L’anima e la carne

Durante la seconda guerra mondiale, in un’isola del Pacifico, un marine, rimasto isolato dal proprio reparto in seguito ad un’azione bellica, incontra una suora missionaria. Per evitare la cattura da parte dei giapponesi, i due sono costretti a rifugiarsi in una grotta. Con il passare del tempo l’uomo sente crescere un profondo sentimento d’affetto verso la religiosa. Un argomento ai limiti della scabrosità viene trattato da John Huston con molta intelligenza, riuscendo ad abilmente evitare problemi di censura (all’epoca piuttosto ferrea). Grandi interpretazioni da entrambe le due star.
(andrea tagliacozzo)

La notte dell’iguana

Dall’omonimo dramma di Tennessee Williams, la torbida storia di un ex prete (Richard Burton), ora guida turistica in Messico, conteso tra due donne (Ava Gardner e Deborah Kerr) e una vogliosa adolescente (Sue Lyon, la Lolita di Stanley Kubrick). Un film estramemente interessante di John Huston che stravolge con delle annotazioni ironiche il cupo testo originale. La Gardner fornisce una delle interpretazioni migliori di tutta la sua carriera. Premio Oscar 1964 a Dorothy Jeakins per i costumi.
(andrea tagliacozzo)

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

L’uomo che volle farsi re

In India, Daniel e Peachy, ex sergenti dell’esercito inglese, si avventurano tra le montagne del Kafiristan in cerca di fortuna. Dopo aver assoggettato le popolazioni locali, i due vorrebbero fuggire con un ingente bottino, ma Daniel, scambiato dagli indigeni per un essere divino e quindi destinato a portare la corona, cambia improvvisamente idea e decide di restare. Tratto dall’omonimo racconto di Rudyard Kipling, uno straordinario film d’avventura interpretato da due attori altrettanto eccezionali: carismatico Connery, più ironico e gigione Caine. E’ comunque la regia di John Huston, incredibilmente incisiva sul piano narrativo e spettacolare, a fare la differenza. Il sottotesto politico, evidente ma non prevaricante, aggiunge qualcosa in più a una pellicola già di per sé unica nel suo genere.
(andrea tagliacozzo)

Il vento e il leone

Agli inizi del secolo, a Tangeri, uno sceicco rapisce una vedova americana pretendendo dal governo degli Stati Uniti l’eliminazione del sultano del Marocco, che con la sua politica favorisce l’espansionismo coloniale francese e tedesco. Film infarcito degli elementi epici ed eroici da sempre cari al regista e sceneggiatore John Milius. Quest’ultimo rivitalizza lo spirito delle vecchie pellicole d’avventura con un soffio di sensibilità modernità e un grande senso dello spettacolo. Sean Connery tornerà a vestire panni arabi nel 1976 in
Il prossimo uomo
di Richard Sarafian.
(andrea tagliacozzo)

La forca può attendere

Il figlio di un bandito scozzese, ossessionato dall’idea di ripetere le gesta del padre, si dà il furto e all’avventura. Decide di portare a termine un colpo fallito anni prima dal genitore, ma una ragazza, che lo ama da sempre, cerca di ricondurlo sulla retta via. Dall’autobiografia di David Haggart, una commedia divertente e scanzonata nel più tipico stile di John Huston.
(andrea tagliacozzo)

La saggezza nel sangue

Uno dei migliori film di John Huston, cupo e ossessivo ai limiti della sgradevolezza, tratto dall’omonimo romanzo di Flannery O’Connor. Dopo essere stato in guerra, un giovane torna nella natia Georgia con la psiche irrimediabilmente deviata. Durante un lungo peregrinare per il Sud degli Stati Uniti, il ragazzo incontra un predicatore cieco che lo induce a fondare una «Chiesa di Cristo senza Cristo». Il regista appare nelle vesti del nonno del protagonista (nei titoli è accreditato come Jhon Huston).
(andrea tagliacozzo)

Dieci secondi per fuggire

Un industriale americano, vittima di un complotto, è accusato di omicidio e condannato a ventott’anni di reclusione in un penitenziario messicano. La moglie decide di liberarlo facendolo evadere con un elicottero. Per portare a buon fine l’operazione si affida a uno specialista. Discreto film d’azione – piuttosto violento, anche per i suoi standard – tratto dal racconto
Ten Second Jailbreak
di Eliot Asinof, Warren Hinckle, William Turner. Efficace, ma un po’ monocorde Charles Bronson.
(andrea tagliacozzo)

In questa nostra vita

Secondo film di John Huston dopo lo straordinario esordio dell’anno precedente con
Il mistero del falco
. La giovane e viziata Stanley Timberlake abbandona il fidanzato sull’altare per fuggire assieme all’ex marito della sorella. Quando quest’ultimo si uccide, esasperato dalle angherie della donna, Stanley torna in seno alla famiglia. Durante una folle corsa in auto, la donna provoca la morte di una bambina. Per discolparsi, non esita ad accusare un innocente. Eccellente, come al solito, la Davis, in un ruolo non facile e totalmente negativo.
(andrea tagliacozzo)

Incidente fatale

Un uomo e una donna, incontratisi casualmente grazie a un incidente d’auto, si accorgono di nutrire una profonda attrazione l’uno per l’altra. Le reciproche fantasie sessuali prendono gradualmente forma in giochi bizzarri e pericolosi. A tratti interessante, strano, ambizioso, ma fondamentalmente poco riuscito. Una piccola curiosità: il film uscì negli Stati Uniti nell’85 con il titolo
Fatal Attraction
, tre anni prima del fortunato
Attrazione fatale
di Adrian Lyne.
(andrea tagliacozzo)

