Yellow 33

Hector è un giocatore di basket sul punto di passare dai campionati universitari al circuito professionistico. Il ragazzo però, causa una vita privata decisamente complicata, non si sforza granché per meritarsi la promozione e preferisce lasciarsi andare a comportamenti poco ortodossi. Sembrerebbe un titolo originale
Yellow 33
, esordio di Jack Nicholson dietro la macchina da presa. E invece si intitolava
Drive, He Said
e in fondo non era neppure la prima volta che l’attore mostrava ambizioni registiche: infatti Nicholson diresse nel 1963, senza essere accreditato, alcune sequenze de
La vergine di cera
di Roger Corman, in cui recitava da protagonista.
Yellow 33
è un film come se ne facevano negli anni Settanta: anarcoide, sboccato e scollacciato. Oltre a essere l’unico in cui Nicholson non riveste il ruolo principale, è il migliore dei tre che ha diretto finora (gli altri sono
Verso il sud
e il
Il grande inganno
, sfortunato sequel di
Chinatown
), dimostrando – se non un talento eccezionale – almeno una vocazione genuina per la regia. Il meglio del film sta nella rievocazione di un contesto giovanile sfasato, colto in diretta e senza mediazioni di tipo sociologico. Magistrali, come al solito, Bruce Dern e Karen Black, che al cinema americano hanno dato più di quanto sia stato loro riconosciuto.
(anton giulio mancino)

Easy Rider – Libertà e paura

Due hippie, Billy e Wyatt, si dirigono in sella alle proprie motociclette verso New Orleans. Durante il viaggio, hanno più volte l’occasione di constatare l’ostilità che il cittadino medio americano prova nei loro confronti. La polizia li arresta con un banale pretesto, ma grazie all’intervento di un giovane avvocato riottengono la libertà. Un film ormai entrato nel mito: non tanto per meriti suoi cinematografici (comunque notevoli), quanto per quello che ha rappresentato per la generazione dei tardi anni Sessanta, un vero e proprio manifesto della cultura alternativa. Ottima la colonna sonora (con canzoni dei Byrds, The Band, Jimi Hendrix, Roger McGuinn e Bob Dylan) e l’interpretazione di Jack Nicholson, nel ruolo marginale ma fondamentale dell’avvocato.
(andrea tagliacozzo)

Quattro tocchi di campana

In un villaggio del Nuovo Messico, un vecchio pistolero, ormai a riposo, ha trovato dimora assieme alla propria famiglia. L’arrivo in città di un pistolero più giovane suscita la curiosità della gente, quasi desiderosa di assistere a un mortale duello fra i due. Western originale e atipico, non memorabile, ma particolarmente attento alle psicologie dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Buttati Bernardo!

Accattivante e originale pellicola su un ragazzo con genitori iperprotettivi, che cerca di imparare le cose della vita dall’insensibile attrice Hartman. Non affascinerà proprio tutti ma la recitazione è meravigliosa, con un esilarante Dolph Sweet nei panni di un duro poliziotto. Le location di New York danno un gran contributo. Scritto da Coppola a partire da un racconto di David Benedictus. La canzone che dà titolo al film è dei Lovin’ Spoonful. Nomination all’Oscar per Geraldine Page.

Jimmy Dean, Jimmy Dean

Vent’anni dopo la morte di James Dean, avvenuta nel 1955, cinque vecchie fans dell’attore si ritrovano in un torrido emporio texano per commemorarlo insieme. Rievocano quelli che avrebbero dovuto essere bei tempi e invece viene a galla la falsità e la vanità di quei ricordi. Film d’impianto teatrale, realizzato in un unico ambiente, tratto da una commedia di Ed Graczyk. Davvero straordinarie le interpreti. (andrea tagliacozzo)

Complotto di famiglia

L’ultimo film di Alfred Hitchcock (scomparso il 24 aprile del 1980 all’età di ottantuno anni). Una vecchia signora incarica una giovane medium e il fidanzato di questa, un attore fallito, di ritrovarle il nipote. I due scoprono che l’uomo, abbandonato al momento della nascita, è diventato un incallito criminale. Lo smalto, ovviamente, non è più quello di un tempo e il maestro del brivido chiude in tono minore la sua carriera, anche se con un film ironico e divertente che, a suo modo, funziona. Di Hitchcock appare la silhouette dietro una porta a vetri.
(andrea tagliacozzo)

Nashville

Brillante mosaico di Altman sulla vita americana, vista attraverso 24 personaggi coinvolti in una manifestazione politica a Nashville. Ricco di convincenti studi caratteriali e di bozzetti acuti e divertenti, e apparentemente realizzato in totale libertà stilistica. Caleidoscopico, frammentario melodramma musicale, uno dei capolavori del cinema anni Settanteìa, con cui Altman rinnova e critica il cinema classico hollywoodiano.

La struttuta narrativa aperta, dove tutto s’intreccia con tutto, permette al film di affrontare una serie di temi e aspetti della società americana senza imporre un punto di vista preciso, ma anche senza preoccupazioni didascaliche e moralistiche. E la “babele dei personaggi” è sottolineata dalla babele delle colonne sonore che riverberano la confusione esistenziale che attraversa il film. Oscar alla canzone I’m Easy di Carradine. Elliott Gould e Julie Christie compaiono nei panni di se stessi. 

Invaders

Un ragazzino di dieci anni, appassionato di storie fantascientifiche, vede atterrare un’astronave dietro una collina. Gli scettici genitori, andati in perlustrazione, tornano stranamente cambiati. Blando rifacimento de Gli invasori spaziali, un classico della fantascienza diretto nel ’53 da William Cameron Menzies. Il film, diretto dal regista di
Poltergeist
, parte bene, ma perde rapidamente colpi strada facendo. Jimmy Hunt, che nella pellicola originale interpretava il bambino, appare nei panni del capo della polizia.
(andrea tagliacozzo)

La casa dei 1000 corpi

Una notte di sanguinoso terrore ha inizio quando due deficienti e le loro ragazze visitano il “museo dei mostri e dei pazzi” del capitano Spaulding. Questo infantile mix fra Rocky Horror Picture Show e Non aprite quella porta sacrifica un genuino terrore a favore di atrocità gratuite e di ininterrotte volgarità. Il rocker Zombie, che ha una spontanea predilezione per l’horror, compare senza motivo qua e là in clip televisive di pellicole d’epoca. Girato nel 2000. Con un sequel: La casa del diavolo.