In questo mondo libero

Angie, pur mancando di una vera e propria istruzione, possiede una buona dose di energia, spirito, ambizione ed è soprattutto nel fiore degli anni. Stanca della vita disordinata che si è lasciata alle spalle, ha ora qualcosa da dimostrare e sente che è arrivato il suo momento. Apre quindi un’agenzia di lavoro interinale assieme a Rose, una ragazza con la quale condivide l’appartamento, e si ritrova a lavorare in una zona degradata tra criminalità, uffici di collocamento e immigrati cui trovare lavoro.

Il mio amico Eric

Eric è un impiegato delle Poste inglesi la cui vita sta andando a rotoli. Sono trent’anni che ha lasciato Lily, suo unico amore. Ora vive con i due figliastri, con i quali ha un pessimo rapporto. La sua unica consolazione è andare allo stadio per tifare la squadra del cuore, il Manchester, e venerare quello che nel passato è stato il suo più grande campione, Eric Cantona.

Paul, Mick e gli altri

Navigators
segna il ritorno di Ken Loach a luoghi e personaggi familiari, ma non l’uscita dalla crisi che lo condiziona da ormai parecchi anni. Il film racconta la storia di un gruppo di manutentori delle ferrovie britanniche che subisce le conseguenza della privatizzazione dei servizi. Grazie anche a una serie di incentivi e di scivoli, la squadra viene smembrata e insieme al posto di lavoro perde progressivamente spirito di gruppo e identità. Passare dalla cultura operaia della solidarietà a quella iperindividualista delle agenzie di lavoro interinale ha effetti devastanti sugli operai che arrivano a sacrificare la vita di un loro compagno per conservare il lavoro. Sia chiaro, non è la determinazione del progetto a disturbare: l’affetto che Loach dimostra nei confronti dei suoi personaggi insieme alla familiarità con i temi e gli ambienti impedisce al film di ridursi ad un arido teorema ideologico. Quello che manca al film è invece l’energia vitale che contraddistingueva le commedie degli anni Ottanta. La rabbia di
Piovono pietre
è irrimediabilmente smarrita e in
Navigators
rimane solo la mesta contemplazione della sconfitta.
(luca mosso)

Riff-Raff (Meglio perderli che trovarli)

A Londra, Stevie, appena uscito di prigione, trova un impiego come operaio presso un cantiere edilizio. Mentre i nuovi compagni di lavoro lo aiutano a trovare un alloggio, Stevie incontra Susan, un’aspirante cantante, della quale s’innamora. Quando scopre che la ragazza è una tossicodipendente, decide di lasciarla. L’Inghilterra proletaria vista da Ken Loach, uno dei registi più impegnati della Terra d’Albione. Ma il tono, stavolta, è quello della commedia, anche se corrosiva e tagliente come al solito.
(andrea tagliacozzo)

Un bacio appassionato

Amor vincit omnia,
nell’ultimo film di Ken Loach, che racconta la storia di un amore intenso tra un giovane pakistano, Casim
(Atta Yaqub,)
e una ragazza scozzese, Roisin
Eva Birthistle,
nella Glasgow odierna.

Casim è un pakistano nato in Gran Bretagna, sogna di poter un giorno acquistare con gli amici una discoteca, aiuta il padre in negozio di giorno e la sera fa il dj. Vive con gli amici una vita che apparentemente poco si discosta da quella di altri giovani scozzesi, a parte l’affiorare del razzismo in molte occasioni di conflitto. Roisin è bella, sensibile, intelligente e più indipendente di lui. Insegna musica, nella scuola frequentata dalla sorella minore di Casim, ed è molto amata dagli studenti e apprezzata dal preside, che le offre di diventare di ruolo da precaria quale era. Quando i due casualmente si incontrano e si amano, Casim non le dice di essere già fidanzato con una cugina, prescelta dalla famiglia, che questa è in arrivo dall’India e che il padre con l’aiuto di parenti e amici – la comunità pakistana – sta allargando la casa per ospitare il figlio maggiore con la futura moglie.

Casim ha due sorelle, la maggiore è fidanzata con un giovane laureato pakistano, secondo le regole imposte dai rituali familiari, l’altra, la piccola, è più ribelle, vorrebbe fare la giornalista e non accetta più che la sua vita sia preordinata dai voleri dei genitori. Casim cade in un profondo conflitto, sa che suo padre non accetterebbe mai una ragazza bianca, una
goree
come nuora, e non vuole arrecare al padre e alla madre. Ma non può rinunciare alla ragazza, lascia la famiglia e va a vivere con lei. La convivenza non è facile: se nella famiglia di lui succede di tutto, il padre perde il suo ruolo nella comunità, la figlia maggiore è costretta a sciogliere il fidanzamento e altre grane, Roisin perde il lavoro e viene spostata di brutto in un’altra scuola. Ma i due ragazzi non demordono e un bacio appassionato suggella la loro determinazione, con la consapevolezza che il futuro è dei giovani, capaci di modificare usi e costumi non più adeguati a una società multietnica: così Roisin e Casim vivranno insieme e la sorellina di Casim seguirà la sua strada disobbedendo.

