Corriere diplomatico

Alla stazione di Salisburgo, un agente segreto americano deve ricevere da un collega del Dipartimento di Stato un importante documento, ma un imprevisto rimanda la consegna. Saliti entrambi sul treno che porta a Trieste, il primo viene eliminato da due spie nemiche, mentre l’altro, venuto in possesso della sua borsa, si accorge che il documento è sparito. Avvincente film di spionaggio diretto con mano sicura da Henry Hathaway. Brevi apparizioni per Charles Bronson e Lee Marvin, all’epoca ancora sconosciuti.
(andrea tagliacozzo)

Quella sporca dozzina

Durante la seconda guerra mondiale, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un ufficiale americano riceve l’incarico di distruggere una base nazista in Francia. Gli uomini per la rischiosa impresa vengono reclutati tra la feccia di un carcere militare: ai dodici prescelti viene promessa la libertà a missione compiuta. Un entusiasmante film bellico, spettacolare e ricco d’azione, diretto da Robert Aldrich con stile secco ed efficace. Ottimo il cast. Del film verranno realizzati tre sequel, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Il selvaggio

TIl “selvaggio” Johnny (Brando), alla testa dei Black Rebels, aggressivo gruppo di motociclisti, irrompe nelle quiete di una cittadina di provincia e finisce con il salvare la vita alla bella figlia dello sceriffo, Kitty (Murphy), che inevitabilmente si innamora di lui. Le cose si complicano con l’arrivo in città di una banda rivale

Il grande uno rosso

Durante la seconda Guerra Mondiale, un sergente americano passa da un fronte all’altro (dalla Tunisia alla Sicilia, dalla Normandia al fronte orientale) assieme a quattro soldati, con i quali forma un leggendario reggimento di fanteria. Racconto parzialmente autobiografico del regista Samuel Fuller, che ha realmente combattuto durante l’ultima guerra seguendo un itinerario analogo a quello del protagonista. Un film di grande impatto visivo ed emotivo (indimenticabile la sequenza, sobria e tutta in sottrazione, della scoperta dei campi di sterminio), antimilitarista, ma senza inutili didascalismi. Le scene ambientate in Sicilia in realtà sono state girate in Israele.
(andrea tagliacozzo)

Senza un attimo di tregua

Ferito da uno sparo e lasciato a morire dalla moglie infedele e dal gangster suo amante, il personaggio interpretato da Marvin si vendica due anni dopo. Thriller teso, passato inosservato nel 1967, ma ora rivalutato come uno dei massimi film di quel decennio. Basato sul romanzo The Hunter di Donald E. Westlake (che scriveva sotto lo pseudonimo di Richard Stark). Rifatto nel 1999 col titolo Payback — La rivincita di Porter. Panavision.

Il grande caldo

Un sergente di polizia indaga sul suicidio di un ex collega che egli sospetta essere stato al servizio di una organizzazione criminale. Quando i malviventi uccidono la moglie del poliziotto, questi, destituito dall’incarico, continua le indagini per proprio conto. Tra i film realizzati da Fritz Lang negli Stati Uniti, questo è uno dei migliori: un noir straordinario, stilisticamente pregevolissimo, con numerosi riferimenti all’espressionismo tedesco. L’anno precedente, Gloria Grahame aveva vinto l’Oscar come attrice non protagonista con
Il bruto e la bella
.
(andrea tagliacozzo)

Otto uomini di ferro

Dalla pièce «A Sound of Hunting» di Harry Brown. Un plotone di soldati americani, durante la seconda guerra mondiale, è preoccupato per la sorte di un commilitone caduto in una buca sotto il tiro di un mitragliatrice nemica. L’alternativa è tra l’abbandono a morte certa e il tentativo di un rischiosissimo salvataggio. Un appassionante film bellico dell’esperto regista Edward Dmytryk, autore di numerose pellicole antimilitariste.
(andrea tagliacozzo)

