Grand Prix

Durante il Gran Premio di Montecarlo, i bolidi dell’americano Pete Aron e dell’inglese Scott Stoddard finiscono fuori strada: il primo esce illeso dall’incidente, mentre l’altro resta gravemente ferito. Intanto, il campionato mondiale continua, con le sue sfide e le sue grandi emozioni. Una soap opera dai risvolti prevedibili ambientata nel mondo delle corse che riesce a sprecare un cast davvero notevole. A salvarsi sono solo le sequenze delle corse (girate in Cinerama, anche se l’effetto spettacolare sul piccolo schermo inevitabilmente si perde). Il film vinse due Oscar tecnici: per il montaggio e per il miglior suono.
(andrea tagliacozzo)

La figlia del generale

Travolta è un investigatore militare che scopre più di quel che avrebbe immaginato nell’indagare sull’assassinio della figlia capitano di un famoso generale. Mentre emergono le prove di uno scandalo ben maggiore, diventa chiaro che l’esercito vuole insabbiare tutta la faccenda. Scorrevole, sebbene la storia (ricavata dal best seller di Nelson DeMille) sia piuttosto macchinosa. Panavision.

L’uomo di Alcatraz

Il film prende spunto da una storia vera, quella dell’ergastolano Robert Stroud. Un pluriomicida, dopo aver rischiato la pena capitale, viene condannato al carcere a vita. Durante la detenzione, l’uomo comincia a interessarsi all’ornitologia, allevando in cella uccelli di ogni specie. Otterrà il permesso di collaborare assieme a una giovane donna. Una grande interpretazione di Burt Lancaster dà lustro a una pellicola diretta con mano sicura ma senza troppi guizzi da John Frankenheimer.
(andrea tagliacozzo)

Ronin

Un gruppo di cinque uomini viene assoldato da una donna per rubare una preziosa valigetta appartenente a un superprotetto uomo d’affari. In seguito, doppi e tripli giochi si moltiplicano. Un ritorno alle atmosfere grigie e pessimistiche dei suoi tempi migliori (i Sessanta e Settanta), questo di Frankenheimer: poliziesco serrato, arioso e claustrofobico nello stesso tempo, con superbi inseguimenti in auto e una preziosa disperazione di fondo. Da vedere rigorosamente in versione originale, perché il doppiaggio italiano neutralizza le inflessioni dei personaggi, ognuno di provenienza geografica differente.
(pier maria bocchi)

Il braccio violento della legge II

Dopo cinque anni, Gene Hackman torna nel ruolo che nel 1971 gli fece vincere un meritato Oscar. Inviato a Marsiglia sulle tracce di un potente boss del traffico internazionale della droga, il poliziotto americano Pop Doyle, noto per i suoi metodi sbrigativi, si trova, controvoglia, a collaborare con i colleghi francesi. Meno bello del precedente, il film offre comunque ad Hackman la possibilità di dare una ulteriore conferma del suo talento (notevole, in questo senso, la scena della crisi d’astinenza).
(andrea tagliacozzo)

Dead Bang

Un abile poliziotto di Los Angeles, in crisi per il recente divorzio, è sulle tracce di un killer che ha ucciso un suo collega e un negoziante. La pista lo porta in Oklahoma, nel mezzo di una pericolosa cricca di neonazisti. A metà tra il poliziesco e il western moderno, un action movie di buon livello – convenzionale ma con un paio di sequenze d’antologia – efficacemente diretto dal veterano John Frankenheimer.
(andrea tagliacozzo)

Va’ e uccidi

In Corea, un plotone di soldati americani viene catturato e confinato in un campo d’internamento in Manciuria. Sottoposti a un trattamento durissimo, i militari finiscono quasi per impazzire e uno di loro, Raymond, uccide due commilitoni. Per il comandante del plotone, tornato in patria, il ricordo di quei giorni diventa un’ossessione che finisce per sfociare in raptus omicidi. Sua madre e il suo patrigno vorrebbero servirsi della sua inclinazione al delitto per fargli eliminare un esponente politico di sinistra. Da un romanzo di Richard Condon, un thriller visionario inquietante e violento, uno dei migliori a sfondo politico mai realizzati negli Stati Uniti, tanto ambiguo da scontentare qualsiasi corrente ideologica.
(andrea tagliacozzo)