Furia selvaggia

Primo film del regista Arthur Penn, basato su un originale televisivo interpretato dallo stesso Paul Newman nel ’55. Per vendicare la morte dell’anziano allevatore che l’aveva preso sotto la sua ala protettrice, William Bonney (ovvero «Billy The Kid») uccide i quattro uomini che l’ hanno assassinato e diventa un fuorilegge. Straordinaria la prova di Paul Newman, che dà un interpretazione moderna e intensa del personaggio di Billy The Kid, trasformando il leggendario bandito in una sorta di «Angelo caduto», quasi un James Dean del Far West. Vigorosa anche la regia di Penn, attenta soprattutto alle sfumature psicologiche del personaggio.
(andrea tagliacozzo)

Dove la terra scotta

In un paese dell’Arizona, un ex fuorilegge, che da tempo conduce una vita laboriosa e onesta, riceve dalla comunità l’incarico di recarsi in treno in una città vicina. Durante il viaggio, il convoglio è assalito dalla sua vecchia banda e l’uomo viene sequestrato assieme a una bella cantante. Uno degli ultimi western diretti da Anthony Mann (l’ultimo in assoluto, anche se solo in parte inserito nel genere, sarà
Cimarron
due anni più tardi), uno dei suoi più significativi, anche se poco considerato all’epoca della sua uscita, nobilitato soprattutto da una grande regia dai toni crepuscolari. Carismatica la presenza dell’ormai anziano Gary Cooper.
(andrea tagliacozzo)

Niente di personale

Sutherland è un professore che tenta di impedire a una società di trucidare dei cuccioli di foca, la Somers è un avvocato che lo aiuta. Insensata commedia romantica. Occhio ai cammei di Craig Russell, Tony Rosato Joe Flaherty e Eugene Levy.

L’ultimo apache

Uno dei classici intramontabili del filone western revisionista, dove la figura del pellerossa viene riabilitata, promossa al rango di protagonista e tratteggiata con fiera e onesta sensibilità. Certo, L’ultimo apache non è uno dei western più cinici e crudeli di Robert Aldrich (basterebbe confrontarlo con il successivo e agghiacciante Nessuna pietà per Ulzana per rendersene conto), specie se si considera che l’eroe apache è interpretato da Burt Lancaster. Ciò nonostante resta una straordinaria parabola non priva di accenti surreali, che sigla l’impossibilità dell’irriducibile Massai ad accettare la sconfitta del suo popolo (nel 1886 il ribelle Geronimo era stato definitivamente battuto e gli Apache tradotti in una riserva). Nonostante un lieto fine imposto all’autore, L’ultimo apache è un’acuta e impietosa riflessione sul genocidio dei nativi americani per mano dei colonizzatori bianchi, che neppure dopo la vittoria accordano alla minoranza la libertà e la dignità guerriera. La storia d’amore di Massai con la sua squaw (un’altra attrice bianca, Jean Peters), smorza i toni della denuncia e sposta l’asse tematico sul versante sentimentale, senza compromettere comunque l’originalità del film. (anton giulio mancino)