A parigi con amore

La ricostruzione e le speranze del dopoguerra francese attraverso gli occhi di un’adolescente. Nella Parigi degli anni Cinquanta, una quindicenne di origini ebreo-polacche, si salva da un pestaggio della polizia durante un manifestazione grazie a Stéphan, un fotografo cinico e disincantato. Se ne innamora e compie con lui una breve fuga nel Nord della Francia. Al ritorno le sue convinzioni politiche vacillano.
(andrea tagliacozzo)

Timeline

Il professor Edward Johnston (Billy Connelly), guida un giovane gruppo di archeologi, impegnati negli scavi attorno alle rovine di Castelgard, nel dipartimento francese della Dordogna, dove, nel 1357, al termine di un sanguinoso assedio, i francesi sconfissero gli inglesi nel corso della cosiddetta guerra dei cent’anni. Del gruppo fanno parte l’aitante assistente del professore, Andre Marek (Gerard Butler), la fascinosa studente Kate (Frances O’Connor) e il figlio del professore, Chris (Paul Walker), deciso a seguire le orme del padre più per amore di Kate che per reale interesse nell’archeologia. Il ritrovamento di un’antica pergamena risalente alla metà del XIV secolo, che riporta inspiegabilmente una richiesta di aiuto del professore, porta i giovani archeologi nel Nuovo Messico, dove ha sede la International Technology Corporation, misteriosa società presso la quale lo scienziato si era recato prima che le sue tracce si perdessero. Scopriranno che la ITC ha creato una macchina del tempo e che lo studioso, avendo preteso di tornare al tempo della battaglia, non ne ha fatto più ritorno. Detto fatto, i giovani decidono di tornare indietro nel tempo alla ricerca dello scomparso. Ma lo scaltro capo dell’ITC, Robert Doniger (David Thewlis) ha dimenticato di dire loro molte cose importanti…
Io ho conosciuto degli archeologi veri, una volta. Scavavano delle rovine etrusche, dalle parti dell’antichissima città di Roselle, nel cuore della Maremma toscana. Si facevano un mazzo così, sotto il sole a picco. Giovani erano giovani ma dire che fossero belli… E ti credo: caldo umido, tafani al posto delle mosche, niente acqua, magari due lire di dottorato. Magari neppure quelle… E più erano giovani, e più si facevano il mazzo. Perché gli archeologi di Hollywood sono tutti appassionati sognatori innamorati e tremendamente fighi? Mah, sia come sia, il regista-produttore Richard Donner (la quadrilogia di Arma letale, Ladyhawke, Superman come regista; X-Men come produttore) realizza un filmetto dalla partenza sciatta per non dire irritante che poi però prende il volo grazie alle scene d’azione e all’ambientazione medievale. Di gran moda da qualche tempo a questa parte, come tutto ciò che è rievocazione storica. Lo fa sul canovaccio di un signore che risponde al nome di Michael Crichton (pare si pronunci Cràiton, caso mai anche voi, come me, abbiate penosamente provato a pronunciarlo). Di mestiere Mr. Crichton scrive best seller, dai quali astuti produttori (il Donner, nello specifico) cavano film mediocri ma di sicuro successo al botteghino. Così è stato per Jurassic Park (trilogia), per Twister, per Congo e per la fortunata serie televisiva ER, quella dei dottori (pure loro appassionati sognatori innamorati e tremendamente fighi. Ma allora sei tu, Michael…).
L’ambientazione medievale è poco più di un pretesto per rispolverare il mito della macchina del tempo, del viaggiare attraverso i secoli come in un soffio di brezza, ritrovandosi muso a muso con la Storia. Peccato, perché invece Timeline avrebbe potuto essere un bel trampolino per tuffarsi con doppio carpiato nel mare della storiografia, nel gorgo delle contraddizioni-evoluzioni del linguaggio, del costume, della psiche. Avrebbe potuto soffermarsi sulle differenze-similitudini che ci legano-allontanano dai comuni avi europei. Avrebbe, appunto. Ma Timeline è un film di Hollywood, Stati Uniti d’America. Poche pippe, ladies and gentlemen, gli effetti speciali costano e bisogna pur campare! (enzo fragassi)

Matrix Revolutions

Nessuno si aspettava che la terza puntata di Lo squalo fosse magnifica, ma il fallimento dei fratelli Wachowski nel dare al loro marchio di fabbrica un senso qualsiasi è stata uno delle più grandi delusioni del 2003. Come le truppe di Santa Anna ad Alamo o blob in un quartiere qualsiasi, le cosiddette Macchine marciano verso l’avamposto di Zion, con Neo e gli esseri umani rimasti per fermarle. Pinkett Smith alla guida di un aereo truccato risulta più avvincente della storia d’amore fra Reeves e la Moss. Un mitico viaggio non avrebbe dovuto essere il sequel migliore nel curriculum di Reeves. Super 35.

Catwoman

La dolce Patience Philips
(Halle Berry)
è
impiegata nel reparto grafico di un’importante casa produttrice di cosmetici
che sta per lanciare sul mercato una nuova crema di bellezza che
promette l’eterna giovinezza. La giovane scopre per caso che in realtà il
cosmetico deturpa orrendamente il viso delle donne e per questo viene
fatta fuori senza tanti complimenti da due scherani al soldo del
presidente della multinazionale, l’odioso George Hedare
(Lambert
Wilson),

e della sua compagna Laurel
(Sharon
Stone).

