Michael

Un paio di cinici reporter e un ciarlatano “esperto di angeli” scoprono che una vecchia signora suonata che sostiene di vivere con l’arcangelo Michele dice la verità. Michael, comunque, non si rivela un angelo normale. Film geniale e beffardo che non va mai nella direzione che vi aspettereste e ci mette il suo tempo ad arrivare dove vuole, ma il viaggio è affascinante e Travolta, nel ruolo del trasandato, assatanato Michael, è perfetto. Colonna sonora ideale di Randy Newman.

Svalvolati on the road

Doug (Tim Allen), Woody (John Travolta), Bobby (Martin Lawrence) e Dudley (William H. Macy) sono quattro amici abituati a una tranquilla vita sedentaria, tutti sulla cinquantina. Decisi a scrollarsi di dosso l’apatia, decidono di compiere un avventuroso viaggio in sella a rombanti motociclette, ricordando i tempi di Easy Rider. L’esperienza riserverà loro una quantità di imprevisti, tutti fra il tragico e il comico. Una volta passato il confine con il New Mexico, l’incontro con una banda di veri motociclisti, guidati dal pocodibuono Jack (Ray Liotta), farà prendere all’avventura una piega ina

Blow Out

Intrigante variazione sul tema di Blow Up (qualcuno l’avrà già capito dal titolo…) ambientata a Philadelphia: protagonista un tecnico del suono che scopre casualmente che quello che sembrava un normale incidente stradale è in realtà un omicidio politico. Appassionante, ma indebolito da alcuni passaggi poco chiari dal punto di vista logico e da movimenti di macchina eccessivamente virtuosistici. Panavision.

Grease

Grease

Diretto da Randal Kleiser nel 1978, Grease è considerato uno dei film più celebri della storia del cinema. Tratto dall’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey, le vicende sono ambientate negli anni ’50. Danny Zuko (John Travolta) e Sandy Olsson (Olivia Newton-Jones) sono due adolescenti che hanno avuto una romantica storia estiva. Alla fine delle vacanze, tuttavia, i due sono costretti a dirsi addio, in quanto Sandy deve tornare in Australia, suo Paese natio.

mame spettacolo GREASE - STASERA IN TV L'INTRAMONTABILE MUSICAL spiaggia
Danny e Sandy all’inizio del film

Ma c’è un imprevisto: la famiglia di Sandy cambia improvvisamente programma e la ragazza si iscrive alla Rydell High School, la stessa scuola che frequenta Danny. I due si rincontrano perciò inaspettatamente, ma in un contesto ben diverso dalle spiagge in cui si sono conosciuti. Il ragazzo, infatti, ha la fama di essere un “duro” e uno sciupafemmine, perciò non vuole mettere a rischio la sua reputazione rivelando i suoi veri sentimenti per Sandy. Eppure, al cuor non si comanda: i due, completamente diversi l’uno dall’altra, cercano comunque di stare insieme. Ci riusciranno oppure ognuno dovrà tornare alla propria vita? Tra musica e avventure, i due ragazzi impareranno a crescere, accettando di conseguenza i cambiamenti nei loro percorsi.

Curiosità

mame spettacolo GREASE - STASERA IN TV L'INTRAMONTABILE MUSICAL cast
Parte del cast di Grease
  • La colonna sonora del film è rimasta al primo posto in classifica in molti Paesi per diverse settimane.
  • I duetti Summer Nights e You’re The One That I Want appaiono rispettivamente al ventunesimo e all’ottavo posto ancora nel 2002.
  • Inoltre, la canzone Hopelessly Devoted To You ha ottenuto il premio Oscar 1979 come miglior canzone originale.
  • Con un budget di 6 milioni di dollari, il film ha incassato a livello mondiale quasi 400 milioni di dollari.
  • La sorella maggiore di John Travolta, Ellen Travolta, appare nel musical nella scena in cui le cameriere del Frozen Palace guardano in tv la diretta del ballo della scuola. Lei è quella sulla sinistra.
  • Nel 1988 si diffuse Den Zuk, un virus informatico che prende il nome dal protagonista di Grease.
  • Inizialmente, la parte di Danny Zuko fu affidata a Henry Winkler, che ha interpretato Fonzie in Happy Days. Tuttavia, l’attore rifiutò il ruolo, pentendosene poi amaramente. Si pensò anche a Patrick Swayze, ma a causa dei suoi problemi fisici alla fine fu scelto Travolta.
  • Ne doppiaggio italiano della scena della corsa automobilistica c’è un errore di traduzione. Infatti, Leo dice a Danny di correre per le Pink Ladies, cioè le loro compagne di scuola. Invece, in lingua originale la parola “pinks” si riferiva ai certificati che gli automobilisti dovevano avere se possedevano auto da corsa.
  • I pantaloni che Olivia Newton-Jones indossa nella scena finale le furono cuciti addosso.

