Punto di non ritorno

Nel 2047, viene inviata una missione di salvataggio su Nettuno, quando la navicella in esplorazione “Event Horizon” riappare misteriosamente così come era inspiegabilmente scomparsa sette anni prima. L’equipaggio è scomparso, ma c’è un’inquietante presenza a bordo, probabilmente collegata al buco nero che sta per deformare lo spazio. Opera ben recitata, inizia in maniera promettente, ma diventa sempre più improbabile, non dando alcuna spiegazione per gli strani eventi che si susseguono. Ci sono alcune intense scene horror. 

Le colline hanno gli occhi

Per il suo anniversario di matrimonio, l’ex detective della polizia di Cleveland «Big Bob» Carter decide di recarsi con tutta la famiglia in California. Caricata la jeep e la vecchia roulotte Airstream, con la moglie, i tre figli, il genero, la nipotina e i due cani, si avvia verso Ovest. Il desiderio del capofamiglia di percorrere strade poco trafficate lo spinge a chiedere informazioni a un addetto di una pompa di benzina dallo strano comportamento. Questi consiglia loro un percorso che li porterà nel bel mezzo di una zona desertica isolata. Un inaspettato incidente dà il via a una serie di inquietanti episodi che rivelano la presenza in queste lande desolate di altri abitanti.

Remake del classico film di Wes Craven; come nel prototipo si fanno coincidere le pulsioni di fondo dei due clan per dimostrarne la sostanziale identità. L’horror è comunque robusto, seppur con un inevitabile cedimento finale.

I seduttori della domenica

Amore e sesso in quattro paesi. L’episodio britannico, con Moore, è una farsa vecchia maniera. Il bozzetto francese, con Ventura, è intrigante ma non va da nessuna parte. La scenetta italiana è a tratti decisamente divertente. La parte americana, scritta, diretta e interpretata da Wilder, è una favola pretenziosa con un paziente d’ospedale, brutta e imbarazzante. Conosciuto anche come Sunday Lovers.

Il grande cuore di Clara

Una domestica giamaicana (Whoopi Goldberg) si prende cura di un adolescente, sconvolto dall’imminente separazione dei genitori. La coppia è entrata in crisi con l’improvvisa morte del primo figlio e il divorzio sembra l’epilogo più probabile della loro storia. Prevedibile e sciropposo, il film, nonostante la regia del veterano Milligan e la presenza della Goldberg, proprio non funziona.
(andrea tagliacozzo)

Ai confini della realtà

Dan Aykroyd e Albert Brooks offrono un divertente prologo ad alcuni racconti bizzarri (in effetti, tre riprese dalla serie tv di culto creata da Rod Serling), ma nessuno di questi rende lo spettacolo indimenticabile… e per dirla tutta, nessuno migliora l’originale. Il migliore è quello finale, remake di Nightmare at 20,000 Feet, con Lithgow passeggero aereo terrorizzato, anche se pure questo è più esplicito (e quindi meno intrigante) della versione anni Sessanta.

Hanky Panky – Fuga per due

Uno stravagante architetto newyorkese viene coinvolto nella caccia a un nastro contenente un importante segreto militare. La sorella di un pittore, misteriosamente assassinato, aiuta l’uomo a sfuggire agli agenti della sicurezza nazionale e ad alcuni malavitosi fortemente interessati alla preziosa registrazione. Poco originale nello spunto (preso in prestito da
Intrigo internazionale
), piuttosto fiacco nella realizzazione, un film che non ha quasi nulla di realmente divertente, nonostante l’impegno di Gene Wilder e di sua moglie Gilda Radner. Nel 1981, Sidney Poitier aveva diretto Wilder in coppia con Richard Pryor nel più riuscito
Nessuno ci può fermare
.
(andrea tagliacozzo)

The Doors

Negli anni Sessanta, Jim Morrison, appassionato di poesia, abbandona il corso cinematografia per fondare un gruppo rock, i Doors, del quale diviene il cantante e il leader indiscusso. Raggiunto il successo, Jim, sotto il costante effetto dell’LSD, conduce una vita sfrenata, dissoluta e all’insegna della trasgressione. Ambiziosa (e confusa) biografia rock del celebre cantante, straordinaria sul piano puramente visivo, ma «flippata» quanto il suo protagonista, interpretato con grande aderenza fisica da Val Kilmer (che in
Una vita al massimo
veste, in un contesto surreale, i panni di un’altra star del rock: Elvis Presley). Il meglio e il peggio di Oliver Stone in un unico film.
(andrea tagliacozzo)