Il falò delle vanità

La vita di un potente manager di Wall Street va in pezzi quando la moglie scopre la sua relazione extraconiugale, e lui e l’amante — coinvolti in un incidente stradale — scappano senza prestare soccorso. Le sfumature e lo spessore del romanzo di Tom Wolfe da cui il film è tratto scompaiono completamente, e i personaggi vengono trasformati in caricature stereotipate. Un penoso spreco di soldi e talento. F. Murray Abraham interpreta il procuratore distrettuale del Bronx. Super 35.

Crossroads

Tre amiche d’infanzia si perdono di vista per otto anni e quando si ritrovano vogliono diventare grandi insieme. L’occasione per fare il salto di qualità è un viaggio attraverso gli Usa alla ricerca dei propri sogni. Chi rincorre un amore, chi la propria madre e chi vuole assaggiare il mondo. Alla fine i sogni si realizzeranno, più o meno, come tutte si aspettano. Ma nel passaggio da ragazzi ad adulti cambia tutto, anche le speranze. Film d’esordio della lolita pop Britney Spears, per la prima volta davanti a una cinepresa. Un clamoroso buco nell’acqua, che potrebbe risollevare le proprie sorti al botteghino solo grazie alla presenza della pop-star. Lento, banale, prevedibile. A volte anche goffo e grottesco. E poi non si capisce perché facciano recitare la Spears in tuta da ginnastica, evidenziando ancora di più i suoi fianchi pronunciati. Bocciato senza appello.
(andrea amato)

Detective Stone

Nella Londra del 2008, uno psicopatico commette una numerosa serie di agghiaccianti delitti. Il detective Stone, tornato in servizio attivo dopo una lunga sospensione, intuisce che gli omicidi sono ricollegabili ad alcune teorie astrologiche e che l’autore degli stessi è con ogni probabilità un essere sovrumano. Rutger Hauer è completamente sprecato in questo filmetto che scopiazza qua e là da altre pellicole più celebri e fortunate.
(andrea tagliacozzo)

Masquerade

Dopo la morte della madre, una giovane e ricca orfana è costretta a vivere con il terzo marito della donna. Vanamente corteggiata da un ex compagno di scuola, diventato in seguito agente di polizia, la ragazza s’innamora di un giovane skipper. Il regista Bob Swaim fa il verso all’Alfred Hitchcock de
Il sospetto
con risultati non del tutto disprezzabili. Rob Lowe è ambiguo al punto giusto, anche se il film avrebbe funzionato meglio con un protagonista di maggior carisma (come il Cary Grant del film di Hitchcock, appunto).
(andrea tagliacozzo)

15 minuti-Follia omicida a New York

Il ceco Emil Slovak e il russo Oleg Razgul, due poco di buono, una volta sbarcati a New York pensano bene di tentare il colpo grosso per diventare famosi: sequestrano il celebre poliziotto Eddie Fleming e lo ammazzano, riprendendo tutto con una videocamera. Il filmato viene poi venduto a un avido presentatore televisivo, che ne fa un caso. Ma a rovinare i piani di Emil e Oleg penserà Jordy Warsaw, un esperto di incendi dolosi che aveva lavorato con Eddie. Penoso action che tenta varie strade, con risultati sempre imbarazzanti: il buddy-cops movie, ma le battute della coppia De Niro-Burns (una delle peggio pensate della storia: il primo è svogliatissimo, il secondo sembra chiedersi dove mai sia capitato e cosa ci stia a fare, con quella faccia da orata lessata; per non parlare degli altri interpreti, micidiali) vanno tutte a vuoto; il film «bombarolo», ma la tensione è a livello zero; il poliziesco, ma l’adrenalina non esiste e tutto è piatto, monocorde, anonimo; una certa critica cultural-sociale all’arrivismo a tutti i costi, all’avidità del giornalismo da prime time e, forse, alla futilità – o all’inesistenza – di un nuovo sogno americano, ma le argomentazioni sono vecchie come la befana e trattate con mano pesantissima, con odiose dosi di grottesco. Ma non basta: il clima vorrebbe essere da caos metropolitano semi-apocalittico, ma si dorme invece di inquietarsi; e ci sono poi le sorpresine cinefile di bassa lega (come l’eliminazione a metà film della star De Niro) e persino metacinema a manciate, con Oleg che ama
La vita è meravigliosa
e – videocamera sempre alla mano – spara battute del tipo «Io non sono il killer, sono il regista: azione!», con continui passaggi dal film alla sgranatura del digitale: roba che invoca vendetta, subito! Inoltre c’è il forte sospetto che la versione italiana sia tagliata: lo sgozzamento della donna in una delle prime sequenze presenta un brusco salto, anche sonoro. Non c’è mai fine alla vergogna…
(pier maria bocchi)

Scuola di polizia

Nel complesso una benevola commedia (con le tipiche dosi di sessismo e mancanza di gusto anni Ottanta) su un gruppo di strambi e di spostati che si arruolano nella scuola di polizia della grande città. I comici effetti sonori di Winslow sono il perfetto antidoto per i punti deboli dello script. Seguito da davvero troppi episodi, da una serie tv “dal vero” e da una animata.

Grosso guaio a Chinatown

Un americano e un cinese si recano all’aeroporto di San Francisco per ricevere la bella fidanzata del secondo. Ma la ragazza viene rapita da una banda di scalmanati, agli ordini del misterioso Lo Pen, che si rifugia nei sotterranei di Chinatown. John Carpenter abbandona momentaneamente le opprimenti atmosfere horror dei film precedenti, per realizzare un gradevolissimo film d’avventura fantasy condito con una buona dose di humour ed effetti speciali. E l’attore feticcio del regista, Kurt Russell, cresciuto artisticamente con i film della Disney, si adegua perfettamente al tono ironico e ingenuo della pellicola. Anche se all’epoca era difficile intuirlo, alla base c’è comunque l’influenza dei film di Hong Kong, in particolare dello splendido Zu: Warriors From the Magic Mountain di Tsui Hark, citato a più riprese. (andrea tagliacozzo)