Il giardino di Allah

Storia romantica palesemente sciocca sullo sfondo del deserto algerino. Dialoghi pungenti, occhiate tormentate, belli i vestiti della Dietrich, così esotici. Spettacolare il lavoro in technicolor di Greene e Rosson, che è valso un Oscar. Il film non è un granché.

Peggy Sue si è sposata

Il matrimonio della quarantenne Peggy Sue con Charlie sta lentamente naufragando. Nel corso di una rimpatriata con altri ex compagni del liceo, la donna accusa un malore e sviene. Quando riprende coscienza, si ritrova inspiegabilmente proiettata indietro nel tempo, con la possibilità di rivivere i suoi diciott’anni. Una favola nostalgica, allo stesso tempo malinconica e divertente, con alcune pagine di grande cinema e qualche virtuosismo gratuito (all’inizio, con la Turner che si pettina davanti a un fin troppo evidente falso specchio). Per certi versi simile (se non altro per spirito e ambientazione) a Ritorno al futuro , realizzato l’anno precedente da Robert Zemeckis. Nel cast anche un giovane Jim Carrey e la figlia di Coppola, Sofia, futura regista. (andrea tagliacozzo)

Il giardino di Allah

Su un treno che la conduce al deserto algerino, una bella e ricca vedova conosce un giovane russo che, a causa di una profonda crisi morale, ha passato un lungo periodo in convento. I due s’innamorano e, dopo breve tempo, decidono di sposarsi. Tipico esempio di esotismo hollywoodiano, spettacolare ma totalmente falso, reso memorabile dalla fotografia a colori di W. Howard Greene e Harold Rosson (premiati con un Oscar speciale).
(andrea tagliacozzo)

Capitani coraggiosi

Una nave, con a bordo l’impertinente e viziatissimo figlio di un milionario, affonda in mezzo all’Oceano. Il ragazzo, salvato da una goletta di pescatori e costretto per un lungo periodo a fare l’umile mestiere del mozzo, ammorbidisce notevolmente il suo carattere. Straordinario adattamento cinematografico di un classico di Rudyard Kipling. Spencer Tracy, nel ruolo di un pescatore portoghese, vinse l’Oscar come migliore attore protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, ma non avete mai osato chiedere

Una delle commedie più cinematografiche di Woody, più disomogenea, quasi insipida. Film a episodi basato molto vagamente sul libro del dottor David Reuben, tra i quali solo alcune scene valgono la pena di essere guardate, come quella finale all’interno del corpo maschile durante il rapporto sessuale, una vera gemma.

Sangue e arena

Il regista (Mamoulian) e gli interpreti (Tyrone Power e Linda Darnell) de
Il segno di Zorro
tornano dopo un anno per una nuova versione di un famoso film del ’22 con Rodolfo Valentino. L’intrepido torero Juan, conquistato il successo sull’arena e divenuto ricco e famoso, s’innamora di un’affascinante avventuriera e lascia la moglie. Regia elegante, attori perfetti, con una straordinaria e bellissima Rita Hayworth. Nuovo remake nell’89 intitolato
Ossessione d’amore con Sharon Stone nella parte della protago
nista.
(andrea tagliacozzo)

Furore

Alla fine degli anni Venti, nel periodo della grande crisi americana, una famiglia di agricoltori attraversa speranzosa gli Stati Uniti con un camion malandato per raggiungere la California, mitico Eldorado, terra di fortuna. Dal romanzo di John Steinbeck, un capolavoro della storia del cinema che fotografa con passione, vigore e poesia gli anni bui della Grande Depressione. John Ford e Jane Darwell si aggiudicarono l’Oscar 1940, rispettivamente per la miglior regia e per la miglior attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Il pistolero

Il pistolero
di Don Siegel è l’ultimo film interpretato dalla leggenda del western cinematografico per eccellenza, John Wayne. Non è soltanto un magnifico canto del cigno per il più grande eroe hollywoodiano, ma un’analisi struggente – eppure lucida e impietosa – del mito wayniano. Con tutte le sue contraddizioni, dall’idealismo incrollabile alla proverbiale misoginia.

Il passato del pistolero John Bernard Books coincide con quello cinematografico dell’attore: ritornano le immagini di alcuni capolavori come
Il fiume rosso, Un dollaro d’onore e Hondo
, e la sua parabola di uomo del West che regola i conti con tre nemici di vecchia data rimanda esplicitamente a
Ombre rosse
. Solo che stavolta la leggenda cede il passo alla realtà crepuscolare e all’opacità dell’era moderna: l’eroe immortale, come solo in rari casi è accaduto nella filmografia dell’attore, soccombe nel finale.

