Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

Il garofano verde

Pregevole ricostruzione del famoso processo per omosessualità intentato ai danni dello scrittore Oscar Wilde. Disgustato dalla particolare amicizia che lega suo figlio Alfred al già noto e maturo Wilde, Lord Queensberry indirizza allo scrittore un biglietto ingiurioso. Wilde, sebbene sconsigliato dal suo legale, querela l’aristocratico. Ottima l’interpretazione di Peter Finch nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)