Salvate la tigre

Una sceneggiatura pretenziosa di Steve Shagan per la storia di un industriale tessile che cerca di riconciliare l’adorazione della sua infanzia con le degradazioni cui si sottomette nel mondo degli affari. Il film pretende di essere totalmente onesto, ma non è così genuino; David ha le scene migliori nel ruolo di un piromane professionista. Lemmon ha vinto l’Oscar come migliore attore. 

Karate Kid II

Dopo aver appreso l’arte del karate dall’anziano Miyagi – come descritto nel precedente Per vincere domani , girato nell’84 dallo stesso regista e con gli stessi interpreti – Daniel accompagna il maestro giapponese nel Paese del Sol Levante. Miyagi ritrova Sato, un vecchio compagno d’infanzia con il quale ha un conto in sospeso. Se il primo film, furbo ma ben congegnato, poteva dirsi riuscito, altrettanto non può dirsi di questo seguito, stanco e a corto d’idee. Ma il peggio deve ancora venire: il film avrà infatti l’onore di altri 2 sequel ( Karate Kid III – La sfida finale dell’89 e Karate Kid 4 del ’94, interpretato da Hilary Swank invece che dall’ormai stagionato Macchio). (andrea tagliacozzo)

Ballando lo slow nella grande città

Seriosa assurdità romantica su un giornalista tipo Jimmy Breslin, che si innamora di una ballerina malata a cui è stato detto che dovrebbe smettere di danzare; diventa anche amico di un piccolo orfano ispanico e drogato. Un indecente climax vi farà friggere il cervello con la sua caduta di tono. Una nomination ai Golden Globes.

Karate Kidd III – La sfida finale

John G. Avildsen, regista del primo Rocky , ripropone per la terza volta l’accoppiata Macchio-Mortita, rispettivamente nei panni del giovanissimo campione e dell’anziano maestro. A fronteggiarli è un antico nemico: il paranoico allenatore che anni addietro (ovvero nel primo episodio) aveva cercato di far perdere il campionato al ragazzo utilizzando mille scorrettezze. Un film praticamente inutile, che aggiunge poco nulla a una serie che già al secondo episodio mostrava segni di stanchezza. ( andrea tagliacozzo )

Rocky V

Il campione di un tempo ha toccato il fondo (di nuovo). Finisce nel suo vecchio quartiere, al verde e ostracizzato (di nuovo). Allena un giovane pugile che si rivela un ingrato, e nonostante il suo danno cerebrale (dopo il combattimento di Rocky IV) desidera rischiare il tutto per tutto in un altro incontro. Di nuovo. Si paga il biglietto e si ottiene quel che ci si aspetta da questa sceneggiatura di Stallone, ma il brivido è svanito. Il vero figlio di Stallone interpreta Rocky jr.

Nudi in paradiso

Un’insegnante (Warren) si lascia trascinare dalle amiche in un locale di strip maschile, dove l’attrazione principale è uno studente (Atkins) che lei sta per bocciare. Questo insolito dramma sentimentale scritto da Joan Tewkesbury aveva buone possibilità, ma molte pare siano rimaste sul pavimento della sala di montaggio (si noti la breve durata). Vale comunque una sbirciatina per la bella interpretazione della Warren.

Rocky V

Quinta (ed ultima?) puntata della fortunata, ma ormai stanca serie sul pugile italo-americano Rocky Balboa. Rocky apprende che a causa di alcune gravi lesioni al cervello deve abbandonare il ring. Come se non bastasse, il suo commercialista lo ha lasciato senza un soldo. L’ex campione decide quindi di diventare l’allenatore di un promettente boxeur. In cabina di regia torna John G. Avildsen, regista del primo episodio della serie, anche se la magia dell’originale è ormai definitivamente perduta. Nella parte del figlio del protagonista, Rocky Jr., recita il vero figlio di Sylvester Stallone.
(andrea tagliacozzo)

