La croce di fuoco

In Messico, durante la rivoluzione, il governo locale perseguita i religiosi. Solo un mite ma coraggioso sacerdote sceglie di sfidare il potere, deciso a restare nel paese a qualsiasi costo. Adattamento cinematografico de
Il potere e la gloria
di Graham Greene, dal quale sono stati eliminati diversi elementi scabrosi. Un film minore di John Ford, anche se non privo di pregi (tra i quali la splendida fotografia di Gabriel Figueroa). Henry Fonda aveva lavorato per la prima volta con John Ford nel 1939 interpretando il giovane Abramo Lincoln in
Alba di gloria.
(andrea tagliacozzo)

I dannati e gli eroi

Un soldato nero, appartenente al Nono Cavalleggeri, viene accusato di violenza carnale e di omicidio ai danni di una ragazza bianca. Il Tenente Cantrell, nominato suo difensore, deve vedersela con un tribunale fortemente influenzato dai pregiudizi razziali. Un lavoro atipico di John Ford (specie considerando l’epoca nel quale è stato realizzato), forse a torto ritenuto un episodio minore della sua filmografia. Il regista affronta un tema scottante come il razzismo con grande vigore e poca retorica (né tantomeno sentimentalismi), nonostante a difendere il protagonista sia (inevitabilmente) un bianco progressista. Woody Stroode, che interpreta con efficacia il soldato incriminato, tornerà a lavorare con il regista in
Cavalcarono insieme
del ’61 e in
L’uomo che uccise Liberty Valance
del ’62. .
(andrea tagliacozzo)

Soldati a cavallo

Unico lungometraggio di John Ford (se si esclude un episodio de
La conquista del West
) ambientato durante la guerra di Secessione. Un colonello nordista, incaricato assieme al suo reggimento di una importante missione, è costretto a portare con sé una ragazza sudista che potrebbe pregiudicare l’esito dell’operazione. La giovane, inizialmente ostile, finisce per innamorarsi dell’ufficiale. Non troppo apprezzato dalla critica, nonostante le non poche pagine di grande cinema .
(andrea tagliacozzo)

La conquista del West

La conquista dell’Ovest vista attraverso le vicende, che si sviluppano nell’arco di tre generazioni, di una famiglia di pionieri. Il protagonista ha due figlie: una si sposa con un giocatore d’azzardo, mentre l’altro diventa la moglie di un cacciatore. Il figlio di quest’ultima, diventato adulto, partecipa alla guerra di Secessione. Un film molto spettacolare girato nella magnificenza del Cinerama, ma sostanzialmente non all’altezza delle sue ambizioni. John Ford firma l’episodio migliore del film: quello della battaglia di Shiloh. Una vera sorpresa George Peppard, che riesce a tenere degnamente il confronto con divi più titolati di lui. Vincitore di tre Oscar: sceneggiatura, montaggio e suono.
(andrea tagliacozzo)

L’ultimo urrà

Una vecchia volpe della politica dai metodi piuttosto spregiudicati, ripropone la sua candidatura a sindaco di una cittadina del New England. Per aiutarlo, chiama accanto a sé il nipote, che dapprima si mostra riluttante, ma poi rimane affascinato dalla personalità del vecchio. Il film, che si ispira alla figura del sindaco di Boston James M. Curley, è tratto dal romanzo di Edwin O’Connor. Splendida l’interpretazione di Spencer Tracy, attorniato da uno stuolo di caratteristi altrettanto straordinari. La pellicola ha avuto un nuova versione nel ’77, ma con esiti ben lontani da questa di Ford.
(andrea tagliacozzo)

Furore

Alla fine degli anni Venti, nel periodo della grande crisi americana, una famiglia di agricoltori attraversa speranzosa gli Stati Uniti con un camion malandato per raggiungere la California, mitico Eldorado, terra di fortuna. Dal romanzo di John Steinbeck, un capolavoro della storia del cinema che fotografa con passione, vigore e poesia gli anni bui della Grande Depressione. John Ford e Jane Darwell si aggiudicarono l’Oscar 1940, rispettivamente per la miglior regia e per la miglior attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Missione in Manciuria