Quest’ultima, passata la boa dei quarant’anni, si vede costretta –
con malcelata invidia – a passare lo scettro di
testimonial
della casa di cosmetici a una più giovane modella, che fatalmente si
appresta a sostituirla anche nelle grazie del potente
businessman.
La povera Patience passa a miglior vita. Un misterioso felino,
messaggero celeste delle antiche divinità egizie, le infonde però magici
poteri che la riportano in vita, donandole i sensi e la prodigiosa
destrezza dei gatti. Forte dei suoi nuovi poteri ma combattuta nel ricordo
della sua precedente identità, la ragazza si mette sulle tracce dei suoi
assassini. Finisce però per entrare in competizione con il fascinoso
detective
che le fa la corte, Tom Lone
(Benjamin
Bratt),

incaricato di indagare su alcuni strani casi che hanno al
centro proprio la fantomatica donna-gatto. Prima dello scontato lieto fine,
la sinuosa eroina dovrà incrociare gli artigli con la perfida Laurel, che l’utilizzo della crema di bellezza ha reso (quasi) invincibile.

Miaooo. Che fusa fa la miciosa Halle Berry (leggi il suo

profilo
e guarda la gallery). Più di dodici
milioni di dollari valevano ben la pena di qualche lungo pomeriggio
trascorso a osservare il felino di casa nelle sue scorribande tra la credenza e
l’acquario dei pesciolini. La gioia per gli occhi – per altro molto
contenuta da inquadrature castigate per non dire caste – è completata
dalla sulfurea prestazione di Mrs Stone, specialista nel ruolo della bella
ma «fetente» (nel senso partenopeo del termine).

L’ennesima riscoperta dell’ennesimo supereroe dei fumetti si
esaurisce qui. Il personaggio della donna-gatto, partorito negli anni Quaranta
dalle matite dei creatori di
Batman
e da allora protagonista
di numerose apparizioni, tra le più recenti quella di Michelle
Pfeiffer nel 1993 nel
Ritorno di Batman
di Tim Burton, meritava
qualcosa di più. Il regista Pitof (al secolo Jean-Christophe Comar),
francese, un solo film all’attivo come regista, il bruttino
Vidoq,
ma solidissimi trascorsi di mago degli effetti speciali
(Giovanna
d’Arco

di Besson e
Asterix e Obelix contro Cesare)
confeziona un film per famiglie che regala rassicuranti sbadigli ed effetti che
ci sono parsi, tutto sommato, non così speciali. L’interesse per
questo

Catwoman
si esaurisce nel dualismo Berry/Stone, frenato però dal
bersaglio (grosso) al quale il film punta. Peccato, sarebbe stato gradevole
– lo diciamo beninteso senza alcun intento sciovinistico – sondare più
profondamente la carica erotica della trentottenne attrice
afroamericana, del resto già ampiamente messa in mostra nel film che le valse
l’Oscar nel 2002,
Monster’s Ball,
e nel ruolo di
Bond
Girl

al fianco di Pierce Brosnan in
Die Another Day.
Ancora più
intrigante sarebbe stata la sfida, al cospetto di quella Sharon Stone
che si conquistò la palma dell’erotismo con
Basic Instinct
e
che ora, suonato il quarantaseiesimo campanellino, risolti i problemi di
salute, affidato lo spirito a Buddha e con un figlio adorato al
seguito, si appresta a produrre il seguito del sexy thriller. Sarebbe stato,
avrebbe potuto essere…Vabbè, vado giù a portare il cane.

(enzo fragassi)

Cinque giorni, un’estate

Da un racconto di Kay Boyle. Negli anni Trenta, Douglas, medico scozzese di mezza età, si reca in vacanza in Svizzera, sulle montagne del Bernina, assieme alla giovane nipote Kate, che in albergo spaccia per sua moglie. Durante il soggiorno, tra la ragazza e la guida alpina Johann nasce una reciprica simpatia. Lavoro minore del veterano Fred Zinneman (al suo ultimo film), decisamente privo di ritmo. Risulta comunque interessante sia per la presenza di Sean Connery che per gli splendidi e ben fotografati paesaggi montani. (andrea tagliacozzo)

Matrix: Reloaded

Grande, roboante sequel, più diretto nel racconto dell’originale, con gli eroi che lottano contro il tempo per evitare che un predatorio esercito conquisti avamposto dell’umanità, Zion. Non dà la stessa sensazione d’innovazione stilistica del primo, ma la quantità d’azione e di effetti speciali compensano la cosa. Ironicamente, il pezzo forte di questa densa saga futuristica è un inseguimento d’auto sull’autostrada californiana! Seguito da: Matrix Revolutions. Super 35.

Cuori

Incrocio di vite di sette personaggi, diversi caratterialmente ma uniti nella ricerca della felicità. Nicole vive una crisi matrimoniale con il marito Dan ma nel frattempo cerca una nuova casa da condividere grazie all’aiuto dell’agente immobiliare Thierry che vive insieme alla sorella Gaelle. Questa è alla ricerca del vero amore sul Web e?