I segreti di Osage County

I segreti di Osage County

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Violet Weston con le due figlie Barbara e Ivy

Basato sulla pièce teatrale Agosto, foto di famiglia di Tracy Letts, I segreti di Osage County inizia con la voce di Beverly Weston, un uomo che vive insieme alla moglie Violet (Meryl Streep), affetta da un tumore alla bocca. Un giorno, Beverly scompare e una delle figlie della coppia, Ivy, l’unica che vive ancora coi genitori, raduna le sorelle e gli altri membri della famiglia per ritrovare il padre. La riunione di famiglia, tuttavia, si rivela disastrosa, portando alla luce segreti e scandali che sconvolgeranno tutti i presenti. Alla fine, ognuno dovrà fare i conti con i propri problemi, rendendosi conto di essere solo in questo arduo compito.

Accoglienza

L’interpretazione di Meryl Streep, come sempre, è stata straordinaria. L’attrice si cala in modo impeccabile nel ruolo di una donna cinica, rancorosa e disperata, che mostra al mondo un volto duro e disilluso per mascherare la propria paura della morte e della solitudine. E le figlie, interpretate da Julia Roberts, Juliette Lewis e Julianne Nicholson, vengono messe di fronte al fallimento delle proprie vite. Lodevole anche Benedict Cumberbacht, nel ruolo del cugino impacciato e goffo delle ragazze Weston.

Ma che cosa ne pensano i critici cinematografici? James Berardinelli, di ReelViews, sottolinea l’importanza del lavoro del cast: “il film è basato tutto sulla recitazione. Questo ha un senso perché la trama non offre molto che possa essere considerato nuovo o straordinario.”

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Benedict Cumberbacht e Julianne Nicholson in una scena del film

Richard Roeper, inoltre, dice che “il film è a volte perfidamente divertente, ma in ultima analisi, un aspro, forte, racconto di una delle famiglie più disfunzionali del moderno teatro americano.” Tom Huddleston, di Time Out, definisce il tutto “un melodramma sfacciato, sboccato, consapevolmente offensivo, intermittente e perspicace ed ha un buco dove dovrebbe starci un cuore.”

Qualche critica, invece, da USA Today e Newsday riguardo al gergo volgare utilizzato dai personaggi. Altri, invece, ritengono questa scelta linguistica coerente con il contesto in cui sono ambientate le vicende.

Un segreto tra di noi

La famiglia Taylor sembra avere tutto per essere la tipica famiglia felice americana: il padre Charles è un affermato professore universitario, il figlio Michael è uno scrittore di successo, la figlia minore Ryne è appena stata ammessa a un’esclusiva facoltà di legge mentre la madre Lisa sta per diplomarsi al college, dopo avere dedicato la vita alla famiglia. Ma un incidente getta in crisi la famiglia, riaprendo vecchie ferite e riportando a galla problemi mai risolti.

Linea mortale

Cinque studenti in medicina decidono di tentare un ardito esperimento. Portandosi a turno in uno stato di morte temporanea, riescono scoprire cosa ci cela oltre la vita. La prova, benché riuscita, contribuisce a risvegliare nei cinque giovani i fantasmi del passato, i sensi di colpa che, in forma diversa per ognuno di loro, si materializzano nella vita reale. Il soggetto è intrigante, l’esecuzione decisamente meno, nonostante il buon cast. Ma in seguito Joel Schumacher – in precedenza autore dell’interessante horror
Ragazzi perduti
– farà anche di peggio. La Roberts tornerà a lavorare con il regista in
Scelta d’amore
.
(andrea tagliacozzo)

A letto con il nemico

A letto con il nemico

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Una scena del film

Basato sull’omonimo romanzo di Nancy Price, A letto con il nemico ha come protagonista una coppia di coniugi, Martin (Patrick Bergin) e Laura (Julia Roberts) Burney. I due vivono in un quartiere esclusivo di Cape Code e la loro vita sembra felice e spensierata. Ma, come spesso accade, si tratta solo di apparenza. Martin, infatti, è un uomo dalla personalità ossessiva-compulsiva e picchia spesso sua moglie per futili motivi. Laura, disperata, progetta una fuga e scompare. Tuttavia, Martin non si arrende, essendo troppo possessivo per ammettere che lei possa essere viva e più serena da qualche altra parte. Riuscirà Laura a liberarsi per sempre di questo marito violento? Oppure, ha lasciato dietro di sé tracce che rischiano di rigettarla nell’incubo?