I vicini di casa

L’ultimo film girato da John Belushi (scomparso nel 1982 a soli 33 anni). La fin troppo tranquilla esistenza di Earl Keese e della sua famiglia viene movimentata dall’improvviso arrivo di Vic e Ramona, i nuovi, scatenatissimi e imprevedibili vicini di casa. Il compassato Earl finirà per farsi coinvolgere (e travolgere) dalla devastante irruenza della coppia. Una discreta black comedy, inquietante e cattiva al punto giusto, che all’epoca della sua uscita fu accolta con poco favore da parte della critica. Divertente e creativo l’uso della musica composta da Bill Conti. (andrea tagliacozzo)

Rocky

Rocky, giovane pugile di Philadelphia, sbarca il lunario con qualche sporadica vittoria sul ring e lavorando per un piccolo boss locale. Quando il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed decide di dare a un qualsiasi esordiente l’opportunità di sfidarlo, il giovanotto, preso sotto l’ala protettrice di un anziano boxeur, coglie al volo l’occasione. Scritta dallo stesso Sylvester Stallone (fino ad allora un perfetto sconosciuto), una parola del Sogno Americano fin troppo scoperta, ma tutto sommato sincera, commovente ed efficace nella sua pur prevedibile struttura narrativa. Del film, vincitore di tre premi Oscar (film, regia e montaggio), verranno realizzati ben quattro seguiti, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

La formula

Nelson. Thriller incredibilmente realistico con un poliziotto che indaga sulla morte di un amico e scopre che era collegato a un misterioso intrigo a proposito della formula di un carburante sintetico. Scott e Brando sono sempre un piacere da guardare, ma lo sceneggiatore e produttore Steve Shagan ha telefonato tutte le battute.

La guerra privata del cittadino Joe

Film dal successo inatteso ha portato Boyle in evidenza nel ruolo di un fanatico, operaio edile, che esercita un raffinato ricatto sul pubblicitario Patrick, che ha ucciso il boyfriend hippie della figlia. Film superquotato deve molto alla caratterizzazione di Boyle, non alla trama artificiosa. Debutto cinematografico della Sarandon.

La forza del singolo

Precisamente quel che ci si aspetta quando il regista di Rocky e Karate Kid affronta un film sull’apartheid. Questa sdolcinatezza racconta con ardente entusiasmo di un ragazzo bianco del Sudafrica che promuove l’integrazione salendo sul ring con i suoi oppressi amici di colore. Offensiva volgarizzazione di un grande soggetto, ma almeno nella prima metà ci sono Freeman e Müller-Stahl nel ruolo dei mentori del giovanotto; quando nella seconda ora non sono più presenti nella sceneggiatura, guardare il film diventa una prova faticosa.

Karate Kid: per vincere domani

Un adolescente, orfano di padre, si trasferisce in California, dove all’inizio non trova vita facile. Durante una rissa con una banda di giovani, interviene in suo favore un anziano maestro di arti marziali che, uno dopo l’altro, sgomina gli aggressori a colpi di karatè. Dal regista di
Rocky
, John G. Avildsen, un film che segue fedelmente la formula della pellicola che ha portato al successo Sylvester Stallone, mixata per l’occasione con la struttura portante dei film di arti marziali di Hong Kong (all’epoca poco visti in Occidente) incentrati sul rapporto tra maestro e allievo (uno per tutti,
Drunken Master
con Jackie Chan). Il risultato è prevedibile, ma tutto sommato piacevole. Inutile dire che il film ha fatto furore al botteghino.
(andrea tagliacozzo)

Per vincere domani

Un teenager è attaccato dai alcuni bulletti fino a quando un improbabile mentore, il maestro Han. dal regista del primo Rocky, un’altra storia dello stesso tenore ma permeata di saggezza orientale, con due protagonisti decisamente simpatici. Negli Usa ebbe un successo travolgente che spinse alla realizzazione di tre seguiti.