Il grande ammiraglio

A Napoli, verso la fine del Settecento, la giovane inglese Lady Hamilton, moglie di un maturo diplomatico, s’innamora di Lord Nelson, capitano di marina. Nel corso degli anni, la loro scandalosa relazione diviene di dominio pubblico. Realizzata con dovizia di mezzi, la pellicola è costruita ad arte per propagandare il valore degli alleati britannici, impegnati nella guerra contro l’esercito di Hitler (qui rappresentato da un altro celebre condottiero con deliri di onnipotenza, ovvero Napoleone), anche se il risalto maggiore viene dato alla vicenda sentimentale dei due protagonisti. All’epoca del film, Laurence Olivier e Vivien Leigh erano marito e moglie (si separarono quasi vent’anni dopo, nel 1960). Si dice che questa fosse la pellicola preferita di Winston Churchill.
(andrea tagliacozzo)

Il maratoneta

Thomas Babe Levy è uno studente universitario ebreo con l’hobby della corsa. Quando il fratello Doc, implicato in un traffico di diamanti, gli muore fra le braccia, il giovane si ritrova braccato da un ex criminale nazista che si è arricchito con l’oro ricavato dai denti delle vittime dei campi di sterminio. Dal romanzo di William Goldman (adattato per il grande schermo dallo stesso autore), un thriller teso e avvincente, ben diretto da John Schlesinger. Gara di bravura tra Dustin Hoffman (nell’edizione italiana doppiato da Giancarlo Giannini) e Laurence Olivier. A brillare è soprattutto quest’ultimo, agghiacciante nel ruolo dello spietato e sadico dentista tedesco.
(andrea tagliacozzo)

Enrico V

Il primo dei tre film shakespeariani diretti e interpretati da Sir Laurence Olivier (gli altri due sono
Amleto
e
Riccardo III
). Il re d’Inghilterra Enrico V, prima di attaccare l’esercito francese, numericamente superiore, trascorre la notte con i suoi soldati nel tentativo di infondere alla truppa l’entusiasmo necessario per vincere la battaglia. Grande regia di Olivier, al suo esordio dietro la macchina da presa, abile soprattutto nel costruire uno spettacolo sontuoso con un magistrale uso del colore (opera del direttore della fotografia Robert Krasker).
(andrea tagliacozzo)

Sherlock Holmes: soluzione sette per cento

Il dottor Watson convince con uno stratagemma l’amico Sherlock Holmes, diventato tossicomane, a recarsi Vienna per sottoporsi alle cure di Sigmund Freud. Anche in Austria Holmes avrà occasione di dimostrare le sue mai perdute abilità investigative. Approccio ironico ma non parodistico al personaggio creato da Arthur Conan Doyle. Buona regia di Ross, completamente al servizio di un cast notevole (nel quale spicca Alan Arkin nel ruolo del dottor Freud) e una brillante sceneggiatura (scritta da Nicholas Meyer, futuro regista de
L’uomo venuto dall’impossibile
).
(andrea tagliacozzo)

I lunghi giorni delle aquile

Le forze aeree naziste bombardano l’Inghilterra in vista di una prossima invasione. Lo scontro tra l’aviazione tedesca e quella britannica è impari: mentre la prima può contare su 2500 apparecchi, la seconda non possiede che seicento unità. Tuttavia l’abilità dei piloti inglesi riesce a evitare la disfatta. Sia la trama che la psicologia dei personaggi sono ridotte al minimo per fare spazio agli spettacolari duello aerei girati in Panavision (poco apprezzabili sul piccolo schermo).
(andrea tagliacozzo)

L’uomo venuto dal Kremlino (Nei panni di Pietro)

Il papa Quinn, un russo che ha passato vent’anni come prigioniero politico in Siberia, cerca di sventare il rischio di una guerra atomica e di eliminare la miseria nella Cina comunista per metà del film, mentre il corrispondente Janssen cerca di risolvere i suoi insignificanti problemi coniugali per il resto del tempo. Un buon cast sprecato in questo superficiale adattamento del best-seller di Morris L. West, fiaccamente diretto da Anderson.

Il Bounty

Terza ricostruzione cinematografica del famoso ammutinamento avvenuto nel 1789, quando gli uomini della nave inglese Bounty si ribellarono ai soprusi del loro comandante. Di grande impatto spettacolare, il film è reso interessante soprattutto dall’interpretazione di Anthony Hopkins. La sceneggiatura di Robert Bolt è basata sul romanzo di Richard Hough Captain Bligh and Mister Christian e non sulle novelle di Nordhoff e Hall che avevano ispirato le precedenti versioni del ’35 (di Frank Lloyd) e del ’62 (di Lewis Milestone).
(andrea tagliacozzo)

Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Il principe e la ballerina

Nel 1911, il Granduca Carlo, reggente del regno di Carpazia, giunto a Londra per assistere all’incoronazione di Giorgio V, s’invaghisce di una giovane ballerina americana. Ma la ragazza, invitata all’ambasciata per un incontro particolarmente intimo con il nobile, si dimostra meno «facile» del previsto. Il film, tratto da una commedia di Terence Rattigan adattata per lo schermo dallo stesso autore, risente molto dell’origine teatrale. Alla lunga, nonostante alcuni buoni momenti e l’impegno dei bravissimi interpreti (soprattutto della Monroe), finisce per risultare tedioso.
(andrea tagliacozzo)

Rebecca, la prima moglie

Tratto dal romanzo di Daphne du Maurier. Un vedovo molto ricco, proprietario di un magnifico castello, sposa una ragazza timida e ingenua che la governante, ossessionata dal ricordo della prima moglie dell’uomo, fa sentire quasi un’estranea. La nuova moglie non viene mai nominata per tutto il film. Esordio hollywoodiano del maestro del brivido – che qui compare nel suo solito ruolo cameo fuori da una cabina telefonica – con un film cupo, inquietante e suggestivo. Oscar 1940 per il miglior film e per la fotografia di Gorge Barnes. Joan Fontaine, anche lei candidata, rimase a mani vuote, ma si rifece l’anno dopo vincendo l’ambita statuetta con
Il sospetto
(altro film di Hitchcock).
(andrea tagliacozzo)

Il masnadiero

Debutto del celebre regista Peter Brook, che si cimenta con la trasposizione di un’opera teatrale di John Gray. Il co-produttore e protagonista del film Laurence Oliver non sembra adatto al ruolo, ma è comunque bravo nell’interpretare un carcerato che per evadere mentalmente dalla sua prigionia si dedica alla musica.

Orgoglio e pregiudizio

Pregevole riduzione cinematografica del romanzo di Jane Austen. Nell’Inghilterra dei primi dell’Ottocento, la signora Bennett si preoccupa di trovare un buon partito per ognuna delle sue cinque figliole. Interpretazione d’alta classe, anche grazie a uno stuolo di caratteristi di prim’ordine (tra i quali Edmund Gwenn). La splendida scenografia realizzata da Cedric Gibbons e Paul Groesse vinse un’Oscar, mentre Laurence Olivier, in quello stesso anno, venne candidato (ma senza fortuna) per
Rebecca
.
(andrea tagliacozzo)

Quell’ultimo ponte

Versione insipida e iperprodotta dell’ottimo libro di Cornelius Ryan, incentrata sui disastrosi bombardamenti degli alleati dietro le linee tedesche in Olanda nel 1944. Esistono copie da 158 minuti. Vincitore di  3 BAFTA Film Award.