Identità

Durante una notte buia e tempestosa un motel semiabbandonato fa il pieno di clienti. Le strade allagate e la scarsa visibilità obbligano gli automobilisti a interrompere i loro viaggi e il gestore riesce a incassare qualche soldo grazie alla presenza di una tranquilla famigliola, di un’ex diva con il suo autista, di una prostituta in fuga verso una nuova vita, di due novelli sposini e di un poliziotto che sta trasferendo un detenuto. Solo uno di loro vedrà la luce del sole.

Già regista di
Dolly’s Restaurant, Cop Land, Kate & Leopold
e del sopravvalutato
Ragazze interrotte,
James Mangold confeziona un thriller psicologico senza cali di tensione, basandosi su una sceneggiatura che ha nel finale il suo principale punto debole. Un difetto non da poco che tuttavia non riesce a rovinare del tutto un film che cita a piene mani i classici del genere, dai
Dieci piccoli indiani
di Agatha Christie (portati sullo schermo da René Clair nel 1945) a
Psycho
di Alfred Hitchcock (e non solo per l’ambientazione in un motel). Mentre si domanderanno chi è l’assassino, i cinefili si divertiranno un mondo a scovare le altre citazioni, spalmate dallo sceneggiatore Michael Cooney lungo tutta la pellicola. John Cusack convince in una parte drammatica dopo aver divertito in
Alta fedeltà
ma la rivelazione è la bellissima Amanda Peet, prostituta sognatrice dal buon cuore e dal turbolento passato. Ray Liotta se la cava nei panni di un poliziotto a dir poco stereotipato, mentre Rebecca De Mornay si concede una fugace apparizione nei panni di un’attrice dimenticata dal pubblico (una parte non molto diversa da quella che, suo malgrado, interpreta anche nella vita reale). Impossibile dire di più senza rovinare allo spettatore le sorprese disseminate ovunque dal regista. Ha detto bene la produttrice Cathy Konrad: «in questo film i personaggi sono la trama». Peccato per quel finale.
(maurizio zoja)

Me And You And Everyone We Know

Christine (Miranda July) è un’artista moderna di scarsissimo successo, tassista part time con la testa tra le nuvole. Richard (John Hawkes) è stato da poco lasciato dalla moglie, ha due figli piccoli e lavora come commesso in un negozio di scarpe. Così simili eppure così diversi, i due si innamoreranno.

Leggendo la sinossi del film dell’esordiente Miranda July, Premio Speciale della Giuria all’ultimo Sundance Festival e Camera d’Oro e Premio della Critica Giovane all’ultimo Cannes, è davvero difficile credere che la pellicola della regista statunitense sia un piccolo capolavoro. Eppure è così. La July racconta storie minime di persone insignificanti, con vite e sentimenti assai comuni. Parte da piccoli dettagli per rappresentare un mondo fatto di solitudine, speranza e struggimento, in cui anche i bambini provano sentimenti adulti e gli adulti sono indifesi di fronte alla vita, proprio come bambini. Ed è proprio dall’infanzia della regista che il film ha tratto ispirazione, «dal forte desiderio che avevo da bambina che il magico entrasse a far parte della mia vita, trasformando tutto». Un film che non somiglia a nessun altro, poetico e buffo, surreale e a tratti crudele. Consigliatissimo.
(maurizio zoja)

Rosalie va a far la spesa

La corpulenta Rosalie vive in Arkansas con il marito, pilota dell’aeronautica militare americana, e sette figli. La donna contribuisce alle entrate familiari organizzando piccole truffe con assegni contraffatti e carte di credito. Grazie al computer che ha regalato a una delle sue figlie, Rosalie riesce a scoprire il codice d’accesso di un istituto bancario. Satira del consumismo americano, riuscita solo in parte. Comunque c’è più di una buona idea e il divertimento non manca. (andrea tagliacozzo)