La ragazza del peccato

Un cinquantenne avvocato di successo accetta di difendere una giovane e disinibita ragazza di provincia implicata in un processo per rapina a mano armata. L’uomo riesce a farla assolvere e, nonostante sia sposato a una donna che ama e rispetta, s’innamora perdutamente della ragazza. Da un romanzo di Georges Simenon, un dramma interessante ma non del tutto riuscito. Al termine delle riprese del film, Gabin, inizialmente diffidente, ebbe parole d’elogio per la giovane Bardot. (andrea tagliacozzo)

Il fascino discreto della borghesia

Un gruppo di borghesi (due coppie, una ragazza e l’ambasciatore di una nazione latinoamericana) non riesce a ultimare un pranzo di società, e passa attraverso una serie di assurde vicissitudini. Di tanto in tanto, li ritroviamo a camminare per una strada di campagna. Nel pieno della sua seconda giovinezza (tra i sessanta e gli ottant’anni), Buñuel rimane il vecchio surrealista di sempre – anzi, forse il maggior artista surrealista di tutti i tempi – anche quando abbassa il tono del racconto e approda a un capolavoro di understatement. Una sceneggiatura piena di un continuo, quieto e devastante senso dell’umorismo; la sordina messa a tutti i movimenti; l’arma micidiale dell’ironia – una delle più terribili a disposizione del borghese, diceva Pasolini – rivolta contro la borghesia stessa. La rabbia ha fatto posto a un sentimento amarissimo e nichilista, che preserva il film dall’invecchiamento. Magistrali i momenti sadomaso, indimenticabile il prete giardiniere armato di fucile. Oscar per il miglior film straniero, ma ovviamente Buñuel non andò a ritirarlo. (emiliano morreale)

Il fantasma della libertà

Il film, uno dei più noti e riusciti del regista spagnolo, è un carosello di episodi, più o meno folli e grotteschi, che ruotano intorno a un unico argomento: la libertà. Le storie si susseguono l’una all’altra, mentre i personaggi si scambiano una sorta di testimone ideale. Tra le sequenze più famose, quella di un uomo che uccide i passanti dal trentesimo piano di un grattacielo. (andrea tagliacozzo)

Quell’oscuro oggetto del desiderio

L’ultimo film di Bunuel è anticonformista come ogni suo classico: Rey, ricco sadomasochista, si innamora perdutamente di una giovane donna, e lei è contentissima di farlo “soffrire”. Il colpo di genio più bizzarro di Bunuel è far interpretare la ragazza alternativamente dalla Bouquet e dalla Molina. Girato in Francia, con Rey originariamente doppiato da Michel Piccoli. Ispirato a un romanzo di Pierre Louïs, già adattato diverse volte per lo schermo, la più importante delle quali in Capriccio spagnolo di Josef von Sternberg (1935). Due nomination agli Oscar, per il Miglior Film Straniero e per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.