K-19

Nel 1961, un patriottico ufficiale della marina russa (Ford) porta fuori un sottomarino nucleare nel suo viaggio inaugurale, dopo aver usurpato il comando a un simpatico capitano (Neeson) che rimane come funzionario esecutivo. Ma il sottomarino, e il suo equipaggio, sono mal addestrati per le sfide che si troveranno ad affrontare. Ricco di tensione e di emozione in alcuni momenti, ma le motivazioni principali dei protagonisti non sono sempre comprensibili, ancora meno dopo lo scontro culminante. Molto “Sturm und Drang” in questo film lunghissimo, ma dal significato non abbastanza chiaro. Basato su un fatto reale. Ford è anche produttore esecutivo. Super 35.

Point Break – Punto di rottura

A Los Angeles, il poliziotto dell’FBI Johnny Utha, appena giunto in città, indaga assieme al più esperto collega Angelo Pappas su una serie di rapine eseguite dalla stessa banda di criminali. Intuendo che i responsabili si nascondono tra i patiti del surf, Johnny s’infiltra nell’ambiente, entrando nel gruppo capeggiato dal mistico Bohdi. Un film d’azione apparentemente nella norma è portato a livelli stratosferici da una regia tiratissima, al cardiopalma, dal ritmo praticamente vertiginoso. Due, in particolare, le sequenze d’antologia: il lungo inseguimento tra Utha e Bohdi per le strade della città e il tuffo dall’aereo senza paracadute. (andrea tagliacozzo)

The Hurt Locker

Nella guerra mai conclusa in Iraq, in mezzo ai quasi cinquemila soldati americani uccisi, ai morti civili mai ufficialmente calcolati, al disastro umano ed economico voluto da una presidenza potente e bugiarda, si muove un gruppo di artificieri che ha l’incarico ad altissimo rischio di disinnescare le bombe che a migliaia producono attentati e vittime. Si tratta di militari coraggiosi e pazzi, drogati di adrenalina, vittime essi stessi del loro lavoro, incapaci o impotenti nell’inseguire una vita che altri definirebbero “normale”. Ma la normalità non esiste nel delirio di una guerra stupida e assurda. Ben 6 Premi Oscar nel 2009: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Sonor, Miglior Montaggio e Miglior Montaggio Sonoro.

The loveless

Don Ferguson, Willem Dafoe, Marin Kanter, Robert Gordon, Tina L’Hotsky, Liz Gans. Un gruppo di motociclisti si ferma in una piccola cittadina del Sud lungo la strada per le gare di Daytona. Omaggio diseguale a Il selvaggio: pretenzioso e praticamente senza trama, con musica rockabilly in proporzione di cinque a uno sulle parti dialogate. Tuttavia, impressionante sul piano visivo, come un quadro di Edward Hopper degli anni Cinquanta.

Strange Days

Sgargiante ma disturbante miscela di azione futuribile e rilevanza sociale. Fiennes è uno spacciatore di registrazioni mentali di esperienze reali, di cui alcuni sono diventati dipendenti; poi incappa in una oscura cospirazione delittuosa che coinvolge i suoi clienti. Roboante e ambizioso, ma capace di catturare, a sprazzi, il brivido da assuefazione della realtà virtuale anche se la storia d’amore interrazziale tra Fiennes e la Bassett alla fine suona fasulla. Cosceneggiato da Jay Cocks e James Cameron. Super 35.

Il mistero dell’acqua

Prima vicenda. Nel 1873, sull’isola di Smuttynose, New Hampshire, si consuma una strage: due donne vengono trovate massacrate a colpi di accetta, una terza sopravvive, mentre un pescatore viene accusato del crimine e impiccato.
Seconda vicenda. Ai giorni nostri, due giovani coppie si aggirano in quegli stessi luoghi: si tratta di Jean, fotoreporter incaricata di un servizio sull’antico crimine, e di suo marito Thomas, scrittore in crisi, più il fratello di Thomas e la sua ragazza. Fra i quattro non tardano a scatenarsi le tensioni.
Che la Bigelow abbia palesato o meno nei suoi film uno sguardo «femminile» è questione dibattuta e in fondo oziosa. Ciò che conta e sconcerta nella sua ultima prova, comunque, è l’esplicita tematizzazione del femminile in termini perfino un po’ programmatici, con tanto di genealogie «alte». Il mistero dell’acqua (ma il titolo italiano, così come il trailer, è fuorviante: in originale è Il peso dell’acqua) da thriller si trasforma in «film d’autore», da Ore 10: calma piatta vira subito verso Cime tempestose . E come per Jane Campion, le sorelle Brontë appaiono il referente immediato più chiaro di questo racconto che Leslie Fiedler avrebbe definito senza dubbio un northern.
Ma, diciamolo subito, la ricerca di padri nobili non è un’operazione particolarmente interessante, perché al contrario il film affascina proprio per la sua incompiutezza e inconcludenza: le due storie non si incontrano mai, ogni suspense muore dopo dieci minuti e la soluzione è quella che tutti si aspettano. Accostabile a Picnic ad Hanging Rock, Il mistero dell’acqua raggiunge tuttavia l’ambiguità e l’enigma non per sottrazione, bensì per accumulo, per furia barocca. Dopo essersi negato come thriller, si distrugge come film psicologico. Sfiora l’erotico, il gotico, il catastrofico, ma è in realtà un viaggio alle radici dell’America, un canto puritano sul Male e l’Innocenza che si arresta alle soglie di un orrore che non riesce a cogliere, confermando in tal modo l’opinione di quel geniale viaggiatore secondo il quale non sono i Paesi dalla Storia più antica i più ossessionati dal passato, bensì quelli più giovani, come l’America. I personaggi del film, uomini e donne, saranno tutti puniti e nessuno di loro – scrittori o fotografi che siano – giungerà a una conoscenza che possa salvare se stesso e gli altri. L’isteria dello stile della Bigelow getta una luce strana sulle sue pellicole precedenti; ma per gli stessi motivi per cui ci incuriosisce sul percorso dell’autrice, Il mistero dell’acqua appare un’opera inesorabilmente di passaggio. (emiliano morreale)

Il buio si avvicina

In realtà, questa storia (sopra la media) di vampiri somiglia più a un film sui lupi mannari. Il cowboy Pasdar viene letteralmente morso dalla Wright e si unisce a un gruppo di sanguisughe di montagna che vagano per il West in un furgone. Un horror diretto con stile, che riunisce tre membri del cast di Aliens — Scontro finale: Henriksen, Paxton e la Goldstein.

Blue Steel – Bersaglio mortale

L’agente di polizia Megan Turner sventa una rapina in un supermercato uccidendo un delinquente armato di pistola. L’arma viene raccolta da un cliente, l’agente di borsa Eugene Hunt, che riesce a dileguarsi senza farsi notare. L’uomo, psicologicamente disturbato, incide il nome della poliziotta su alcuni proiettili e, durante una passeggiata notturna, uccide la prima persona che gli capita a tiro. Un eccellente thriller, estremamente elegante e stilizzato nella messa in scena. I preziosismi stilistici della Bigelow riescono a mascherare le pecche della sceneggiatura, intrigante ma non perfetta. (andrea tagliacozzo)