From Paris with Love

James Reece è un giovane agente dei servizi segreti operativo presso l’ambasciata americana di Parigi. Il suo primo incarico è quello di sgominare un’imponente organizzazione criminale che traffica droga nella capitale francese.
Per aiutarlo a portare a termine la missione gli viene inviato dal quartier generale oltre-oceano un partner: si tratta di Charlie Wax, agente della Cia, dai modi spiccioli e poco ‘ortodossi’. Tra sparatorie e inseguimenti a tutta velocità, il tumultuoso arrivo di Charlie mette a soqquadro non solo la vita dello stesso Reece ma tutta la città di Parigi: i due scopriranno presto che c’è un’imminente attentato terroristico da sventare.

Cavalcando con il diavolo

Lungo il confine tra il Missouri e il Kansas, la Guerra di secessione si combatte tra i Jayhawkers, fedeli all’Unione, e i Bushwhackers, confederati irregolari. Tra questi c’è anche il giovanissmo Jake Roedel, che diventa adulto tra massacri, agguati e azioni di guerriglia. Accolto sfavorevolmente negli Stati Uniti,
Cavalcando con il diavolo
– penultimo film del taiwanese Ang Lee, tratto da un romanzo di Daniel Woodrell – è stato scorciato dalla distribuzione dagli originari 136 minuti agli attuali 115. Formulare giudizi sarebbe quindi improprio. Ciò che si può intuire è che Lee conferma la sua natura di regista buono per tutti le stagioni: un professional (ma niente di più) che si sarebbe trovato bene nella Hollywood degli anni d’oro. Per il resto,
Cavalcando con il diavolo
riprende interi segmenti da
I cavalieri dalle lunghe ombre
di Walter Hill (c’è perfino un Bushwhacker con la guancia bucata da un proiettile come Keith Carradine), tenta affondi che nelle intenzioni guardano a Michael Cimino, ma poi si perde in un’illustrazione innocua e senza vigore che, a dispetto del sangue versato, non depone granché a favore di Lee. Si salva Jonathan Rhys-Meyers, psicopatico lungocrinito obnubilato dalla guerra: ma è un po’ poco, nonostante il film (quel che ne resta) non si lasci seguire con fatica.
(giona a. nazzaro)

August Rush – La musica nel cuore

La musica nel cuore

mame cinema LA MUSICA NEL CUORE - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Kirsten Sheridan, La musica nel cuore (2007) ha inizio a New York, quando il chitarrista Louis (Jonathan Rhys Meyers) e la violoncellista Lyla (Keri Russell) si incontrano. Tra di loro scatta subito la passione e i due trascorrono la notte insieme. Il mattino dopo, però, Lyla è costretta dal padre a lasciare la città. Oltre quindi al rimpianto di un amore non vissuto, c’è un’altra conseguenza: la ragazza è incinta. Al momento del parto, le viene tuttavia detto che il bambino è morto.

Ma gli anni passano e il figlio di Louis e Lyla, invece, vive in un orfanotrofio e si chiama Evan. È un bambino con una spiccata propensione per la musica e una grande speranza di riuscire, prima o poi, a trovare i suoi genitori. Preso in giro dai suoi coetanei per questo, un giorno Evan decide di fuggire. Per strada conosce Arthur (Leon Thomas III) un bambino che suona la chitarra a Washington Square che lo conduce dal “Mago” (Robin Williams), musicista strano ed ambiguo, che ospita orfani e insegna loro a suonare per le strade, sfruttandoli e trattenendone parte delle mance. Il Mago intuisce all’istante il talento di Evan e gli dà un nome d’arte, August Rush.

La polizia, però, è alla ricerca di Evan, così lui scappa ancora. Nel frattempo Lyla, affrontando suo padre, scopre che suo figlio è ancora vivo. Sarà la musica a guidare Evan/August dalla sua vera famiglia, in un modo straordinario.

Curiosità

  • La pellicola ha complessivamente incassato circa 66 milioni di dollari, 31 nei soli USA e 34 all’estero.
  • Freddie Highmore ha vinto il Premio Migliore Performance di un giovane Attore agli Academy Awards e il premio al Miglior attore emergente ai Saturn Awards.
  • Leon Thomas III, invece, ha vinto il Premio Migliore Performance in un film ai Young Artist Awards.