Curiosità

  • Il film ha ottenuto quattro nomination per i Saturn Awards del 1992 per Miglior film horror, Miglior attrice protagonista a Julia Roberts, Miglior attore non protagonista a Patrick Bergin e Migliore colonna sonora a Jerry Goldsmith.
  • In più, la pellicola ha vinto ai BMI Film & TV Award del 1992 per la Miglior colonna sonora.
  • Con un budget di 19 milioni di dollari, il film ha incassato quasi 175 milioni di dollari. Un successo, quindi, inaspettato.
  • Inoltre, la pellicola è stata trasmessa per la prima volta in Italia su Canale 5 nel 1993, totalizzando 7.208.000 telespettatori. Anche gli italiani, di conseguenza, hanno apprezzato A letto con il nemico.
  • Tuttavia, il regista Joseph Ruben si è aggiudicato gli Yoga Awards del 1992 per il Peggior film straniero.

Closer

Ambientato nella Londra dei giorni nostri, il film narra le vicende di quattro personaggi che si conoscono, si uniscono in matrimonio, per poi intrecciarsi scambiandosi i rispettivi partner e per tornare infine alla situazione iniziale. Dan, innamorato di Alice, splendida ed insicura ex spogliarellista incontrata appena giunta a Londra, conosce la sofisticata Anna e inizia a esserne tormentato. Lei non sembra ricambiare, ma la passione di lui la stuzzica e la tenta fino al punto di farla cedere alle sue lusinghe e di lasciare Larry, il marito conosciuto grazie a un sadico scherzo di Dan. Con l’unione di Dan e Anna, per gli altri due si apre un periodo di angoscia e disperazione…

Confessioni di una mente pericolosa

La vera storia di Chuck Barris, o così dice lui. Un importante autore televisivo di programmi ultra pop, come
Il gioco delle coppie, Tra moglie e marito, La corrida,
che di notte uccide per la Cia. Una vita vissuta pericolosamente, tra assassini a sangue a freddo e puntate pilota, tra spie nemiche e indici di gradimento. La pistola con il silenziatore e i dati audience, la ragazza conosciuta da giovane, decisa a sposarlo e a perdonargli tutti i tradimenti, o la misteriosa e fatale donna incontrata a Berlino Ovest? Due esistenze parallele che, alla lunga, si intrecciano, mischiandosi pericolosamente, fino ad arrivare alla paranoia, alla schizofrenia e all’esaurimento nervoso. Come uscirne? Semplicemente raccontando tutto e liberarsi del fardello. Nessuno sa con precisione se l’autobiografia di Chuck Barris sia reale o semplicemente frutto della sua fantasia, certo è che è risultata essere il soggetto perfetto per il debutto alla regia di George Clooney. Il bello di Hollywood, che recita anche in una piccola parte, ha voluto come sceneggiatore il geniale Charlie Kaufman, già autore di
Essere John Malkovich
e il
Ladro di orchidee.
Un film fatto in famiglia, prodotto dall’amico Steven Soderbergh e recitato dall’amica Julia Roberts, con due comparsate d’eccezione come Brad Pitt e Matt Damon, ironicamente scartati durante una puntata de
Il gioco delle coppie,
a favore di un goffo grassone. Ottima esordio di Clooney, che con la sua ironia e la delirante visionarietà di Kaufman ha permesso al protagonista Sam Rockwell di fare una splendida figura, vincendo anche l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino 2003.
(andrea amato)

La tela di Carlotta

Natale alla fattoria Zuckerman è un momento felice per gli uomini, ma non certo per gli animali. Anche per il maialino Wilbur le preoccupazioni non mancano: rischia infatti di finire tra le portate del banchetto come arrosto. Insieme a Carlotta, la sua amica ragno, cerca di studiare un piano per la fuga

Fiori d’acciaio

In una cittadina della Louisiana, s’intrecciano i destini di sei donne, amiche e confidenti, in un alternarsi di episodi tragici e felici. In particolare, la signora Eatenton è preoccupata per la sorte della figlia Shelby, affatta da una grave forma di diabete. Pellicola tutta al femminile, interpretata da un formidabile gruppo multigenerazionale d’attrici. A mettersi in mostra sono soprattutto l’inossidabile Shirley MacLaine e la quasi esordiente Julia Roberts. L’abile regia di Herbert Ross fa il resto, dispensando commozioni a comando. In definitiva, un film ben fatto, ma fin troppo studiato a tavolino.
(andrea tagliacozzo)

