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Godibile e sagace ritratto di un insegnante malato per il calcio, e della collega che si innamora di lui ma non riesce a capire (o ad accettare) la sua ossessione per la sua squadra del cuore. Nick Hornby (Alta fedeltà) ha adattato il suo romanzo, che offre uno sguardo fresco sulle differenze fra uomini e donne. Rifatto nel 2005.

King Arthur

Basato sulla leggenda cavalleresca di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda ma predatato di molti secoli,
King Arthur
narra le gesta di un prefetto romano mezzosangue, Lucius Artorius Castus
(Clive Owen)
che guida una temuta banda di cavalieri
sarmati
provenienti dalle steppe dell’est ma sottomessi a Roma. Per affrancarsi da oltre quindici anni di servizio militare presso il Vallo di Adriano – il muro che marca il confine settentrionale dell’impero romano in terra britannica – i valorosi cavalieri vengono incaricati dal vescovo Germanius (il nostro
Ivano Marescotti)
di compiere un’ultima rischiosissima azione per conto del pontefice: penetrare oltre le linee dei barbari
Woad
– guidati da Merlino
(Stephen Dillane)
– e trarre in salvo il figlio di un notabile romano, prima che cada nelle mani dei
Sassoni,
i barbari invasori che avanzano seminando morte e distruzione. L’azione riesce, anche se a caro prezzo. In Artusius/Artù prevale infine il legame con la terra materna. Decide perciò di rimanere, da uomo libero, per combattere al fianco dei
Britanni
contro gli invasori, grazie all’aiuto dei suoi amici e di Ginevra
(Keira Knightley),
la bella Woad che ha salvato dalla morte e di cui è però segretamente innamorato anche Lancillotto
(Ioan Grufudd).
Il fedele braccio destro di Artù troverà tuttavia un’eroica morte in battaglia prima di poter esternare i suoi sentimenti.

Patiti dei giochi di ruolo e fan delle antiche leggende, occhio. Questo film è per voi. A dispetto delle compite disquisizioni storiche che pervadono la cartella stampa che accompagna il film, sulla presunta esistenza di Artù e della sua democratica tavola rotonda, non nel cuore del Medioevo, bensì nel V secolo d.C., quando l’impero romano già cominciava a perdere i pezzi, questo
King Arthur
ci sembra meritare attenzione. Per il suo forte impianto epico, per il prevalere di temi come l’amicizia virile, il senso dell’onore, l’amore per la libertà… Temi che ritroviamo più facilmente nel cinema western di Peckinpah o di Sturges (o in Kurosawa, che ispirò
I magnifici sette
del secondo). Non ci appassiona infatti il dibattito sul se e sul quando dell’effettiva esistenza di Artù e dei suoi valorosi cavalieri, né se Ginevra fosse o meno la sensualissima
erinni
che manda al creatore nerboruti Sassoni come fossero bacherozzi.

Bravo è stato il regista
Antoine Fuqua
(Training Day
– che è valso l’Oscar al protagonista Denzel Washington -,
Bait, L’ultima alba)
a cavalcare con semplicità e immediatezza gli ideali del film prima ancora della materia storico-leggendaria, traducendo il tutto in un genere che potremmo forse definire
fantastorico,
tributario, come si diceva, tanto dei western alla
Mucchio selvaggio,
quanto delle gotiche rievocazioni
fantasy,
da
Excalibur
di Boorman alle saghe nordiche di
Conan.
L’impianto spettacolare è però inferiore a quello di un
Troy
o di un
Gladiatore,
come pure il cast, che però si spalleggia bene a vicenda. Abbondano comunque i duelli, le cacce, i furiosi corpo a corpo degli eserciti, ma non sono il nucleo attorno al quale si sviluppa il film. Questo è forse, dal nostro punto di vista, il suo merito maggiore. Di certo, trova in questo
King Arthur
ulteriore conferma la teoria che viviamo tempi di grave incertezza. Durante i quali – è notorio – è preferibile guardarsi alle spalle, piuttosto che avanti.

(enzo fragassi)

Piccoli omicidi tra amici

Tre amici di Edimburgo che condividono un appartamento — un trio sardonico con una visione del mondo iconoclastica — prendono un inquilino. Quando lo trovano morto e con una valigia piena di soldi, vengono fuori i loro peggiori istinti che li condurranno a una tragica escalation per tenersi il denaro. Un thriller molto affilato, firmato dallo sceneggiatore John Hodge e dall’esordiente regista Boyle, freddo come il ghiaccio (e troppo cattivo per alcuni) ma allo stesso tempo affascinante. Una variante scozzese di Blood Simple con molti legami stilistici con quel film fiammeggiante.

One Day

Incontratisi il giorno del loro diploma di laurea, Emma e Dexter sono due persone con ambizioni e sogni diversi, ma qualcosa tra di loro li lega inesorabilmente, così, da quel momento, il giorno 15 Luglio di ogni anno, si incontreranno per vent’anni di seguito, fino a quando non capiranno di essere fatti l’uno per l’atra…