Ho sposato un’aliena

Il giovane fisico Steve Mills scopre un pianeta distante 92 anni luce dal nostro. Celeste, un’avvenente aliena, viene inviata sulla Terra per ridurre al silenzio lo scienziato. Ma una volta assaporate le usanze terrestri (come le gioie del cibo e del sesso), la bella extraterrestre finisce per innamorarsi di lui. Una parodia fantascientifica a dir poco scontata, con qualche trovata divertente qua e là che riesce a malapena a strappare un sorriso. Kim Basinger, stralunata e fuori parte, sembra ancora reduce dalla sbornia di Appuntamento al buio . (andrea tagliacozzo)

Fievel conquista il West

Decente sequel animato, dedicato ai più piccoli: stavolta seguiamo Fievel e la sua famiglia in un viaggio alla scoperta del West. Le canzoni sono mediocri e i personaggi poco ispirati, ma la voce originale di James Stewart è un ottimo valore aggiunto. Con due sequel, usciti solo in homevideo.

Teste di cono

Commedia sorprendentemente bonaria (e divertente) basata sugli skatches del Saturday Night Live degli anni Settanta. Dal pianeta Remulak, le Teste di cono giungono sulla Terra durante una sgangherata missione, e sorprendentemente si adattano alla vita borghese urbana. Un film per famiglie davvero divertente, che combina assurdità e inattese battute intelligenti. Divertenti cammei di un gruppo di star del Saturday Night Live, sia presenti che del passato. Attenzione a Drew Carey nel taxi. Aykroyd è anche co-sceneggiatore.

Criminali da strapazzo

Uno sfigato appena uscito di galera affitta un negozio e vi monta una vendita di ciambelle a mo’ di copertura per svaligiare la banca adiacente attraverso un tunnel. Capita però che la moglie sia così brava a far frittelle da diventare miliardaria, rapidamente e legalmente. Le cose si complicano quando l’ambiziosa signora assume un infido «maestro di buone maniere» per essere accolta in società. La prima mezz’ora segna il ritorno di Allen a un cinema di pura comicità, anche fisica: quello per intenderci di Bananas e Prendi i soldi e scappa (anche se per noi italiani gli echi de I soliti ignoti sono fortissimi). Si ride, e parecchio, senza tanti pensieri. Ma l’idea regge appunto per mezz’ora, dopodiché Allen ci incolla un altro film e cominciano i guai. Perché Allen, grande autore di tragicommedie, se la cava male con la sophisticated comedy, e nel tentare la strada lubitschiana ( Mancia competente ) finisce per limitarsi alla satira – scontata e ripetitiva – dei parvenus. Senza il polo tragico, Allen non sa dare profondità alla frivolezza, e diventa superficiale. Ma in realtà il vero problema del film (meglio, della sua seconda parte) è Hugh Grant, attore sempre mediocrissimo, incapace di rifare decentemente i cicisbei alla Ralph Bellamy. (emiliano morreale)