Mystic Pizza

Gradevole ritratto di provincia con una Julia Roberts al suo primo ruolo importante. In una cittadina del Connecticut, le sorelle Kat e Daisy, alle prese con problemi sentimentali, lavorano in una pizzeria assieme all’amica Kat. Quest’ultima fa anche da baby-sitter alla figlia di un giovane architetto, Tim, del quale finisce per innamorarsi.
(andea tagliacozzo)

Duplicity

Il funzionario della CIA Claire Stenwick (Julia Roberts) e l’agente dei servizi segreti britannici Ray Koval (Clive Owen) abbandonano il mondo dei servizi segreti governativi per speculare su una guerra fredda dai profitti esorbitanti che infuria tra due multinazionali rivali. La loro missione? Entrare in possesso della formula di un prodotto che farà la fortuna della società che lo brevetterà per primo. Per i loro superiori – il magnate dell’industria Howard Tully (TOM WILKINSON) e lo spregiudicato amministratore delegato Dick Garsik (PAUL GIAMATTI) – nulla è fuori portata. Ma per Claire e Ray, coinvolti in un gioco dalla posta sempre più alta, il segreto più difficile da custodire è l’attrazione che provano l’una per l’altro. E mentre tentano di trarsi reciprocamente in inganno, i due carrieristi solitari finiscono col mettere a repentaglio i loro piani per salvare l’unica cosa sulla quale non possono bluffare: l’amore.

Mangia, prega, ama

Liz Gilbert ha tutto ciò che una donna moderna può sognare, un marito, una casa e una carriera di successo, ma come tante altre donne è insoddisfatta, confusa e alla ricerca di cosa effettivamente desidera dalla vita. Appena divorziata, trovandosi ad un bivio, Liz decide di allontanarsi dal suo mondo rischiando tutto. Intraprende un viaggio intorno al mondo per tagliare con il passato e ritrovare se stessa. In Italia riscopre il piacere di mangiare, in India arricchisce la sua spiritualità e, inaspettatamente, a Bali ritrova il suo equilibrio interiore grazie al vero amore. Tratto dal romanzo bestseller di Elizabeth Gilbert, Mangia Prega Ama è la prova di come non esista un solo modo di amare la vita e girare il mondo.

Tutti dicono I love you

Le disavventure di una famiglia di classe medio-alta di Manhattan tra casa, Venezia e Parigi. Una vivace confusione che Allen utilizza per realizzare un musical. Il semplice piacere di guardare gli attori cantare meravigliose vecchie canzoni (solo la Barrymore è doppiata) fa dimenticare tutti difetti del film (comprese la mancanza di una storia e la curiosa insensata abitudine delle telecamere di non riprendere chi sta cantando). Tutti sembrano divertirsi un sacco e Woody ritorna con piacere sul suo personaggio di perdente. La colonna sonora è brillantemente arrangiata da Dick Hyman.

Ipotesi di complotto

Sceneggiatura grossolana ma avvincente per narrare le vicende di un tassista newyorkese paranoico, ossessionato da una donna che lavora per il Dipartimento di Giustizia. Un giorno, però, le racconterà una storia, apparentemente sensata, su di una cospirazione e sui tentativi di mascherarla; presto si ritroveranno entrambi coinvolti in una situazione più grande di quanto potessero immaginare. La sceneggiatura non è impassibile di critiche ma rimane comunque piacevole, con Gibson che fa centro nella parte del paranoico. Panavision.

La guerra di Charlie Wilson

A fine anni Ottanta, Charlie Wilson (Tom Hanks) è un deputato del Texas dal forte sentimento patriottico e dalla profonda compassione per gli indifesi. Al tempo il più sfortunato era il popolo afgano minacciato dall’avanzata russa. Joanne Herring (Julia Roberts) era una delle donne più ricche del Texas, nonché un’accanita anticomunista. Ritenendo che la reazione degli americani all’invasione dell’Afghanistan fosse inadeguata, la donna incoraggiò Charlie a rifornire i Mujahideen delle armi e del denaro necessari per opporsi agli aggressori russi. Collega di Charlie in questo arduo compito fu l’agente della CIA Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman), un uomo determinato e pragmatico. La loro opera porterà alla rinuncia delle ambizioni russe sull’Afghanistan.

