Il giardino di Allah

Storia romantica palesemente sciocca sullo sfondo del deserto algerino. Dialoghi pungenti, occhiate tormentate, belli i vestiti della Dietrich, così esotici. Spettacolare il lavoro in technicolor di Greene e Rosson, che è valso un Oscar. Il film non è un granché.

I crociati

Amore, azione e grandi macchinari da assedio nella versione di DeMille delle crociate medievali. Molto avvincente, con la Young nella parte di una fulgida regina rapita dagli infedeli; Riccardo Cuor di Leone (Wilcoxon) dovrà salvarla. Attenzione alla breve apparizione di Ann Sheridan nella parte di una giovane cristiana.

Maria Antonietta

Questa produzione opulenta dell’Mgm sulla vita della regina francese del XVIII secolo manca di ritmo ma è ben recitata con la grande performance di Morley nel ruolo di Luigi XVI. La Shearer cattura l’essenza della protagonista mentre racconta nuovamente la sua vita da principessa austriaca a regina di un impero in disfacimento votata a un brutto destino.

Il giardino di Allah

Su un treno che la conduce al deserto algerino, una bella e ricca vedova conosce un giovane russo che, a causa di una profonda crisi morale, ha passato un lungo periodo in convento. I due s’innamorano e, dopo breve tempo, decidono di sposarsi. Tipico esempio di esotismo hollywoodiano, spettacolare ma totalmente falso, reso memorabile dalla fotografia a colori di W. Howard Greene e Harold Rosson (premiati con un Oscar speciale).
(andrea tagliacozzo)

Cleopatra

Questa opulenta versione della vicenda di Cleopatra firmata da DeMille è fedele all’ambientazione storica e si distingue come uno dei migliori film del regista, grazie soprattutto alle buone interpretazioni di tutti. Intrattenimento al top, con la fotografia (vincitrice dell’Oscar) di Victor Milner.

Emilio Zola

Inizialmente povero, Emile Zola divide la stanza assieme al pittore Cézanne. Una volta raggiunta la celebrità, si espone per difendere il tenente dell’esercito Dreyfus, ingiustamente accusato di tradimento, ed è costretto all’esilio in Inghilterra. Grandi gli interpreti, anche se oggi il film risulta un po’ datato. La pellicola vinse tre premi Oscar – miglior film, miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista (Schildkraut) – e in Italia venne proibita dalla censura fascista.
(andrea tagliacozzo)

Il diario di Anna Frank

La storia più celebre sull’Olocausto, adattata dalla commedia di Frances Goodrich e Albert Hackett. Nel 1942, nell’Olanda invasa dai nazisti, Anna e la sua famiglia sono nascosti in una soffitta. La ragazza scrive un diario, dove racconta la sensazione di sentirsi braccati, nascosti come topi, mentre fuori impazza la caccia all’uomo. Interamente girato in un appartamento, il film non soffre nel ritmo grazie anche al regista che per tre ore riesce a mantenere alta la tensione. Proprio Stevens, da cineoperatore dell’esercito statunitense, aveva realizzato uno scioccante documentario sulla liberazione di Dachau. Le immagini di orrore che aveva visto quattordici anni prima hanno fatto in modo di dargli la tensione e il pathos giusto per realizzare una pellicola così delicata. Premio Oscar alla fotografia e a Shelley Winters come migliore attrice non protagonista.
(andrea amato)

Scrivimi fermoposta

A Budapest, una ragazza, assunta in qualità di commessa in un grande emporio, inizia una corrispondenza rigorosamente anonima con un altro giovane. La ragazza, che sul lavoro ha frequenti screzi con un collega, non sa che è proprio lui lo sconosciuto e romantico destinatario delle sue missive. Tratta da un lavoro teatrale di Nikolaus Laszlo, superbamente adattato per lo schermo da Simon Raphaelson, una straordinaria commedia degli equivoci abilmente orchestrata dal genio di Ernst Lubitsch. Rifatto due volte: in forma musicale nel 1949 con il titolo
I fidanzati sconosciuti
e in chiave tecnologica nel 1998 come
C’è post@ per te
, con Tom Hanks e Meg Ryan nei ruoli che furono di James Stewart e Margaret Sullavan.
(andrea tagliacozzo)