Ultimo film della lunghissima carriera di John Ford, dal racconto
Chinese Finale
di Norah Lofts. Nel 1935, la spigliata dottoressa Cartwright giunge in una missione protestante in Manciuria per prestare la propria opera. Nelle zone circostanti imperversa la banda di un feroce brigante, mentre nella missione scoppia un’epidemia di colera. Un interessante sguardo al tema dell’eroismo in chiave femminile, quasi un western con ambientazione esotica. Il ruolo della Bancroft doveva essere interpretato da Patricia Neal che, a riprese iniziate, si ammalò gravemente.
(andrea tagliacozzo)

Sentieri selvaggi

Ethan Edwars guida una spedizione sulle tracce degli indiani che hanno rapito la piccola Debbie dopo averne sterminato la famiglia. La ricerca dura lustri, e nel frattempo a casa si attende il ritorno. Per alcuni (fra cui chi scrive) il capolavoro di Ford, e uno dei vertici del cinema mondiale. Non il suo film più perfetto o più «classico» ma, al contrario, il punto di massima tensione tra la consistenza dello stile (e dell’ideologia), e un presente di crisi. Ma in Ford anche la crisi si fa monumento, e il suo stile diventa ancora più sontuoso ed epico del solito. Ford dilata i tempi della storia (l’unità d’azione del western si diluisce fino ai decenni, con procedimento tipico piuttosto del melò) ma non il ritmo del racconto. Il mito della frontiera si ingigantisce e si svolge sotto il segno del tragico. L’immagine di Wayne che prende in braccio Nathalie Wood e dice «Andiamo a casa, Debbie» è la sintesi drammatica del cinema americano intero.
(emiliano morreale)

Un uomo tranquillo

Da un racconto di Maurice Walsh. In America, un pugile di origini irlandesi uccide involontariamente un avversario durante un incontro. Sconvolto, l’uomo abbandona il ring tornando nella natia Irlanda, dove conta di stabilirsi e sposarsi. Qui s’innamora, ricambiato, di una bella e battagliera vicina. John Ford torna (cinematograficamente) alla natia Irlanda con esiti a dir poco entusiasmanti. Straordinari ed affiatati i due protagonisti, coadiuvati da un altrettanto eccezionale stuolo di caratteristi. Oscar alla regia per Ford (il quarto della sua carriera).
(andrea tagliacozzo)

Il giudice

In un piccolo paese del Sud America, un avvocato disonesto mira a ottenere la carica di giudice che da parecchi anni è affidata a un uomo retto e benvoluto dalla comunità. Questi, durante un processo a cui presiede, deve difendersi dal rivale che lo accusa di favoritismo. Un film minore di Ford, abile soprattutto nella caratterizzazioni dei protagonisti. Nel 1953, il regista riprese gli stessi temi e personaggi ne
Il sole splende alto
.
(andrea tagliacozzo)

Il prigioniero dell’isola degli squali

Un medico, ingiustamente coinvolto nel processo agli uccisori di Lincoln, è condannato al carcere a vita nell’isola della Tortuga. Dopo aver tentato inutilmente la fuga, il prigioniero viene rinchiuso in una cella di punizione. Episodio minore della carriera di John Ford, il film, ricco di spunti e ben interpretato, rimane comunque un lavoro di buon livello.
(andrea tagliacozzo)

La più grande avventura

Girato da John Ford nello stesso anno del suo celeberrimo
Ombre rosse
, il film narra la grande epopea dell’indipendenza americana vista attraverso uno scorcio di vita familiare: i pionieri Gil (Fonda) e Lana (Colbert) sono costretti a fuggire di stato in stato per scampare agli assalti degli indiani alleati con gli inglesi. Uno dei migliori film del regista – il suo primo a colori – praticamente ineccepibile nello stile narrativo, allo stesso tempo spettacolore e intimista.
(andrea tagliacozzo)
.