Mona Lisa Smile

Autunno 1953. Katherine Watson ottiene l’incarico di insegnante di storia dell’arte nel campus di Wellesley, nel New England. L’impatto con il prestigioso istituto non è dei migliori. Qui si formano le future mogli e madri di famiglia della borghesia americana. Le ragazze «devono» sognare l’anello di fidanzamento e non certamente l’ammissione all’università. La carriera è una prerogativa dei loro mariti. In questo clima conformista la giovane insegnante conquisterà poco a poco la fiducia delle proprie allieve, le incoraggerà a ragionare in modo indipendente e a conquistarsi spazi di autonomia. Tra le ragazze c’è Joan, in procinto di fidanzarsi e desiderosa di fare domanda d’iscrizione alla Facoltà di Legge di Yale. Giselle Levy è invece la più disinibita della classe e intreccia relazioni con uomini maturi, tra cui il professore di italiano, Bill Dunbar e il suo psicanalista sposato. Ma sarà Betty Warren, figlia di una delle più facoltose e conservatrici famiglie del paese, a dare il maggior filo da torcere alla nuova insegnante.

Mona Lisa Smile
è stato annunciato come la versione al femminile de
L’attimo fuggente
(1989). In effetti gli ingredienti che accomunano le due pellicole sono molti. Anche qui un insegnante anticonformista tenta di sovvertire le ferree regole di un istituto scolastico e si scontra con l’immobilismo della classe docente ancorata alle tradizioni. Julia Roberts come Robin Williams. Ma
Mona Lisa Smile
non commuove come
L’attimo fuggente,
che aveva più pathos, affrontava un tema delicato come quello del suicidio e scavava molto più in profondità nei drammi dei diversi personaggi.
MLS
si mantiene invece su toni più pacati, da commedia piuttosto che da film drammatico. Per metà un inno all’indipendenza delle donne e per l’altra piccolo affresco della società americana del dopoguerra. Un mondo ancora lontano dal femminismo, in cui le ragazze che si laureavano erano pochissime e la pubblicità raffigurava la donna come una perfetta massaia, accanto al tacchino o con indosso una panciera. Danneggiata da una sceneggiatura debole, la Roberts non riesce a essere trascinante come in altre passate interpretazioni e i momenti di maggior tensione emotiva sono sottolineati dagli archi della colonna sonora più che dalle battute del copione. La sensazione complessiva è quella del già visto o sentito. L’idea di fondo era interessante ed originale, occorreva però insistere di più sulle donne, il vero motore del film. I personaggi sono invece sbiaditi, poco taglienti. La colpa non è però della mediocrità degli attori ma piuttosto di quella del racconto, troppo monocorde, troppo avaro di stimoli per lo spettatore. Nessuna scena o battuta entrerà nella storia del cinema, come invece aveva fatto la celebre «oh capitano, mio capitano» de
L’attimo fuggente.
(francesco marchetti)

The Mexican – Amore senza la sicura

Il giovane Jerry Welbach, diventato accidentalmente il tirapiedi di una cricca di criminali, riceve l’ordine categorico di recarsi in Messico per recuperare un’antica e preziosa pistola chiamata «The Mexican». La sua ragazza Samantha, costretta a rivedere i suoi programmi, va su tutte le furie e, mentre Jerry parte per il Messico, si mette in viaggio per Las Vegas, da sola. Ma anche l’impresa di Jerry si rivela più difficile del previsto: sulla sua strada lo attendono molti loschi individui e addirittura una maledizione. Il film di Gore Verbinski – regista dell’esilarante ma esile Un topolino sotto sfratto – è piuttosto interessante, anche se riuscito solo in parte. Il tono è quasi sempre ironico, da commedia on the road, con un sottofondo malinconico che pervade poco a poco i segmenti interpretati dalla Roberts e dall’ottimo James Gandolfini. Eppure la sceneggiatura – al contempo semplice (nelle premesse) e arzigogolata (nella risoluzione delle stesse e nell’intersecarsi dei set e dei vari personaggi) – non convince del tutto: a partire dalla natura gay del personaggio di Gandolfini, troppo all’insegna del politicamente corretto, che finisce per sfociare nel dolciastro e, paradossalmente, nei soliti luoghi comuni. La scelta di Brad Pitt – macho in Fight Club e nel recente Snatch – nei panni di un perfetto imbranato all’inizio disorienta, ma poi si rivela vincente e il divo riesce perfino a farsi perdonare i suoi ultimi passi falsi (ovvero i film summenzionati). Sui soliti livelli standard la Roberts, a suo agio nel passare repentinamente dalla commedia al dramma, anche se a rubare la scena ai due protagonisti – nonostante i difetti dello script – è inevitabilmente James Gandolfini, in una simpatica anche se non proprio originale variazione sul tema del killer. In definitiva, un ben confezionato e piacevole raccontino, cadenzato da un’ottima colonna sonora in puro stile chicano. (andrea tagliacozzo)

