Milk

Nel 1977, Harvey Milk è stato eletto consigliere comunale a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Harvey Milk ha incarnato per molti – dagli anziani agli iscritti al sindacato – una nuova figura di militante per i diritti civili; e con la sua morte prematura, avvenuta nel 1978, è diventato un eroe per tutti gli americani. Due Oscar (a Penn e alla sceneggiatura di Black) e altre sei nomination, tra cui film e regia.

I Goonies

Divertente pellicola per ragazzi, diretta con mano anonima ma sicura dal regista di Superman e Arma letale , Richard Donner. In una soffitta, un ragazzo trova la mappa di un tesoro sepolto anni prima dal mitico pirata Willy l’Orbo. Seguendo le indicazioni della carta, il giovane, assieme ad alcuni intraprendenti amici, si mette alla caccia del bottino. Tratto da un soggetto di Steven Spielberg, il film è stato scritto da Chris Columbus, più tardi regista di Mamma ho perso l’aereo e Mrs. Doubtfire . (andrea tagliacozzo)

Non è un paese per vecchi

Llewelyn Moss (Josh Brolin) è un cacciatore del Texas che casualmente capita sulla scena di un “affare andato male” nel bel mezzo del deserto: cadaveri, un carico di eroina e una borsa con due milioni di dollari. L’uomo prende la borsa e fa perdere le sue tracce: un rimorso di coscienza lo riporterà però sul luogo incriminato e da quel momento inizieranno i guai.

Nightwatch

McGregor viene assunto part-time come guardiano notturno di uno spettrale obitorio, mentre un serial killer imperversa in città. La Arquette interpreta la sua ragazza, Brolin lo spavaldo amico del cuore e Nolte l’ispettore di polizia assegnato al caso. Questo remake di Nattevagten, successo danese del 1995 dello stesso regista-sceneggiatore Bornedal, è elegantemente raccapricciante, ma diventa pesante nell’ultimo terzo. E ricordate: non lasciate chiudere quella porta… Super 35.

Mimic

L’entomologa Sorvino crea un insetto incapace di riprodursi per sconfiggere un’epidemia causata dagli scarafaggi. L’invenzione funziona, ma tre anni più tardi se ne perde il controllo. Gli ibridi da lei creati riescono a riprodursi, diventano giganti e riescono addirittura ad assumere le sembianze della loro preda favorita: l’uomo. Thriller fantascientifico vivace e pauroso, diventa banale nell’ultima parte, ma fino a quel punto offre vero godimento. Tratto da un racconto di Donald A. Wollheim. Seguito da due sequel per il mercato video.

L’uomo senza ombra

Dopo John Carpenter, anche Paul Verhoeven si cimenta con un remake libero del classico di James Whale, L’uomo invisibile . Stavolta il regista olandese ha buon gioco nel far slittare sul piano erotico l’intero plot del film originale, finendo nuovamente dalle parti di Basic Instinct : non a caso il brillante scienziato Sebastian Caine (Kevin Bacon), appena sperimentato su se stesso il siero dell’invisibilità, sembra interessato a sfruttarlo esclusivamente in chiave sessuale, riuscendo così a palpeggiare, spiare o violentare tutti i personaggi femminili che lo circondano (dall’ex compagna Elisabeth Shue a un’avvenente vicina di casa).
Anche se non vengono taciute le componenti filosofiche della vicenda (l’Uomo Invisibile, incarnazione aggiornata e yuppie del «dottore pazzo», si sente investito da un’onnipotenza divina e traduce l’invisibilità in liberazione dai vincoli della morale comune), il film è in realtà un chiaro esempio di rilettura postmoderna di un modello collaudato: molto debitore, in questo, nei confronti de La mosca , il rifacimento cronenberghiano de L’esperimento del dottor K . Le cose migliori vengono dagli effetti speciali che, soprattutto nella prima parte, offrono una lezione aperta di anatomia. Poi L’uomo senza ombra si trasforma in un vero e proprio psycho-thriller alla Venerdì 13, con tanto di maniaco omicida mascherato, consentendo a Verhoeven di dare libero sfogo a quella passione per la violenza esplicita che costituisce uno dei tratti maggiormente riconoscibili del suo cinema. (anton giulio mancino)

American gangster

All’inizio degli anni Settanta la corruzione della polizia era in crescita nella città di New York.