Urban Cowboy

Uno spaccato di vita americana (tratto da un articolo di Aaron Latham) realizzato con grande acume dal regista di Sindrome cinese . Bud lascia il proprio paese per trasferirsi presso gli zii in una cittadina nelle vicinanze di Houston. Trovato lavoro in un grande complesso petrolchimico, il giovane, che passa le serate in un locale honky-tonky esibendosi su un toro meccanico, conosce la vivace Sissy con la quale, poco tempo dopo, si sposa. Quarto film di Debra Winger, al suo primo ruolo importante. (andrea tagliacozzo)

Pulp Fiction

Pulp Fiction

mame cinema PULP FICTION - STASERA IN TV IL CULT DI TARANTINO scena
Una scena del film

Terzo e ultimo capitolo della trilogia pulp di Quentin Tarantino, Pulp Fiction (1994) consiste in un intreccio di storie collegate tra loro, ma presentate non in ordine cronologico. I protagonisti sono Vincent Vega (John Travolta), Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), Mia Wallace (Uma Thurman),  Winston Wolf (Harvey Keitel), Butch Coolidge (Bruce Willis) e Marsellus Wallace (Ving Rhames). Lo stesso Tarantino appare nel film nel ruolo di Jimmie Dimmick.

Tra malavita e situazioni assurde, il film presenta un manierismo che è ben oltre il citazionismo e lo stile-videoclip degli anni Ottanta: Tarantino non cita, piuttosto se gli serve copia. Non ci sono innovazioni narrative, eppure la pellicola è ormai un cult della storia del cinema. Le inquadrature sono lunghe e tortuose, il montaggio è frenetico ma non spezzettato, le sceneggiature sono di ferro, in tutto il film non si vede mai un televisore né una cinepresa. Il cuore del suo cinema sta nella particolare stimmung che circonda la cinefilia e il senso di morte, nell’uso ormai completamente disinvolto dei materiali.

Curiosità

  • Scritto da Tarantino e Roger Avary, il film è stato diretto solo dal primo: Avary si stava dedicando in quel periodo alla sceneggiatura e alla regia di Killing Zoe, il suo esordio alla regia.
  •  Samuel L. Jackson ha definito il lavoro con Quentin Tarantino come «qualcosa di assolutamente straordinario», considerando il regista come «un’enciclopedia del cinema vivente».
  • Per quel che riguarda lo stile, Tarantino ha ammesso di essersi ispirato a grandi personaggi come Alfred Hitchcockma anche a registi di spicco del cinema noir come Don Siegel o Jean-Luc Godard.
  • In un’intervista, Tarantino ha dichiarato che secondo lui il motivo del successo di Pulp Fiction è rappresentato dalla scoperta che coglie di sorpresa lo spettatore. Più tardi dirà infatti che: «Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io, è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e poi all’improvviso… boom!, voglio trasportarli improvvisamente in un altro film.»
  • La pellicola si è aggiudicata il premio Oscar e il Golden Globe per la Migliore sceneggiatura originale a Quentin Tarantino e Roger Avary.

La figlia del generale

Travolta è un investigatore militare che scopre più di quel che avrebbe immaginato nell’indagare sull’assassinio della figlia capitano di un famoso generale. Mentre emergono le prove di uno scandalo ben maggiore, diventa chiaro che l’esercito vuole insabbiare tutta la faccenda. Scorrevole, sebbene la storia (ricavata dal best seller di Nelson DeMille) sia piuttosto macchinosa. Panavision.