(piero gelli)

Sweet Sixteen

Liam ha quindici anni, fra poche settimane ne compirà sedici. Sua madre è in carcere e uscirà proprio il giorno del suo compleanno. Sua sorella è una ragazza madre e lui vive con il nonno tossicodipendente e il fidanzato della madre spacciatore. I suoi amici sono piccoli bulletti di una periferia scozzese dilaniata dalla delinquenza, dalla droga, dalla violenza. Giovani generazioni che crescono alla giornata, rifiutando ogni istituzione. Dalla vita hanno preso solo calci e adesso iniziano a restituirne con ancora più rabbia. Liam entra in un giro grosso, inizia a fare soldi, prende un appartamento per accogliere la madre quando uscirà. Sogna in positivo, vuole riunire la sua famiglia sotto un tetto borghese, ma i principi da cui parte tutto non sono ovviamente i migliori. E poi, la gente, difficilmente cambia. Certi problemi non si risolvono con i pugni o con il carcere. Un Loach forse meno incisivo del solito, ma sempre molto forte, come un pugno nello stomaco. Voi che siete nei comodi cinema, ecco che cosa succede nelle periferie delle vostre città, ecco che giovani stiamo crescendo con il nostro menefreghismo, se continuiamo a lasciarli abbandonati a loro stessi non possono fare altro che peggiorare. Questo sembra l’allarme di Loach, raccontato attraverso gli occhi di un adolescente il cui unico desiderio è avere una casa e una famiglia normale e se per ottenere tutto questo bisogna sbagliare lo si fa, a tutti i costi. Come al solito Loach cerca i suoi protagonisti tra ragazzi della strada, esordienti assoluti, ma con una realtà e verità nel volto che altrove non si può certo trovare. Premiato al Festival di Cannes 2002 come Migliore sceneggiatura.
(andrea amato)

Bread and Roses

La giovane e disinvolta Maya raggiunge a Los Angeles la sorella Rosa che lavora per una grossa società di pulizie. La situazione è ben lontana dalle sue aspettative: i lavoratori sono mal pagati, precari e sottoposti a continue intimidazioni. L’infiltrazione di un giovane sindacalista partorisce il primo sciopero e l’inizio di una lotta per migliori condizioni di lavoro. Ma non tutto fila liscio: tradimenti, ambizioni piccolo-borghesi, sacrifici femminili punteggiano il racconto, che si chiude con uno scacco pieno di speranze. Il solo merito dell’ultimo film di Loach è quello di ricordarci che, all’epoca della globalizzazione e della new economy, il proletariato esiste ancora. Ma siamo sicuri che sia una rivelazione così controcorrente? Non sono più gli anni Ottanta, quando l’abolizione del proletariato (industriale e occidentale) era al centro dell’offensiva anche culturale del capitale, che aveva bisogno di de-territorializzare le produzioni, spazzando via ogni residuo di cultura operaia. Oggi gli operai sono chiusi in angusti stabilimenti coreani o entrano fuori orario nei nostri uffici per fare le pulizie. Possiamo anche permetterceli, tanto non danno troppo fastidio: non sono nostri parenti, non vanno a scuola con i nostri figli, non parlano neppure la nostra lingua. Insomma, sono diventati abbastanza astratti da sopportare agevolmente le nostre strategie di affabulazione. E questo è ciò che – più o meno consapevolmente – fa Ken Loach con i pulitori di Los Angeles. Il risultato è impressionante: lontano dai suoi riferimenti abituali (con i muratori di
Piovono pietre
, Loach condivideva almeno il piacere di una birra e il tifo per una squadra di calcio), il regista giostra con evidente imbarazzo un gruppo di personaggi ridotti a figurine bidimensionali, senza carne e senza sangue; sembra impossibile che lo stesso autore capace di consegnarci lo straziante ritratto di
Ladybird Ladybird
abbia potuto concepire una coppia di donne convenzionale come quella formata da Maya e Rosa. Anche la scena madre, in cui la maggiore confessa gli abusi subiti, non vale per partecipazione e afflato un qualsiasi mélo messicano. Ma il peggio lo si tocca con Sam, borghese politicizzato e artefice dello sciopero dei pulitori: personaggio antipatico come pochi, sembrerebbe destinato a vedere smascherate le proprie ambiguità da un momento all’altro, come accadeva ai molti benintenzionati laburisti dei film inglesi di Loach. E invece no: è proprio lui il portavoce del regista, quello cui spetta il compito di spiegare ai poveri messicani che cos’è la coscienza di classe. Insomma, il proletariato esiste solo se te lo mostro io, sembra alla fine dirci Loach. Ma forse non abbiamo capito niente e Loach ha semplicemente confezionato una fiaba su misura per il popolo della sinistra. A ciascuno il suo film di Natale.
(luca mosso)

Il vento che accarezza l’erba

Irlanda, 1919. Il popolo lotta per l’indipendenza dall’Inghilterra e per l’instaurazione e il riconoscimento di una repubblica indipendente. Damien e Tobey sono fratelli. Il primo si è laureato in medicina e vorrebbe svolgere l’internato presso un ospedale londinese. Ma quando è testimone della violenza dei Black And Tans, squadristi inviati dalla Corona per stanare i ribelli, decide di rimanere e combattere per la libertà del suo Paese. Insieme a Tobey e ai suoi compagni resiste strenuamente alle truppe inglesi ma, nel momento in cui il governo d’Irlanda firma un compromesso inaccettabile per il popolo (1921), le strade dei due fratelli si dividono. Damien prosegue nella lotta di resistenza, mentre Tobey si arruola nel neonato esercito repubblicano irlandese. Le opposte scelte li condurranno allo scontro.

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