Il mistero del falco

A San Francisco, l’investigatore privato Sam Spade, assoldato da una giovane donna, si mette sulle tracce di una preziosa statuetta. Ma non è il solo: anche altri loschi individui ne vorrebbero entrare in possesso. Dal romanzo di Dashiell Hammett, lo straordinario esordio registico di John Huston (autore anche della sceneggiatura) con un noir teso e suggestivo destinato a restare nella Storia del Cinema. Humphrey Bogart, in piena ascesa a Hollywood, è un Sam Spade indimenticabile. Il libro di Hammett era già stato adatto per il grande schermo nel ’31 da Roy Del Ruth e nel ’36 da William Dieterle (con il titolo
Satan Met a Lady
).
(andrea tagliacozzo)

Il cardinale

Alla vigilia della prima guerra mondiale, Stefano Fermoyole, giovane prete americano, dubitando della sua vocazione si reca in Austria per insegnare. A Vienna, incontra una graziosa studentessa che, ignorando che il giovane è un sacerdote, s’innamora di lui. Stefano, sebbene sia attratto dalla ragazza, comprende che non può rinunciare alla sua missione di fede. Dal romanzo omonimo di Henry Morton Robinson, un film troppo prolisso, riuscito solo in alcune figure di contorno.
(andrea tagliacozzo)

Gli inesorabili

Una giovane orfana viene allevata da una famiglia di allevatori. Quando si sparge la voce che la ragazza è di origini indiane, i parenti adottivi vengono emarginati dal resto della comunità, mentre la tribù degli indiani Kjowa vorrebbe riprenderla. Maltrattato dalla critica alla sua uscita, il film, come molti altri di John Huston, è stato rivalutato solo in seguito. La Hepburn e la Gish sono le migliori di un cast tutto di stelle. (
andrea tagliacozzo
)

Chinatown

A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco, l’investigatore privato Jack Gittes si occupa di un caso di infedeltà coniugale. Ma durante le indagini, che si fanno sempre più intricate, viene fuori ben altro. Roman Polanski rilegge alla sua maniera – decisamente inquietante – i temi classici del poliziesco e del noir, riservandosi un piccolo ma gustoso ruolo nei panni di un gangster. Nicholson tornerà a interpretare il personaggio di Gittes sedici anni più tardi ne
Il grande inganno
. Sceneggiatura, premiata con l’Oscar, di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

Gli spostati

Nel deserto del Nevada, negli anni Sessanta, un vecchio cowboy cattura cavalli per una fabbrica di mangimi e vive una dolente storia d’amore con una donna che sta per divorziare. Da una sceneggiatura di Arthur Miller, il grande avventuriero cinico Huston trae un’elegia dell’avventura defunta, della decadenza e dell’eroismo nonostante tutto. Film di loser, di perdenti tanto perdenti da essere già cadaveri,
The Misfits
ha il suo punto debole proprio nei dialoghi di Miller, letterari e decadenti. Ma Huston è in gran vena, e fa un western moderno sommesso, lento e melodrammatico. I mustang nel deserto sono insieme epici e spettrali, il bianco e nero di Russell Metty abbagliante. Soprattutto, insuperabile il cast: per Clark Gable e Marilyn Monroe è l’ultima apparizione sullo schermo, Clift ha un’aria sofferente (si dice che proprio nel deserto del Nevada, luogo di esperimenti atomici, abbia contratto il male che qualche anno dopo lo ucciderà).
(emiliano morreale)

Moby Dick, la balena bianca

Trasposizione cinematografica – la terza, dopo il muto
Sea Beast
del 1926 e
Moby Dick, il mostro bianco
del 1930 – dell’omonimo romanzo di Herman Melville. È la storia del capitano Achab, comandante del peschereccio Pequod, e della sua ossessionata caccia a Moby Dick, la gigantesca balena bianca che lo aveva reso invalido a una gamba. Un film imperfetto, ma ricco di straordinarie sequenze. Gregory Peck è un Achab credibile, anche se Orson Welles gli ruba la scena nei panni di Padre Mapple.
(andrea tagliacozzo)

L’onore dei Prizzi

Il boss mafioso Corrado Prizzi vuole far sposare sua nipote Maerose al killer Charley Partanna, ma questi s’innamora della bella Irene Walker. Durante una «lavoretto», Charley scopre che la ragazza, che fa il suo stesso mestiere, ha sottratto ai Prizzi un milione di dollari. A settantanove anni, il già malato John Huston (morirà nel 1987) dirige un gangster movie ironico e pungente con la freschezza di un esordiente di grande talento. Una delle prove migliori della sua carriera. Oscar 1985 alla bravissima Anjelica Huston (figlia del regista) come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

The Dead – Gente di Dublino

L’ultimo film di John Huston, scomparso il 28 agosto 1987. Come ogni anno, le signorine Morgan danno una festa riservata ad amici e parenti. Tra questi ci sono anche Gabriel e sua moglie Gretta. La donna, dapprima serena, cambia rapidamente umore durante la serata, quando una canzone risveglia in lei un ricordo che credeva sopito. Dal racconto di James Joyce, una delicata riflessione sul tema della morte, nonché uno dei migliori lavori del regista, nonostante sia stato diretto in precarie condizioni di salute. Semplice nello stile, ma incredibilmente profondo nei contenuti.
(andrea tagliacozzo)