Calendar Girls

Un tranquillo paese dello Yorkshire, Skipton. Quella fetta di Inghilterra con le pecore, il verde, i muretti a secco e le famigliole con villetta e garage. Qui un gruppo di donne, non giovanissime né bellissime, si riunisce nella locale sezione del Women’s Institute per disquisire ora di broccoli, ora di composta di prugne, ora di lavoro a maglia, ora di fiori secchi… Una di loro, Annie, ha il marito malato. Che muore di leucemia. E mentre le riunioni riprendono, Annie e Chris, la più vivace delle signore e sua amica da una vita, cercano un modo per raccogliere fondi: vogliono comprare un divano per la sala d’attesa dei parenti da regalare all’ospedale. Chris ha un’idea: fare un calendario. Ma non con le foto delle chiese o delle torte, come sempre: con le loro foto. Nude. Comincia l’opera di convincimento delle altre dame ritrose (ma non troppo…), della presidentessa dell’associazione nazionale, dei mariti. Arriva il momento del servizio fotografico. E poi il successo, Hollywood, i giornalisti, i soldi…
Commediola tutta inglese basata su una storia vera (fu il calendario del 2000 che incassò dalle vendite qualcosa come 600 mila sterline) firmata dal regista Nigel Cole (L’erba di Grace). Leggera, divertente solo a tratti, molto scontata. Furbetta quando vuole strappare la lacrimuccia. Il soggetto è tuttavia simpatico: purtroppo, si capisce dove si va a parare dalla prima inquadratura. E lo svolgimento è a volte noioso, soprattutto nella seconda parte, quella hollywoodiana, francamente di troppo. Forse, tra i difetti del film, c’è anche la volontà del regista di mettere troppa carne al fuoco (che c’entra quella scena del figlio che sembra volersi buttare giù dalla roccia?). Presentata come la risposta rosa a Full Monthy, Calendar Girls è comunque molto ben interpretato dalle lady con cellulite, rughe e quant’altro. Che sanno ridere di se stesse, sanno mettere in atto nel loro piccolo una storica rivoluzione, facendosi fotografare nude dietro all’annaffiatoio del giardino o a una tavola imbandita, sedute con il cappello di Babbo Natale intonando Merry Christmas. Ad ogni modo si esce dal cinema di buon umore. È tutto. (d.c.i.)

In viaggio con Evie – Driving Lessons

Una commedia di formazione che ha per protagonista un teenager imbranato, Ben (Rupert Grint), oppresso da una madre un po’ bigotta (Laura Linney) che lo controlla molto da vicino, mentre i suoi coetanei se la spassano. Tutto cambia per Ben quando incontra un’anziana ma vulcanica ex attrice, Evie (Julie Walters), che lo inizia all’arte della recitazione, spingendolo a seguire i propri istinti fino a Edimburgo, dove si tiene un rinomato festival teatrale.

Billy Elliot

Billy Elliot è un adolescente con la vocazione per la danza classica, che nel nord Inghilterra – dove vive – è considerata cosa da femminucce. Nascondendolo al padre e al fratello, minatori impegnati nello sciopero anti-Thatcher, Billy segue lezioni di danza aiutato da un’insegnante che ha riconosciuto il suo talento e che desidera proporlo per un’audizione presso una prestigiosa scuola di Londra. Billy Elliot si colloca molto al di sopra della media dei prodotti per ragazzi. E se solo lo paragoniamo a film italiani quali Domani e Domenica ci rendiamo immediatamente conto di quanto spessore sociologico e quanta capacità di sintonizzarsi con l’universo adolescenziale sia presente in quest’opera prima di Stephen Daldry. Certo, è indubbio che Billy Elliot giochi abbastanza sul sicuro e non rinunci qua e là a essere accattivante e conciliante (specialmente nell’ultima sequenza, che stona con l’impianto realistico dell’intero film). Da questo punto di vista, il parallelo con Full Monty calza a pennello a Billy Elliot : entrambe le pellicole condividono la tendenza diffusa nel cinema inglese contemporaneo a spingere la protesta sociale sul piano dell’umorismo e a non negare in ultima analisi un lieto fine consolatorio.
Insomma, a fronte di un modello cinematografico rigoroso e intransigente – comune a molte delle migliori opere di ambiente operaio e proletario di Ken Loach, Stephen Frears e Mike Leigh – Billy Elliot , analogamente a Full Monty e Svegliati Ned , rivela un bisogno di spingere sul pedale commerciale trasformando gli spunti satirici in fruttuose occasioni da commedia. In compenso il film di Stephen Daldry conserva un’ammirevole sincerità di fondo, che tempera anche molti passaggi convenzionali: il clima familiare perennemente teso, la descrizione della realtà di un piccolo centro messo in crisi dalla vertenza sindacale, la capacità di far coesistere la «fiaba» di Billy con la consuetudine di un’ingrata esistenza vengono delineati con sapienza e semplicità. E senza ricadere nella roboante e plastificante retorica del cinema per ragazzi made in Usa. Davvero niente male per questo racconto di formazione, inscritto in una struttura lieve, straniante e bizzarra da musical. Tre nomination agli Oscar. (anton giulio mancino)

Mamma mia!

Mamma mia!

mame cinema MAMMA MIA! - STASERA IN TV IL MUSICAL CULT sophie
Amanda Seyfried nel ruolo di Sophie

Diretto da Phyllida Lloyd e scritto da Catherine Johnson, Mamma mia! (2008) ha come protagoniste due donne, la giovane Sophie (Amanda Seyfried) e sua madre Donna (Meryl Streep). Le due vivono sulla piccola isola di Kalokairi, in Grecia, dove gestiscono un hotel chiamato Villa Donna. Sophie sta per sposare il suo fidanzato, Sky (Dominic Cooper), ma sente la mancanza della presenza di suo padre in un giorno così importante per lei. Ma c’è un problema: lei non sa chi sia suo padre.

Un giorno, però, trova un vecchio diario di sua madre, nel quale legge che Donna ha frequentato tre uomini diversi prima della nascita della figlia. Sophie decide quindi di spedire gli inviti per il suo matrimonio ai tre uomini menzionati nel diario, nella speranza di scoprire l’identità del padre. L’arrivo dei tre sull’isola genererà non poco scompiglio e Donna dovrà fare i conti con emozioni e sentimenti che credeva perduti.

Curiosità

  • Mamma mia! è l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA. E, in Gran Bretagna, è diventato il DVD più venduto di tutti i tempi, con più di 5 milioni di copie al suo attivo.
  • Inoltre, è il musical che ha incassato di più nella storia del cinema, guadagnando $144 130 063 negli USA e $465 711 574 nel resto del mondo.
  • Il film si è aggiudicato gli Empire Awards nella categoria Miglior colonna sonora, ottenendo anche nomination ai Golden Globe, ai BAFTA e agli MTV Movie Awards.
  • Per il ruolo di Sam, Pierce Brosnan ha vinto i Razzie Awards nella categoria Peggior attore non protagonista.
  • Sulla scia del successo della pellicola, uscirà tra il 2018 e il 2019 Mamma mia: Here we go again!, il prequel incentrato sulla gioventù di Donna. La protagonista sarà Lily James (Cenerentola, Guerra e Pace).