Zia Julia e la telenovela

Un film eccentrico, ambientato nella New Orleans del 1951: Reeves è un giovane sensibile che si innamora della zia sexy (Hershey) e nel contempo subisce l’influenza di Falk, uno scrittore terribilmente bizzarro, autore di una soap-opera radiofonica che attinge alla vita reale in modi che il suo giovane protetto non può nemmeno concepire. Divertente, strano e originale: non sempre centrato, ma con alcuni momenti ispirati. Falk è esilarante, e ci sono volti familiari in gustosi cammei. Musica di Wynton Marsalis, che fa anche un’apparizione. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Vargas Llosa.

Entrapment

L’agente assicurativa americana Zeta-Jones convince il suo capo a lasciarla adescare l’imprendibile ladro d’opere d’arte Connery: nasce così una gigante caccia al ladro che si svolge tra Londra e Kuala Lumpur. Le due star si guardano sempre con piacere e la pellicola è ricca di scene d’azione da ginnasti, ma il tutto risulta piuttosto piatto. Connery ha collaborato nella produzione esecutiva. Panavision.

The core

Alcuni strani eventi apparentemente isolati, preannunciano un disastro causato dal deterioramento del campo magnetico del pianeta. L’unica possibilità di salvezza risiede nelle mani di una spedizione al centro della Terra, composta da un gruppo assortito di scienziati. Film avvincente anche se un po’ antiquato, da matinée, con molte scene dagli incredibili effetti speciali; riesce a superare i limiti del genere con umorismo, personaggi ben tratteggiati e un cast di prim’ordine.

Copycat – Omicidi in serie

Una psichiatra (Weaver) esperta di serial killer vive una traumatizzata esistenza da agorafobica. Collabora con gli efficienti poliziotti Hunter e Mulroney per scovare le tracce dell’ultimo (e più furbo) assassino di San Francisco. Ben fatto, avvincente e piacevole, sebbene ci obblighi — come il concorrente Seven — a entrare nella mente di un criminale più di quanto ci piacerebbe realmente fare. E come molti thriller del genere, non regge a un esame scrupoloso.

L’uomo che sapeva troppo poco

Un film insolitamente piatto, che racconta di uno stupido (Murray) che fa visita al fratello in Inghilterra. Viene venduto come un’esperienza di “cinema interattivo”, ma finisce per imboccare la strada del complesso intrigo spionistico. Murray è bravo come al solito, in quel tipo di situazione che sarebbe perfetta per un Bob Hope o un Danny Kaye, ma la sceneggiatura non lo sorregge. Il titolo è la cosa più divertente del film.