We Were Soldiers

Il 14 novembre 1965 alle 10.48 il tenente ccolonnello Hal Moore e i suoi uomini toccano la Landing Zone (Zona di Atterraggio) X-Ray nella Valle della Morte. Sono circa 400 soldati americani che devono affrontare 2000 vietnamiti. Si tratta della prima grande battaglia di quella tragica guerra del Vietnam e per la prima volta verranno usati elicotteri in azioni di battaglia. Hal Moore, nonostante le ingenti perdite, metterà in fuga i vietnamiti, ma sarà solo l’inizio di un decennio di violenza e morte che culminerà con la sconfitta degli Usa. L’ennesimo film sul Vietnam. Sembra proprio che gli americani non riescano a metabolizzare quella sconfitta e quella tragedia così selvaggia. Questa volta, dopo tutte le pellicole sorbite dal 1974 a oggi, si parla anche delle donne che erano a casa, in attesa di un telegramma dell’esercito inviato via taxi, in cui si annunciava la morte del marito. Si parla dello spirito di corpo, dell’unione patriottica, che per un po’ fu il caposaldo dei marine in Indocina, prima dello scollamento con la società civile americana che iniziò a contestare quell’assurda guerra, portando alla sconfitta. Un film che dà voce al nemico, alle sue preoccupazioni, al suo orgoglio. In una guerra, al fronte, non ci sono né buoni né cattivi, ma solo soldati che rispettano ordini, uccidono e vengono uccisi. Un Mel Gibson bravo, nonostante la sua mono-espressione facciale. Insomma, un film dignitoso e dopo tutte le porcate sul Vietnam We Were Soldiers non è certo il peggiore. (andrea amato)

…e a alla fine arriva Polly

Perito assicurativo specializzato nel calcolo dei rischi, Ruben viene tradito dalla moglie durante il viaggio di nozze. Tornato a casa decide di lasciarsi il passato alle spalle e inizia a frequentare Polly, una sua vecchia compagna di scuola incontrata a una festa. Nonostante caratteri, gusti e abitudini molto diverse, tra i due sboccia l’amore. Ma l’ex moglie di Ruben rischia di rovinare tutto.

Negli Stati Uniti è stato un grande successo. Ha incassato 50 milioni di dollari durante i primi tre giorni di programmazione scalzando
Il ritorno del Re
dalla classifica dei film più visti. Cosa c’è di tanto speciale nella commedia diretta dall’esordiente Johm Hamburg, lo sceneggiatore di
Ti presento i miei?
Difficile dare una risposta. Si ride, è vero, ma con battute di grana grossa e doppi sensi volgari. Jennifer Aniston e Ben Stiller sono simpatici ma un po’ troppo sopra le righe. Il modello di riferimento di Hamburg sembra essere
Tutti pazzi per Mary,
sguaiatissima e mediocre commedia interpretata nel 1998 da Cameron Diaz e dallo stesso Stiller. Il contrasto tra i due protagonisti, metodico e ordinato lui, sconclusionata e pazzerella lei, funziona fino a un certo punto e dopo le prime gag inizia ad annoiare. L’unico a salvarsi, incredibile a dirsi, è Alec Baldwin, anch’egli non raffinatissimo ma perfettamente a suo agio in un inconsueto ruolo comico.
(maurizio zoja)