Match Point

Ex giocatore professionista, Chris Wilton (Jonathan Rhys Meyers) si guadagna da vivere dando lezioni di tennis in un esclusivo club di Londra. Qui fa amicizia con il coetaneo Tom Hewett (Brian Cox), bello come lui, meno bravo con la racchetta ma in compenso molto più ricco, che gli presenta la sorella Chloe (Emily Mortimer). I due si fidanzano e già si parla di matrimonio quando, durante un weekend nella casa di campagna degli Hewett, Chris conosce la fidanzata di Tom, Nola Rice (Scarlett Johansson), un’attrice americana alle prime armi ma ben consapevole di come si seduce un uomo. L’amore che scoppierà fra i due sarà gravido di conseguenze per tutti i protagonisti della storia.
Come gli appassionati di tennis ben sanno, il match point è quel momento della partita in cui uno dei due giocatori si trova a un solo punto dalla vittoria finale. Un momento in cui la buona sorte può giocare un ruolo tutt’altro che secondario, in cui una palla che tocca la rete e rimane sospesa per aria, indecisa sulla direzione da prendere, può decidere il risultato dell’incontro. Il film inizia proprio così, con una palla sospesa e una voce fuori campo che dice che nella vita è più importante essere fortunati che essere bravi. È difficile abituarsi all’idea di un film di Woody Allen senza battute divertenti, senza nevrosi, senza Manhattan, senza la familiare presenza dell’attore-regista di New York. Eppure Match Point funziona, e molto bene. La sceneggiatura è quasi perfetta, sembra la versione moderna di una tragedia greca, un genere teatrale che Allen ben conosce e ama, come dimostrato dal coro che, nel teatro di Taormina, accompagnava le vicende de La dea dell’amore (1995). I protagonisti sono personaggi a tutto tondo, a partire da un’ottima Scarlett Johansson, per cui il regista ha speso lodi sperticate. L’attrice di Lost In Translation, appena diciannovenne al tempo delle riprese, sarà protagonista anche del suo prossimo film, una commedia nuovamente ambientata a Londra. (maurizio zoja)

Sognando Beckham

Jess è una ragazza indiana che vive nella sua bella casetta con giardino a Sauthall, un quartiere di Londra. Mamma in sari, papa sikh, sorella che sta per sposarsi. Nella sua cameretta, un’infinità di foto del suo idolo, il calciatore David Beckham. A cui racconta come è andata la giornata, cui chiede consiglio… Adora il calciatore, ma gioca anche a calcio. Di nascosto, al parco, con dei ragazzi. Finché passa Jules, che la nota e le propone di unirsi alla sua squadra di calcio femminile. Che Jess preferisca tirare calci a una palla piuttosto che imparare a cucinare il chapatti non va giù alla famiglia. Ma quando lei deciderà di fare sul serio, con il non secondario particolare che le piace l’allenatore, allora…
Gurinder Chadha ha confezionato un film (filmetto…) divertente e spensierato sulla passione per il calcio di una ragazza che sta diventando grande. Con contorno di lotta generazionale, di culture diverse, di religioni che non si integrano ancora, di usi, costumi e tradizioni di una terra così lontana. E poi prende simpaticamente a pedate stereotipi e pregiudizi su razze e sesso. Jess è una ragazza cresciuta a Londra ma in una famiglia ancora molto legata alla sua terra d’origine. Lei guarda avanti, i suoi guardano indietro. Per giunta gioca a calcio. Adora Beckham. E sogna un paio di scarpette coi tacchetti, disdegnando mise un po’ più femminili… Gli ostacoli sono superati dall’affetto, dall’amore filiale, dall’amicizia. Fino a uno scontato happy end che vede tutti felici e vittoriosi. E con un futuro dove le divisioni tra «caste» (lei indiana, lui irlandese) si potranno superare… Si ride e si sorride. Un film leggero, una commedia che lascia di buon umore. E non è poco, ma è tutto.  David Beckham compare all’inizio e alla fine del film: nella partita iniziale si tratta, però, di una controfigura del capitano della Nazionale inglese, mentre nella passerella in aeroporto è proprio Beckham a impersonare se stesso. (d.c.)