Codice: Swordfish

Il misterioso Gabriel Shear, spia al servizio del Senatore Reisman, convince l’abile hacker Stanley Jobson – reduce da diversi anni di prigione per essere riuscito a intrufolarsi nei sistemi informatico dell’FBI – ad aiutarlo in un impresa ai limiti dell’impossibile: appropriarsi di svariati miliardi di fondi governativi illegali che giacciono in alcuni conti bancari protetti da sofisticati sistemi di sicurezza. Con i soldi che Shear gli ha promesso, Stanley spera di riuscire a ottenere l’affidamento della sua adorata figlioletta Holly. Ma sulle tracce dei due si lancia il tenace poliziotto Roberts. Comunque lo si guardi, il film di Dominic Sena non riesce affatto a convincere: sul piano narrativo è alquanto esile e confuso; su quello drammatico lascia il tempo che trova e le vicissitudini familiari di Hugh Jackman sono commoventi quanto uno spot della Barilla; quanto all’azione – che dovrebbe essere il piatto forte del film – è dispensata in quantità minime ed è di dubbia qualità. Dominic Sena gira le sparatorie e gli inseguimenti giusto un filo meglio di Tony Scott (non ci vuole molto, a dire il vero…) e l’unica idea divertente (l’autobus appeso a un elicottero) sembra solo una variazione sul tema di cose già viste altrove (
Darkman
di Sam Raimi e
Supercop
di Stanley Tong). Perfino il cast, davvero ottimo sulla carta, viene banalmente sprecato: Travolta continua a gigioneggiare nel ruolo del cattivo (che gli è riuscito solo in
Face/Off
); Hugh Jackman (che assomiglia in modo impressionante a Clint Eastwood da giovane) ha una bella faccia e carisma da vendere, ma è completamente fuori parte nei panni dell’eroe per caso (perfino un po’ vigliacco); Don Cheadle, straordinario in
Boogie Nights
, qui sembra persino svogliato e poco convinto; rimane Halle Berry, che è un bel vedere e meriterebbe un 10 e lode per la sua avvenenza, ma è troppo poco e non basta per salvare il film dalla più totale mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

From Paris with Love

James Reece è un giovane agente dei servizi segreti operativo presso l’ambasciata americana di Parigi. Il suo primo incarico è quello di sgominare un’imponente organizzazione criminale che traffica droga nella capitale francese.
Per aiutarlo a portare a termine la missione gli viene inviato dal quartier generale oltre-oceano un partner: si tratta di Charlie Wax, agente della Cia, dai modi spiccioli e poco ‘ortodossi’. Tra sparatorie e inseguimenti a tutta velocità, il tumultuoso arrivo di Charlie mette a soqquadro non solo la vita dello stesso Reece ma tutta la città di Parigi: i due scopriranno presto che c’è un’imminente attentato terroristico da sventare.

Teneramente in tre

Dopo la morte della moglie, uccisa da una overdose di eroina, il giovane Bobby è rimasto solo ad occuparsi della figlioletta di dieci anni. Il cognato, temuto boss di Chicago che vuole portargli via la bambina, cerca d’incastrarlo accusandolo del furto di 300 dollari. Bobby prende la figlia e fugge verso Los Angeles. Deludente prova del regista dell’ottimo
The Hitcher
, un thriller sdolcinato che cerca di rivolgersi a diversi tipi di pubblico senza riuscire ad accontentare nessuno. A non convincere è soprattutto John Travolta, completamente fuori registro. Negli Usa, il film è stato distribuito solo quattro anni dopo il grande successo di Travolta in
Pulp Fiction
. (
andrea tagliacozzo
)

Magic Numbers

Russ Richards (John Travolta), piccola celebrità della televisione locale di Harrisburg in Pennsylvania (legge le previsioni del tempo), ha problemi finanziari per colpa della sua seconda attività: vende motoslitte e quello del 1988 è l’inverno più caldo della storia. Ormai sull’orlo della bancarotta decide di affidarsi a un amico discutibile, che gli propone di truccare le estrazioni del lotto. Per fare questo si deve servire della valletta televisiva, ambiziosa e cinica (Lisa Kudrow). Si innescano una serie di complicazioni che portano la storia fino al surreale, ma alla fine… Dalla stessa regista di C’è post@ per te , Nora Ephron, si poteva correre il rischio di assistere a un altro film assurdo, melenso e noioso. Non che Magic Numbers sia granché, ma almeno non caria i denti come il precedente. Un Travolta forse sfruttato male, ma sempre grandissimo. Due o tre volte si ride molto, per il resto prevedibile e banale. (andrea amato)

Nome in codice: Broken Arrow

Un action movie straordinariamente stupido su un pilota della Air Force, addetto alla sicurezza nazionale, e dotato di un equipaggiamento super tecnologico, che decide di far precipitare un aereo americano in mezzo allo Utah, custodendone l’armamento nucleare per il riscatto. Ma non ha tenuto conto del giovane co-pilota (Slater) e di un ranger (Mathis) che si è unito a quello nel tentativo di ostacolarlo. Carico degli effetti speciali che ci si aspetterebbe in un film d’azione di Woo, ma il cattivo sopra le righe di Travolta è monotono, e la continuità dell’azione, oltre che la sua credibilità, inesistente. Doveva proprio essere così insulso?

