Robin Hood principe dei ladri

Dopo aver lungamente combattuto in Terra Santa, Robin Hood riesce a fuggire da una prigione araba e torna in Inghilterra assieme a un guerriero saraceno, suo nuovo amico. Assente re Riccardo, il Paese è finito nelle mani dei normanni capeggiati dall’infido sceriffo di Nottingham. La più improbabile delle avventure del celebre arciere di Sherwood, con un Kevin Costner simpatico ribelle, ma decisamente troppo americano e moderno per calarsi nel ruolo. La spumeggiante regia di Kevin Reynolds e la divertente interpretazione di Alan Rickman riscattano un film spettacolare ma minato da una sceneggiatura (di Pen Densham e John Watson) che spesso rasenta la stupidità. (andrea tagliacozzo)

Fandango

All’inizio degli anni ’70, un gruppo di cinque laureandi di un college americano decide di attraversare in auto le assolate lande del Texas. Il viaggio servirà soprattutto a distrarre due di loro, Kenneth e Gardner, in procinto di partire per il Vietnam. Promettente esordio di Kevin Reynolds, grandemente influenzato dal cinema del decennio precedente, nostalgico e furbo quanto basta per attirare l’attenzione di pubblico e critica. Kevin Costner e Reynolds si ritroveranno sei anni più tardi per girare
Robin Hood, il principe dei ladri
e, in seguito, nel ’95 per
Waterworld
.
(andrea tagliacozzo)

Tristano e Isotta

Tristano, rimasto orfano in una battaglia contro i Celti (Irlandesi), viene allevato dal re della Cornovaglia, futuro re d’Inghilterra. Cresce forte e valoroso finché non incontra Isotta, figlia del Re del regno nemico, quello irlandese, e se ne innamora. Ma la ragazza è stata promessa in sposa proprio al re della Cornovaglia. Cominceranno per Tristano lunghi travagli e dolorose pene d’amore, che però lo ricongiungeranno una volta per sempre tra alla sua amata.

Tratto dall’epopea di
Tristano e Isotta,
appartenente al ciclo di Re Artù e quindi risalente all’età medievale, il film sembra una telenovela dei giorni nostri, non fosse per gli abiti e le ambientazioni. La trama si concentra principalmente su un amore tragico di matrice cortese e cavalleresca, che però nella pellicola perde questi tratti originari e diviene solo motivo di gelosie, liti e pianti.

Gli attori anch’essi sono anch’essi funzionali unicamente alla storia d’amore e nessuno riesce ad emergere in modo brillante, limitandosi a un’inespressività a tratti noiosa. Il regista Kevin Reynolds e il produttore Ridley Scott avranno pensato che la carta vincente per un film di successo, come già avvenuto per
Le Crociate
dello stesso Scott, fosse quella di riprendere un’epopea, sconvolgerla interamente e farne una storia d’amore noiosa, banale e patetica.

Questo film non entusiasma e non sconvolge, nonostante il grande dispiegamento di mezzi messo a disposizione del regista. Gli unici a cui potrebbe piacere sono gli appassionati di storie strappalacrime e struggenti.
(aurelie callegari)