Mentre la guerra del Vietnam stava costando un prezzo spaventoso sia in casa sia sul posto, il quartiere di Harlem vide l’ascesa di Frank Lucas (Denzel Washington), il silenzioso apprendista di Bumpy Johnson, uno dei boss del crimine della zona interna della città nel dopo guerra. Ma quando il suo capo muore improvvisamente, Lucas sfrutta l’apertura nella struttura del potere per costruirsi il suo impero personale. Entra nel commercio di eroina trattando direttamente con i produttori in Vietnam e trasporta la droga nelle bare dei soldati americani caduti. Lucas scalza tutte le organizzazioni criminali e diventa il principale trafficante del paese.

In città però si muove anche il detective Richie Roberts (Russell Crowe), un tipo scaltro e duro che è abbastanza vicino alla strada per avvertire un cambio ai vertici della malavita dietro il traffico la droga. Roberts intuisce che qualcuno sta scalando i ranghi, scavalcando le famiglie mafiose locali e comincia a sospettare che un potente “giocatore” nero sia apparso dal nulla a dominare la scena. Inizia le indagini con una squadra da lui stesso selezionata e arriva all’insospettabile Lucas.

Il Grinta

Vendetta e coraggio in un Western diretto dai fratelli Coen. Ambientato intorno al 1870, nell’America di frontiera subito dopo la Guerra Civile, è raccontato da Mattie Ross, che a 14 anni si mette in viaggio verso Fort Smith, nell’Arkansas determinata ad ottenere giustizia per la morte del padre, ucciso a sangue freddo. Mattie Ross (Steinfeld) arriva a Fort Smith unica rappresentante della propria famiglia, in cerca del codardo Tom Chaney (Brolin), che si dice abbia ucciso suo padre in cambio di due pezzi d’oro, prima di fuggire in Territorio Indiano, facendo perdere le sue tracce.
Determinata ad inseguire Chaney per vederlo un giorno impiccato, Mattie chiede aiuto ad uno dei più spietati sceriffi della città – l’ubriacone dal grilletto facile Rooster Cogburn (Bridges), che, dopo aver rifiutato più volte, alla fine accetta di aiutare Mattie a trovare Chaney. Ma Chaney è già inseguito dal ciarliero Texas Ranger LaBoeuf (Damon), che da la caccia al killer per riportarlo in Texas e riscuotere la grossa taglia che pende sulla sua testa – circostanza che porta il trio ad incontrarsi lungo la strada. Ciascuno con i propri principi e la propria morale, cavalcano verso un futuro imprevedibile avvolto nella leggenda e fatto di errori e brutalità, di coraggio e delusioni, accanimento e purissimo amore. Addiirittura ben 10 nomination agli Oscar (tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura Non Originale), ma nessuna statutetta!

Best Laid Plans

Un ragazzo e la sua fidanzata vengono presi in una rete di ricatti e tradimenti, dopo il ritorno in città di un loro vecchio amico. Un noir involuto: vorrebbe essere I soliti sospetti della “generazione X”, ma l’eccesso di colpi di scena (veri o presunti) non paga. Ottimo comunque il cast: soprattutto Nivola, nel suo primo ruolo da protagonista, se la cava molto bene.

Jonah Hex

Jonah Hex era un generale dell’esercito sudista a cui il terrorista Quentin Turnbull sterminò la famiglia. Oggi è diventato un cacciatore di taglie in grado di comunicare con i morti. Un giorno riceve da parte dell’esercito dell’Unione un’offerta che non può rifiutare: sarà liberato da qualsiasi taglia verrà posta sulla sua testa se eliminerà l’odiato Quentin Turnbull.