Be Cool

Il seguito di
Get Shorty,
dieci anni dopo la pellicola di Barry Sonnenfeld, basato sul seguito del romanzo da cui era tratto, scritto dal famoso e prolifico Elmore Leonard, oggi ottantenne. Chili Palmer
(John Travolta),
diventato produttore cinematografico di successo grazie alla conoscenza diretta dei meccanismi del mondo del crimine da cui proviene, decide di entrare nel mondo attiguo della musica leggera, dopo aver scoperto lo straordinario talento della giovane cantante rythm’n’blues Linda Moon
(Christina Milian).
Per farlo, dovrà ancora una volta fare ricorso al suo sangue freddo e al bagaglio di esperienza maturato quando era un pocodibuono. Lo aiuterà Edie Athens
(Uma Thurman),
giovane vedova di un suo amico produttore discografico
(James Woods),
ammazzato da un improbabile killer russo con parrucchino all’inizio del film. La strada del successo è lastricata di pericoli, rappresentati dalla temibile band(a) del
gangsta rapper
Sin LaSalle
(Cedric the Entertainer)
– criminale laureato dai modi raffinati ma abituato a muoversi altrettanto bene nel ghetto e con la pistola – e dallo sgangherato e bilioso produttore Nick Carr
(Harvey Keitel),
dal suo vice Raji
(Vince Vaughn)
e dal di lui aiutante, muscoloso quanto irrimediabilmente gay con velleità artistiche The Rock
(Elliot Wilhelm,
noto negli Usa anche come pluricampione di wrestilig). Chi aiuterà la bella Linda a sfondare nello
showbiz?
Il famoso gruppo rock degli Aerosmith, naturalmente, presente al gran completo sul palco e con lo storico leader,
Steven Tyler
(papà di Liv), che gigioneggia in una particina. C’è anche l’apparizione di
Danny DeVito,
nella parte del produttore Martin Weir, protagonista di
Get Shorty.

Con un cast così, si potrebbe pensare che
Be Cool
non possa che essere una boiata pazzesca. Di solito, infatti, tanta abbondanza di nomi celebri nasconde storie zoppicanti, intrecci inesistenti, sceneggiature di serie B. Beh, non che sia un capolavoro, ma in questo caso ci troviamo di fronte a una commedia con screziature satiriche assolutamente godibile, divertente. Ci ha però deluso il
pas de deux
tra John Travolta e Uma Thurman, destinato nelle intenzioni del regista
Gary Gray
(The Italian Job, Il negoziatore)
a rinverdire i fasti di quello tarantiniano ne
Le iene.
Non li rinveridsce. Neppure con la complicità dei
Black eyed peas
che
rappano
sulle note di
Sexy.
La forza del film sta nella giusta caratura dei personaggi, che realizzano un’evidente presa per i fondelli della scena musicale americana, tiranneggiata dalle hip hop band che usano alla grande i mixer come le Smith & Wesson. Un mondo scintillante e lussuoso oltre ogni ragionevolezza, con un
backyard
che però puzza di monnezza manco fosse una discarica. Certo, trattasi di satira non ustionante, alla
volemose bene
anzichenò. Ma il sollazzo è garantito. Travolta con qualche chiletto di meno sarebbe un dio greco di mezza età. Uma è perfetta così. Compreso il tatuaggio. Scoprite voi dov’è andando al cinema.