La ballata della città senza nome

L’attempato Ben e il giovane Pardner scoprono un filone aurifero. La notizia si sparge in fretta e intorno alla miniera nasce una comunità di quattrocento persone, formata solo da uomini. Un mormone di passaggio vende una delle sue due mogli all’asta. Ben, prontamente, riesce ad aggiudicarsela. Il regista Logan aveva già affrontato il musical due anni prima con
Camelot
, ottenendo risultati non proprio lusinghieri. Questo western canterino è decisamente migliore, anche grazie ai due simpatici protagonisti, anche se non gli impedì di essere un clamoroso fiasco al botteghino.
(andrea tagliacozzo)

Delta Force

Due terroristi arabi dirottano a Beirut il volo Atene-Roma-New York e prendono in ostaggio alcuni passeggeri dell’aereo. La Delta Force, speciale corpo militare antiterrorismo, entra immediatamente in azione. Costosa pellicola del team Golan-Globus, colosso della produzione hollywoodiana degli anni Ottanta. Sicuramente un film non troppo raffinato nello stile, ma incalzante nel ritmo e quasi sempre avvincente, con un cast tutto di stelle a impreziosire la confezione. Ultimo film di Lee Marvin. Girato quasi interamente in Israele.
(andrea tagliacozzo)

Gorky Park

Dall’omonimo bestseller di Martin Cruz Smith. Nel Parco Gorky di Mosca vengono ritrovati, semicoperti dalla neve, i cadaveri orribilmente sfigurati di tre giovani. L’ispettore di polizia Arkadi Renko, incaricato delle indagini, grazie a un paio di pattini, trovati indosso a una delle vittime, risale fino a Irina, una ex dissidente sovietica. Un film poco convincente, nonostante l’atmosfera e alcuni bei momenti. Gli esterni sono stati girati a Helsinki. (andrea tagliacozzo)

L’ammutinamento del Caine

Duramente provato da molti anni di guerra, il comandante di un dragamine soffre di un grave esaurimento nervoso che cerca di mascherare tiranneggiando l’equipaggio. Durante un tifone, il suo secondo si ammutina e rileva il comando della nave. Eccellente Bogart nella parte del comandante nevrotico. Buona anche la prova di Van Johnson nei panni del suo giovane secondo. Poco ispirata, invece, la regia di Edward Dmytryk, reduce dalle persecuzioni maccartiste.
(andrea tagliacozzo)

L’imperatore del Nord

Insolito film d’azione, eccitante e altamente simbolico, ambientato durante la Depressione. Il sadico conducente di treni Borgnine uccide qualsiasi barbone cerchi di rimediare una corsa gratis sul suo treno. Il leggendario vagabondo Marvin è determinato a essere il primo a riuscire nell’impresa. Girato mirabilmente nell’Oregon da Joseph Biroc. La sceneggiatura tesa di Christopher Knopf (da un racconto di Jack London) e la regia tipicamente virile di Aldrich fanno di quest’opera un intrattenimento unico. Inizialmente uscito come Emperor of the North Pole.

L’uomo che uccise Liberty Valance

Il senatore Stoddard rievoca ai giornalisti accorsi ai funerali dello sceriffo Doniphon i suoi esordi in politica, la sua lotta contro i grandi allevatori di bestiame, la pacificazione del West, il suo scontro con il pistolero Liberty Valance. Il racconto, poco a poco, delinea una versione della storia del West assai meno epica di quella tramandata dalla leggenda.
L’uomo che uccise Liberty Valance
è l’ideale contraltare a
Sentieri selvaggi
: se quest’ultimo è la storia del West intesa come bieca e cupa vendetta personale, il primo è l’affermarsi della logica sociale e politica sull’impegno del singolo. John Ford era uno che badava al sodo. Alla riunione del sindacato registi al tempo del maccartismo, per contrastare l’azione della destra, si presentò con la celeberrima frase: «Mi chiamo John Ford, e faccio western». La modestia del proprio operato caratterizza anche la figura di Doniphon, che preferisce restare nell’ombra lasciando che l’epos si affermi, a fronte della prosaica fatica individuale. Western crepuscolare, nel quale la società non è più capace di identificarsi con una Storia che si riduce a una questione di punti di vista. Merita di essere visto anche solo per il cast, che oppone un titanico Wayne e un dubbioso Stewart al luciferino Lee Marvin. A ciò si aggiunga la mano di uno che faceva western. Da più di quarant’anni.
(francesco pitassio)