preparando la messa in scena di uno spettacolo teatrale di Strindberg, un anziano regista ex donnaiolo rimane affascinato da una giovane attrice, figlia di una sua vecchia fiamma (a sua volta attrice, poi caduta in disgrazia). Nonostante la breve durata, risulta piuttosto impegnativo per lo spettatore, che si dibatte tentando di indovinare come andrà a finire tra i due. Nato come film per la tv: in effetti, la pellicola sembra più accessibile se vista sul piccolo schermo. Ottimi attori, comunque.

Hollywood Homicide

Due poliziotti della squadra omicidi di Los Angeles indagano sull’uccisione di due giovani stelle del rap. Il primo è un cinquantenne che passa il suo tempo libero facendo l’agente immobiliare per arrotondare lo stipendio e affrontare le conseguenze economiche dei suoi divorzi. Il secondo è un giovane appassionato di yoga che sogna di diventare un attore. L’indagine li porta sulle tracce di un potentissimo produttore discografico con almeno un buon motivo per desiderare la morte dei musicisti.

Già regista di film godibilissimi come
Bull Durham – Un gioco a tre mani
(1988) e
Chi non salta bianco è
(1992) ma anche responsabile di discreti flop come
Tin Cup
(1996), Ron Shelton si affida alla classica coppia di poliziotti diversi tra loro per età, interessi e aspirazioni ma costretti a vivere in simbiosi alla caccia del cattivo di turno. Che stavolta è uno stereotipato esponente dell’industria discografica che ruota intorno alla cultura hip hop, industria popolata di personaggi abili con la pistola tanto quanto con il campionatore. Scritta dallo stesso Shelton insieme a Robert Souza, veterano della squadra omicidi di Los Angeles,
Hollywood Homicide
è più una commedia che un poliziesco e l’indagine condotta dai due poliziotti è un’ottima scusa per esplorare i territori dell’amicizia (un tema caro al regista) e permettere a Harrison Ford di mettere in mostra la sua proverbiale autoironia, sia in situazioni drammatiche che in altre, decisamente grottesche e create ad arte dagli sceneggiatori. Un film divertente ma tutt’altro che indispensabile, forse cucito addosso al protagonista dei vari
Indiana Jones
per permettergli di risollevarsi dall’insuccesso di
K-19.
Variegato il cast di contorno, in mezzo al quale spiccano i musicisti Gladys Knight e Dwight Yoakam e Lou Diamond Phillips, colui che nel 1987 esordì come protagonista de
La Bamba,
quello sì un gran bel film sull’industria discografica.
(maurizio zoja)

Darkness

Disarticolata vicenda su una casa stregata, girata in Spagna e certamente penalizzata dal doppiaggio. La Paquin è una ragazzina la cui famiglia si trasferisce in una tetra abitazione e ne scopre l’angosciante passato. La Miramax, distributore americano, indugiò su questo pastrocchio per un paio d’anni, poi ne tagliò 14 minuti e lo fece intempestivamente uscire durante la stagione natalizia. La versione originale spagnola, di 102 minuti, non ha divieti ed è reperibile in video. Super 35.