(enzo fragassi)

Carrie – Lo sguardo di Satana

Oppressa da una madre ossessiva e bigotta, Carrie è diventata una ragazza introversa e complessata, lo zimbello della scuola. La sensibile Sue, compagna di classe della giovane, convince il proprio ragazzo ad invitare Carrie, che non sa di essere in possesso di facoltà paranormali, alla festa di fine corso. Regia virtuosistica di Brian De Palma (da manuale l’uso estenuante del ralenti nella sequenza della festa), anche se la sceneggiatura, tratta dal libro di Stephen King, è tutt’altro che memorabile. Amy Irving, John Travolta e Nancy Allen torneranno, in film diversi, a lavorare con il regista (la Allen, nel ’79, diventerà addirittura sua moglie). (andrea tagliacozzo)

She’s So Lovely – Così carina

L’ultima follia di un marito bislacco lo fa finire all’ospedale psichiatrico. Intanto la moglie un po’ matta si risposa, mette a posto la sua vita e cresce tre figli. Quando il marito numero uno viene dimesso dieci anni dopo, non vede motivo per cui lui e la sua ex non debbano ricomiciare da dove si erano lasciati. Questa spigolosa commedia drammatica estremamente ben recitata poteva essere scritta solo da John Cassavetes, e così è; il figlio l’ha diretta e la vedova (Rowlands) appare in una piccola parte. Produttori esecutivi Sean Penn, Travolta e Gérard Depardieu. 2.35 Research PLC.

Staying Alive

Seguito muscolare de
La febbre del sabato sera
. In attesa di sfondare come ballerino, Tony Manero lavora come cameriere in un ristorante. Grazie all’intraprendenza di Jackie, la sua fidanzata, il giovane riesce a trovare una parte in uno spettacolo. Mentre il primo episodio era un arguta analisi della gioventù newyorchese dell’epoca, questo inutile sequel manda in pensione le psicologie dei personaggi per concentrarsi sulla presunta spettacolarità dei numeri di danza. L’unico film diretto da Stallone nel quale il divo italoamericano non compaia anche come attore
(andrea tagliacozzo)

Hairspray

Remake di Grasso è bello di John Waters. Ambientato nel 1962 a Baltimora, Hairspray racconta la corsa al successo della giovane Tracy Turnblad, un’esuberante adolescente dalle curve morbide che sogna di ballare al Corny Collins Show, programma televisivo dedicato alla musica e ai teenager.

Daddy Sitter

Due grandi amici – un divorziato sfortunato in amore (Robin Williams) e uno scapolo che ama divertirsi (John Travolta) – vedono le loro esistenze stravolte quando a sorpresa devono prendersi cura di due gemelli di sei anni, proprio quando sono sul punto di concludere il miglior affare della loro vita. Questi uomini, non proprio a loro agio con i bambini, hanno difficoltà ad occuparsi dei gemelli e compiono un disastro dopo l’altro, ma forse questa esperienza li aiuterà a comprendere meglio quello che é veramente importante nella vita.

Battaglia per la Terra

Gli Psyclo (alieni impreditori) hanno conquistato la Terra circa cent’anni fa: gli umani sopravvissuti sono schiavi o selvaggi. L’avido capo della sicurezza aliena (Travolta) decide di educare un brillante umano (Pepper) per farsi aiutare nell’estrazione di metalli: grave errore… Tratto da un romanzo di L. Ron Hubbard, per di più affossato da una trama zoppicante e da battute mal distribuite.

Basic

Cos’è successo durante l’ultima esercitazione del gruppo guidato dal sergente Nathan West? Perché i soldati dell’esercito statunitense si sono ammazzati l’un l’altro? Il comandante della base da cui il plotone era partito non sa che pesci pigliare e per condurre le indagini convoca un ex militare diventato agente della narcotici, temporaneamente sospeso dal servizio a causa delle sue equivoche amicizie. Assieme al capo della polizia militare dovrà interrogare gli unici due sopravvissuti e pervenire a una soluzione. Ognuno fornirà la propria verità ma cos’è accaduto veramente?

Un po’ thriller, un po’ film di guerra, la nuova pellicola di John McTiernan, il regista di
Die Hard,
riesce perfettamente nel suo dichiarato intento: tenere il pubblico con il fiato sospeso fino all’ultimo istante. I colpi di scena si susseguono a buon ritmo e quando la verità sembra a portata di mano, ecco un elemento che sposta gli equilibri e fa ripartire la giostra delle ipotesi finché un finale talmente a sorpresa da risultare eccessivo non manda tutti a casa. John Travolta e Samuel Jackson, i memorabili gangster di
Pulp Fiction,
sono un detective che ne ha viste troppe e un sergente di ferro stile
Full Metal Jacket,
ottimamente scelti dal regista per interpretare i due ruoli cardine del film. Se la cava bene anche Giovanni Ribisi nel ruolo di un soldato sopravvissuto alla strage mentre Connie Nielsen è un capitano troppo algido e affascinante per non risultare stereotipato. Eccessivi, secondo la stampa americana, anche il numero e la tipologia dei colpi di scena partoriti dalla fantasia dello sceneggiatore James Vanderbilt. Può darsi, ma
Basic
è un film godibile, ben confezionato e persino
politically correct.
Serve altro?
(maurizio zoja)

