Nave fantasma – Ghost Ship

Una squadra di salvataggio avvista alla deriva nelle vicinanze una nave di linea da tempo dispersa e pensa a un colpo di fortuna. Una volta a bordo, affronterà un ambiente decisamente sinistro oltre a un allarmante tasso di mortalità. Monotono e prevedibile viaggio dell’orrore, con un abuso di spargimenti di sangue.

Pathfinder – La leggenda del guerriero vichingo

Nel Nord America, cinquecento anni prima della scoperta di Cristoforo Colombo, un ragazzo vichingo viene lasciato dal suo clan sul campo di battaglia dopo un cruento scontro. Crescerà così con una tribù di nativi americani, finché si troverà a dover combattere contro il proprio popolo.

Doom

Flick fantascientifico non particolarmente originale: un manipolo di ardimentosi marine galattici viene spedito su Marte, presso una colonia spaziale, per investigare sulla misteriosa scomparsa di alcuni scienziati e ricercatori. Le diverse personalità dei soldati si scontrano durante la missione, che ben presto si trasforma in un test di sopravvivenza: esperimenti genetici hanno infatti portato allo sviluppo di una particolare sostanza che, se inoculata, ha la capacità di trasformare un uomo in superuomo, oppure in un mostro aberrante e assetato di sangue. Inutile dire quale dei due casi sia statisticamente più diffuso…
Ormai non è certo una novità, vedere una pellicola cinematografica direttamente ispirata a un videogame. Con l’avvento della moderna grafica poligonale – tradizionalmente fatto risalire al primo Tomb Raider per Playstation – i giochi elettronici sono diventati sempre più simili a film interattivi, tanto da essere originariamente pensati come tali: vita più facile per i produttori, che avevano già fiutato l’affare da tempo. Ricordate Mortal Kombat, Street Fighter o Super Mario? Tutti e tre erano tutto sommato decenti. I realizzatori avevano un unico problema: inventarsi avventure almeno vagamente credibili per personaggi monodimensionali, senza altre caratteristiche se non quella di picchiarsi fino alla morte senza motivo, o di saltare in continuazione da una piattaforma all’altra, persi in mondi assurdi.
Più recentemente, pellicole come Resident Evil (due episodi) o Alone In The Dark hanno avuto a disposizione materiale molto più corposo su cui lavorare, ma guardando i risultati pare non sia stato un gran vantaggio: il primo rimane da archiviare nella categoria «perdita di tempo», mentre il secondo, oltre a non azzeccarci niente con il videogame, riusciva nell’impresa di risultare imbarazzante anche per lo spettatore meglio disposto.
Con questo Doom, si torna al problema iniziale: il videogame non ha uno straccio di trama che possa fare da canovaccio. Quindi si parte da zero, sapendo solo quali devono essere gli ingredienti irrinunciabili: marine spaziali, mostri alieni e grosse armi da fuoco. Il film di Andrzej Bartkowiak, già regista di pellicole di serie B tutto sommato oneste (Romeo deve morire con Jet Li, Ferite mortali con il tamarro-cult Steven Seagal), riesce quantomeno a tirare fuori qualcosa di buono da questi elementi di base. The Rock è credibile – ma che credibilità può mai avere The Rock?? – nei panni del sergente di ferro; gli altri attori forniscono prove di recitazione sicuramente migliore, ma indubbiamente non hanno l’appeal dell’ex campione di wrestling. I mostri sono un mix di cose più o meno già viste: zombie mutati, che si comportano (e usano la lingua) proprio come il caro, vecchio Alien.
Un plauso va invece alle ambientazioni, molto fedeli a quelle del videogame, e alla scelta di raccontare come si sia arrivati alla situazione – familiare per il giocatore – del marine solitario che combatte contro i mostri, unendo idealmente la fine del film e l’inizio del gioco. A proposito del finale, si tratta dell’unica sequenza davvero esaltante. Un bell’esempio di rimediazione: il linguaggio del videogioco trasposto in campo cinematografico, con un grande risultato. Peccato che duri solo cinque minuti. (michele serra)

The Chronicles of Riddick

Riddick
(Vin Diesel)
all’anagrafe Mark Vincent) detenuto pluriricercato e mago delle evasioni, dotato della capacità di vedere anche nel buio, scampa all’agguato di una banda di cacciatori di taglie e finisce sul pianeta Helios. Qui ritrova l’imam
(Keith David)
che aveva salvato nel film precedente (il non banale

Pitch Black).
Prima di scampare a una retata, Riddick incontra Aereon
(Judi Dench),
essere ectoplasmatico
(elementale),
che sollecita il suo aiuto per sconfiggere Lord Marshal
(Colm Feore),
il potente signore dei
necromonger,
una setta di zombie dotata di formidabili poteri che è determinata a cancellare ogni forma di vita non disposta a sottomettersi al suo credo. Lui è infatti uno dei pochi sopravvissuti del popolo dei
furiani,
indomiti guerrieri temuti da Lord Marshal. Ma il criminale dal cuore tenero scopre anche che l’unica persona al mondo che davvero conti qualcosa per lui, Kyra
(Alexa Davalos),
la ragazzina di
Pitch Black
ormai fattasi donna, si trova rinchiusa in una prigione di massima sicurezza su un pianeta il cui nome è tutto un programma:
Crematorion.
È lì che l’eroe si recherà, curando di tornare in tempo per salvare l’umanità o ciò che ne rimane.

D’accordo, da
Star Wars
in poi il genere
fantasy
ha sempre prosperato sulle sage a episodi. La fregatura è che se ti perdi la prima puntata, rischi di non capirci più nulla. Queste
Cronache
non corrono il rischio, perché è assai esile il filo che le lega al precedente
Pitch Black.
Oltre al protagonista, sono solo due i personaggi che fungono da
trait d’union
con il
prequel.
Ma ambientazione e intreccio sono così differenti che presto anche quell’esile filappero si spezza.

Ed è un vero peccato: malgrado lo sfoggio di tecnologie, scenografie, comparse, campi lunghi ed effettacci grafici, la vicenda non riesce infatti a involarsi.
David Twohy,
che aveva diretto con mano sicura l’inquietante ergastolano dallo sguardo che penetra la notte nella lotta contro i terribili vampironi alati di
Pitch Black,
deve qui tenere sotto controllo un budget forse troppo pingue per le sue sole forze. L’ennesima conferma che la
science fiction,
senz’anima e con poche idee, si declassa a videogioco. Lui, Vin Diesel, pare tuttavia non demordere: trilogia aveva da essere e trilogia sarà. Appuntamento sul pianeta Furia, dove il Nostro farà ritorno per cercare di riconciliarsi col suo passato. Non ci struggeremo nell’attesa.

(enzo fragassi)