I cavalieri del Nord-Ovest

Dopo il massacro subito dal generale Custer, i pellirossa si ribellano in tutto il Nord Ovest. Un anziano capitano alla vigilia della pensione smorza la belligeranza di alcuni indiani rubando loro i cavalli con un audace colpo di mano. Secondo di tre film che John Ford dedicò alla cavalleria (gli altri due, realizzati nel 1948 e nel 1950, furono rispettivamente Il massacro di Fort Apache e Rio Bravo), nonché uno dei suoi migliori in assoluto. Splendida la fotografia a colori di Winton C. Hoch, vincitore del premio Oscar 1949. John Wayne, all’epoca quarantenne, si cala alla perfezione nella parte del capitano di sessant’anni.
(andrea tagliacozzo)

Il mondo va avanti

Una ricca dinastia di New Orleans, fondatrice nell’800 di un impero commerciale del cotone, è composta di quattro nuclei famigliari legati fra loro dagli interessi della multinazionale. Dopo quasi un secolo, gli esponenti delle quattro famiglie si riuniscono per celebrare l’anniversario della fondazione. Un John Ford meno ispirato che in altre occasioni. Girò il film praticamente controvoglia per onorare il contratto della 20th Century Fox.
(andrea tagliacozzo)

Il sole splende alto

Rifacimento de
Il giudice
, un film diretto dallo stesso John Ford nel 1934. In una cittadina del Kentucky, un onesto giudice, giunto allo scadere del suo mandato, ripropone la sua candidatura alla carica. La sua fiera opposizione al linciaggio di un nero, ingiustamente accusato di avere violentato una bianca, rischia però di danneggiarlo. John Ford lo ritiene uno dei suoi film preferiti; la critica, invece, lo colloca generalmente tra le opere minori del regista. Straordinario, comunque, il modo in cui Ford descrive i suoi personaggi, interpretati tra i migliori caratteristi di Hollywood (tra i quali il fratello maggiore del grande cineasta, Francis Ford).
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che uccise Liberty Valance

Il senatore Stoddard rievoca ai giornalisti accorsi ai funerali dello sceriffo Doniphon i suoi esordi in politica, la sua lotta contro i grandi allevatori di bestiame, la pacificazione del West, il suo scontro con il pistolero Liberty Valance. Il racconto, poco a poco, delinea una versione della storia del West assai meno epica di quella tramandata dalla leggenda.
L’uomo che uccise Liberty Valance
è l’ideale contraltare a
Sentieri selvaggi
: se quest’ultimo è la storia del West intesa come bieca e cupa vendetta personale, il primo è l’affermarsi della logica sociale e politica sull’impegno del singolo. John Ford era uno che badava al sodo. Alla riunione del sindacato registi al tempo del maccartismo, per contrastare l’azione della destra, si presentò con la celeberrima frase: «Mi chiamo John Ford, e faccio western». La modestia del proprio operato caratterizza anche la figura di Doniphon, che preferisce restare nell’ombra lasciando che l’epos si affermi, a fronte della prosaica fatica individuale. Western crepuscolare, nel quale la società non è più capace di identificarsi con una Storia che si riduce a una questione di punti di vista. Merita di essere visto anche solo per il cast, che oppone un titanico Wayne e un dubbioso Stewart al luciferino Lee Marvin. A ciò si aggiunga la mano di uno che faceva western. Da più di quarant’anni.
(francesco pitassio)

Maria di Scozia

Nel 1561, Maria Stuarda diviene regina di Scozia e sposa Lord Darley, dal quale ha un figlio. Sua acerrima rivale è Elisabetta I, regina d’Inghilterra. Quando, alla morte del marito, Maria si risposa con Lord Botwell, la sovrana inglese approfitta della situazione per accusarla di aver organizzato l’uccisione del precedente consorte. Basato su un lavoro teatrale di Maxwell Anderson, un eccellente film storico diretto con grande senso dello spettacolo da John Ford (che però non fu molto soddisfatto del montaggio). La vicenda verrà portata nuovamente sullo schermo nel 1971 da Charles Jarrot, con Vanessa Redgrave nei panni che furono della Hepburn.
(andrea tagliacozzo)