Senti chi parla

Una consulente fiscale rimane incinta di un cliente sposato, con il quale ha da tempo una relazione clandestina. Ma l’uomo, che ha sempre dichiarato di voler divorziare per regolarizzare la loro relazione, si tira improvvisamente indietro.
Una simpatica commediola che sfrutta a dovere l’unica idea veramente originale del film, ovvero quella di far ascoltare i pensieri del bambino (nell’edizione originale affidati alla voce di Bruce Willis, in quella italiana a Paolo Villaggio). Prima rinascita di John Travolta, reduce da una serie ininterrotta di insuccessi (la seconda, nel 1994, avverrà con
Pulp Fiction
).
(andrea tagliacozzo)

Senti chi parla 2

I protagonisti del primo episodio, Mollie e James, si sono sposati, con grande soddisfazione del piccolo Mickey. Dopo breve tempo, la coppia mette al mondo una bambina. Intanto, James, scontento del lavoro di tassista, grazie all’intercessione della suocera, riesce ad ottenere un posto di pilota di jet. Il primo episodio, diretto dalla stessa Hackerling, aveva qualche spunto divertente. Questo seguito, invece, è fiacco e senza idee. Il terzo,
Senti chi parla adesso
, sarà ancora peggio.
(andrea tagliacozzo)

Unico testimone

Il piccolo Danny assiste casualmente all’omicidio di un uomo a opera del nuovo marito di sua madre. Nessuno gli crede tranne il padre (John Travolta), fresco di divorzio. Alla fine chi gli aveva dato del visionario dovrà ricredersi. È un raro caso di suspense al contrario, fino alla fine si pensa che stia per accadere un qualsiasi colpo di scena che giustifichi 90 minuti di prevedibili banalità, ma arrivano i titoli di coda. L’assassino, Vince Vaughn (Swingers), non convince più di tanto, ma fa il suo dovere, mentre Travolta sfodera tutta la gamma dei suoi sorrisi più ebeti che gli hanno regalato la sua seconda giovinezza in Pulp Fiction, qui però c’entrano pochino. Steve Buscemi si aggira per lo schermo incredulo, forse chiedendosi dove è capitato. Il regista Harold Becker (Malice, City Hall) è specializzato in thriller, ma questo film sembra proprio tra i meno riusciti, forse anche a causa dei notevoli buchi nella sceneggiatura, che ne minano ancor più la credibilità. Sul tema del testimone ragazzino, poco credibile per via della giovane età, non c’era poi ancora molto da dire dopo Witness e Il cliente, e in effetti Unico testimone finisce per attorcigliarsi un po’ su stesso, sfiorando blandamente le tematiche del divorzio e dell’affidamento dei figli. Non maggiore la fantasia dei distributori italiani che sono ormai convinti che un thriller debba per forza avere il titolo formato da un aggettivo e un sostantivo: sarà anche una scelta che mira ad un target di pubblico ben definito, ma che noia! (ezio genghini)

Face/Off – Due facce di un assassino

Forse l’unico incontro felice tra Hollywood e i nuovi maestri dell’action di Hong Kong. John Woo dirige una sceneggiatura immaginosa, inverosimile e avvincente di Mike Werb e Michael Colleary: un poliziotto si sostituisce a uno spietato killer mediante una chirurgia futuristica (gli viene letteralmente applicata la faccia dell’altro); ma il killer riesce a fare altrettanto. E questo è solo il filo conduttore: la storia si complica con continui colpi di scena, l’evidente dimensione di allegoria della lotta tra Bene e Male viene sostenuta da un ritmo travolgente. Qui Woo riesce davvero a trapiantare in un modello «hollywoodiano» tutto il suo mondo e il suo stile, giocando al rialzo e liberando il cinema d’azione occidentale da ogni scrupolo di bon ton. Le passioni esplodono, le sparatorie si moltiplicano, i simboli troneggiano. Una lezione per registi e cinefili occidentali. (emiliano morreale)