Picnic

In una cittadina del Kansas si organizza un grande picnic campestre per il fine settimana. Un uomo molto ricco (Cliff Robertson) e un simpatico vagabondo (William Holden) si contendono le grazie di una bella ragazza (Kim Novak). Eccellente versione cinematografica di una commedia di William Inge che aveva ottenuto uno strepitoso successo a Broadway (con Paul Newman al posto di William Holden). Notevoli le interpretazioni di Rosalind Russell e Arthur O’Connell: i due più di una volta rubano la scena agli stessi protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Baciami, stupido!

Uno dei capolavori di Wilder, e probabilmente il film in cui ha davvero «passato il limite»: il limite della commedia «brillante», della ferocia controllata, del bon ton. Di certo una delle commedie più divertenti e dal ritmo più scatenato degli ultimi cinquant’anni, ma soprattutto una delle pellicole più tremende sull’America (e non solo), al livello del coevo Dottor Stranamore di Kubrick nel nichilismo e nella nera visione del sesso (infatti non ebbe alcun successo). La «sacra famiglia» americana si dissolve qui in una vicenda di lubitschiana immoralità, che vede un marito e una moglie letteralmente disposti a vendersi e a prostituirsi per conquistare un briciolo di celebrità. La perfezione sta nell’assenza di compiacimento, nella supremazia del gusto e della lucidità nonostante tutto. Indimenticabili Dean Martin, dall’autoironia tutta italiana, e la conturbante Kim Novak col diamante nell’ombelico. Curiosamente, il soggetto è tratto da un vecchio testo teatrale italiano (di Anna Bonacci). (emiliano morreale)

La donna che visse due volte

Il poliziotto Johnny Ferguson si dimette dopo aver involontariamente provocato la morte di un collega. Un amico lo incarica di pedinare la propria moglie, che da tempo si comporta in modo strano. Dopo averle salvato la vita già una volta, l’uomo assiste impotente al suicidio della donna. Dal romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, il capolavoro di Alfred Hitchcock, struggente e spietato nel descrivere l’ossessione che divora lentamente il protagonista. Ma il film è anche una straordinaria lezione di regia: gran parte del racconto è infatti portato avanti grazie (e quasi esclusivamente) all’ausilio delle immagini, sapientemente montate e organizzate dal grande cineasta inglese. Splendida la colonna sonora di Bernard Hermann.
(andrea tagliacozzo)

Quando muore una stella

Un ex regista hollywoodiano modella una giovane donna sull’immagine dell’ultima moglie per una biografia cinematografica. Vistosamente brutto: eppure qualche idea è tanto cattiva da funzionare…

Giudicate voi. Tratto dalla commedia televisiva Dupont Show of the Week (1963) di Robert Thom, è un melodramma barocco ed eccessivo. Snobbato dal pubblico alla sua uscita, il film è un ritratto al vetriolo del mondo del cinema. Geniale il finale con lo spot di cibo per cani che si tramuta in un incubo.