Pretty Woman – Una ragazza deliziosa

Una bella e giovane prostituta di Los Angeles, raccolta dalla strada da un affascinante finanziere tormentato da non pochi dubbi esistenziali, trascorre con lui un’intera settimana nelle suite di un grande albergo. La spontaneità della ragazza finisce per riportare il sorriso sul volto del suo ricco ospitante. Una gradevole favoletta, confezionata con abilità e furbizia, ma terribilmente scontata, specialmente nel finale. Primo grande successo della Roberts, molto fresca e spontanea, che venne candidata all’Oscar (la statuetta andò poi a Kathy Bates, la psicopatica di
Misery non deve morire
).
(andrea tagliacozzo)

Nemicheamiche

Curata mega-produzione ricca di star sul tema della vita dopo il divorzio. La Sarandon interpreta una donna che disapprova la presenza della fidanzata del suo ex nella vita dei suoi figli. Melodramma patinato con qualche tocco di humor; i protagonisti riescono a dare lustro a una storia sdolcinata. Panavision.

Erin Brockovich

Reduce da due divorzi e con tre figli a carico, Erin Brockovich è alla disperata ricerca di un lavoro. Riesce con uno stratagemma a farsi assumere da Ed Masry, il suo avvocato, che le affida mansioni minori. Quasi casualmente, Erin si imbatte in un caso insolito: scopre infatti che la potente Pacific Gas & Electric Co. ha contaminato consapevolmente le acque di un’intera comunità e ora cerca di mettere a tacere la cosa. La ragazza riesce lentamente a vincere la diffidenza degli abitanti della zona, che nel frattempo si sono gravemente ammalati, convincendoli a costituirsi parte civile nei confronti dell’azienda. Uno dei film migliori del largamente sopravvalutato Steven Soderbergh (il cui unico capolavoro, a tutt’oggi, rimane il poco visto
King of the Hill
). Dopo essere stato per lungo tempo ignorato, il regista, inspiegabilmente tornato nelle grazie della critica Usa nel ‘98 con
Out of Sight
(pretenzioso adattamento di un romanzo di Elmore Leonard: sarebbe bastato paragonarlo al
Jackie Brown
di Tarantino, anch’esso tratto da Leonard, per capire da che parte sta il vero talento), sembra essersi riciclato abilmente nei panni dell’affidabile professionista hollywoodiano, senza tuttavia rinunciare – almeno formalmente – alle sue ambizioni d’autore (come dimostrerebbe il successivo
Traffic
). È, in pratica, diventato una sorta di Martin Ritt – quello, per intenderci, di
Norma Rae
– sia pur con più verve visiva. Tratto (ovviamente…) da una storia vera e filmato con uno stile freddo ma efficace,
Erin Brockovich
vive soprattutto delle performance dei suoi protagonisti, a partire da una straordinaria Julia Roberts. L’andamento è piacevole ma prevedibile, la storia già vista mille volte (basti citare
A Civil Action
di Steven Zaillian, praticamente una versione «al nero» del film di Soderbergh): eppure il risultato finale regge, coinvolge, scorre liscio fino alla fine, senza intoppi. Solido intrattenimento all’insegna dell’impegno civile, insomma, con tanto di «messaggio» accluso.
(andrea tagliacozzo)

Ocean’s Eleven

Un ladro-gentiluomo, Danniel Ocean (George Clooney), esce di galera dopo quattro anni e, senza pensarci un attimo, cerca di mettere in atto un altro colpo, il colpo del secolo: svaligiare tre casinò di Las Vegas. Per il suo piano ha bisogno di molti uomini, undici in tutto. Il suo socio è Rusty Ryan (Brad Pitt), un baro che insegna a giocare a poker a celebrità della televisione. Quando ormai è tutto pronto si scopre che il padrone dei tre casinò (Andy Garcia) è il nuovo compagno della sua ex moglie (Julia Roberts). Ocean non solo vuole rubare 160 milioni di dollari, ma anche riconquistare la sua dolce metà. Un cast impressionante per un film leggero, spassoso, che segue un canovaccio trito e ritrito, ma molto ben confezionato. Soderbergh si dimostra ancora una volta un mostro da box office, questa volta però la grande impresa non è stata dirigere il film, ma assemblare così tante prime donne di Hollywood che, così ci dicono, hanno lavorato in perfetta armonia e sottocosto. Una piacevole commedia con divertenti escamotage narrativi. Il resto lo fanno le star. Dedicato alle fan di Clooney, Pitt e Damon, un po’ meno a quelli della Roberts, che compare poco (ma bene).
(andrea amato)