Melinda e Melinda

Un drammaturgo e un commediografo iniziano a discutere riguardo le potenzialità delle rispettive arti. Per determinare il vincitore della tenzone, decidono di sviluppare ciascuno la propria storia, partendo da un unico episodio, incentrato sull’enigmatica Melinda.
Dopo il non entusiasmante Anything Else, Woody Allen si prende una pausa dalla recitazione per concentrarsi unicamente sulla regia. Il suo nuovo film si basa sul classico espediente della duplice narrazione di uno stesso episodio, affidando all’ottima Radha Mitchell il ruolo di Melinda, la donna al centro della vicenda. Il regista newyorkese ha così confezionato due film distinti che scorrono in parallelo. Una scelta portata fino in fondo con mano ferma e buoni risultati: riflessione e risate si alternano infatti senza cadute di ritmo e senza creare confusione nello spettatore. Un classico film di Woody Allen, gli estimatori ne saranno deliziati, tutti gli altri difficilmente cambieranno idea. (maurizio zoja)

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Passioni, tradimenti, nevrosi e crisi esistenziali nella quarta pellicola “inglese” del regista (dopo Match Point, Scoop e Sogni e delitti) e forse la più affine alla sua produzione più nota e riuscita.
Allen racconta, come in passato, le vicende di diversi personaggi in preda all’ansia di dare un senso alla propria vita: Alfie, gentiluomo attempato che travolto dalla vicinanza della morte decide di vivere una seconda giovinezza lasciando la moglie Helena per Charmaine, squillo ventenne tutta palestra e poco cervello; nel frattempo Helena cerca risposte alle sue illusioni da una cartomante ciarlatana – da qui il titolo del film – e Sally, figlia di Alfie ed Helena, fa i conti con i problemi del suo matrimonio con Roy, scrittore in crisi dopo il primo successo letterario. Entrambi finiranno per cercare comprensione e amore al di fuori del matrimonio: Sally con il suo avvenente datore di lavoro, il gallerista Greg e Roy con l’esotica bellezza della finestra di fronte, la donna che veste solo di rosso, Dia. 
In pieno stile Allen, i personaggi discutono, bevono e prendono decisioni assolutamente avventate perché in fondo – come tiene a ricordarci costantemente il regista – non esiste alcun modo per controllare quello che il destino ci riserva. Piacevole, ma non memorabile. Timbrato il cartellino annuale Allen è da rimandare – non senza qualche sorriso – al prossimo anno con Midnight in Paris.

Trappola in fondo al mare

Assieme alle proprie ragazze, Sam e Alba, Jared e Walker si immergono nel magnifico mare delle Bahamas, sperando di ritrovare il relitto di un leggendario galeone. Trovano qualche antico reperto ma soprattutto si imbattono nella carcassa di un aereo precipitato da non molto. All’interno della carlinga c’è un importante carico di droga del valore di milioni di dollari. Jared non vuole immischiarsi in affari che non lo riguardano e potrebbero mettere lui e i suoi amici nei guai: decide così di proseguire le ricerche dell’antico tesoro nonostante Walker insista per interessarsi al carico di droga. Quest’ultimo e Alba si faranno sedurre dai soldi facili e attireranno su di loro le attenzioni dei perfidi trafficanti coinvolgendo anche l’altra coppia di amici.

Dopo il leggero
Blue Crush
(2002), John Stockwell porta sul grande schermo un thriller dall’intreccio non troppo elaborato e privo di caratterizzazioni originali. Gli spunti alla base della trama sono dei più banali (un gruppo di ragazzi intraprendenti in cerca dell’occasione giusta per cambiare vita) e i successivi sviluppi a dir poco prevedibili (i buoni che diventano cattivi e sfruttano ingenui ragazzi per il lavoro sporco). I quattro protagonisti principali, poi, sembrano ingessati in ruoli stereotipati senza la possibilità di emergere dalla narrazione, risultando così, tremendamente anonimi. Dimostrano solo di possedere il fisico scolpito nei punti giusti, ma di convincenti doti interpretative non c’è traccia. Note felici di questa pellicola sono le ambientazioni e la buona capacità del regista nell’immortalarle: non a caso il titolo originale del film è
Into The Blue
ma da noi, abituati a traduzioni a dir poco fantasiose, si è pensato bene di battezzarlo esaltando i suoi aspetti da action-movie. Peccato che siano i peggiori.
(mario vanni degli onesti)