Il vento e il leone

Agli inizi del secolo, a Tangeri, uno sceicco rapisce una vedova americana pretendendo dal governo degli Stati Uniti l’eliminazione del sultano del Marocco, che con la sua politica favorisce l’espansionismo coloniale francese e tedesco. Film infarcito degli elementi epici ed eroici da sempre cari al regista e sceneggiatore John Milius. Quest’ultimo rivitalizza lo spirito delle vecchie pellicole d’avventura con un soffio di sensibilità modernità e un grande senso dello spettacolo. Sean Connery tornerà a vestire panni arabi nel 1976 in
Il prossimo uomo
di Richard Sarafian.
(andrea tagliacozzo)

Addio al re

Nel 1942, caduta Singapore, un soldato americano diserta e raggiunge il Borneo, dove viene catturato dai dayak, una tribù di cacciatori di teste. Dopo essere riuscito a pacificare gli indigeni, il disertore ne diventa il re. Il film, costato circa diciassette milioni di dollari, è stato girato in dodici settimane nello stato di Sarawak, nel Borneo. Affascinante e imperfetto, come molti altri lavori di John Milius. Non poche le analogie con
Apocalypse Now
, scritto dieci anni prima dallo stesso Milius con Francis Ford Coppola.
(andrea tagliacozzo)

L’ultimo attacco

Da
Flight of the Intruder
di Steven Coonts. Durante la guerra del Vietnam, il pilota Jake Grafton, già frustrato per le inutilità delle missioni alle quali è assegnato, rimane sconvolto dalla morte del suo compagno. Con l’aiuto del veterano Cole e senza l’autorizzazione del comando, decide di compiere un raid su Hanoi. Retorico e militarista, nel più classico stile del regista di
Alba rossa
e
Addio al re.
Lo spettacolo, però, non manca.
(andrea tagliacozzo)

Un mercoledì da leoni

Le vicende di Jack, Matt e Leroy, incontrastati campioni del surf e idoli delle spiagge californiane, dall’estate del 1962 alla primavera del 1974: il tempo, gli amori e la guerra del Vietnam finiscono lentamente per separarli. Il migliore dei film di John Milius, tra momenti di grande spettacolarità (straordinaria la fotografia di Bruce Surtees, all’epoca collaboratore abituale di Clint Eastwood) a riflessioni più profonde e intimistiche sul tema dell’amicizia. Emozionante, a tratti addirittura struggente.
(andrea tagliacozzo)