Involontariamente e drammaticamente autobiografico,
Il pistolero
mostra il protagonista afflitto da un cancro incurabile (il male che tre anni dopo stroncò la vita dell’attore) e raccoglie un cast di gloriose star avviate sul viale del tramonto, come James Stewart e Lauren Bacall. Dà inoltre spazio al giovanissimo Ron Howard, destinato a una futura carriera di regista (
Apollo 13, Il Grinch
).
(anton giulio mancino)

Jess il bandito

Gli agenti di una società ferroviaria, decisi a espropriare a ogni costo alcuni terreni, uccidono una proprietaria, la signora James. I figli della donna, Jess e Frank, vendicano la morte della madre e diventano fuorilegge. Un cast eccellente per uno dei migliori western dell’epoca. Un anno dopo, il regista Fritz Lang girò un seguito di questo film intitolato
Il vendicatore di Jess il bandito
, con Henry Fonda nuovamente nel ruolo di Frank James.
(andrea tagliacozzo)

Il figlio della furia

Agli inizi dell’800, un nobile inglese, perseguitato da un cugino prepotente, è costretto a lasciare la patria natia trovando rifugio in un’isola dei mari del Sud. Un bel melodramma avventuroso, con tutti gli elementi canonici del genere, e in più un sorprendente messaggio progressista. Si tratta dell’ultimo film di Frances Farmer, sfortunata attrice che passò i successivi sette anni in un ospedale psichiatrico. La sua storia, trent’anni più tardi, fu portata sullo schermo in
Frances
con Jessica Lange nei panni della Farmer.
(andrea tagliacozzo)

Il club dei mostri

Un tris di storie dell’orrore, tutte raccontate dal vampiro Price. Deludente e privo di immaginazione, pochi i brividi. Mai uscito nelle sale americane. Una curiosità: il club è una discoteca gestita da nativi della Transilvania.

Il prigioniero dell’isola degli squali

Un medico, ingiustamente coinvolto nel processo agli uccisori di Lincoln, è condannato al carcere a vita nell’isola della Tortuga. Dopo aver tentato inutilmente la fuga, il prigioniero viene rinchiuso in una cella di punizione. Episodio minore della carriera di John Ford, il film, ricco di spunti e ben interpretato, rimane comunque un lavoro di buon livello.
(andrea tagliacozzo)

La più grande avventura

Girato da John Ford nello stesso anno del suo celeberrimo
Ombre rosse
, il film narra la grande epopea dell’indipendenza americana vista attraverso uno scorcio di vita familiare: i pionieri Gil (Fonda) e Lana (Colbert) sono costretti a fuggire di stato in stato per scampare agli assalti degli indiani alleati con gli inglesi. Uno dei migliori film del regista – il suo primo a colori – praticamente ineccepibile nello stile narrativo, allo stesso tempo spettacolore e intimista.
(andrea tagliacozzo)
.

L’ultimo tramonto sulla terra dei McMasters

Discreto dramma razziale ambientato sullo sfondo della guerra di Secessione. Al termine del conflitto, un soldato nero dell’esercito nordista ritorna nella cittadina di Ironwood, per riprendere il suo posto nel ranch del vecchio McMasters. Purtroppo però alcuni abitanti della cittadina si mostrano ostili nei confronti del nero e gli rendono la vita difficile.
(andrea tagliacozzo)

Duello mortale

Verso la fine degli anni Trenta, in Germania, gli agenti della Gestapo arrestano un nobile inglese con l’intenzione di farlo passare come un sicario inviato dalla Gran Bretagna per uccidere Hitler. Emozionante riduzione cinematografica di un racconto di Geoffrey Household, probabilmente realizzata per scopi propagandistici. Ottima la regia di Fritz Lang, che riesce a creare una notevole tensione. Nel ’76, il film ha avuto una nuova versione per la televisione inglese intitolata
Rogue Male
con Peter O’Toole nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che uccise Liberty Valance

Il senatore Stoddard rievoca ai giornalisti accorsi ai funerali dello sceriffo Doniphon i suoi esordi in politica, la sua lotta contro i grandi allevatori di bestiame, la pacificazione del West, il suo scontro con il pistolero Liberty Valance. Il racconto, poco a poco, delinea una versione della storia del West assai meno epica di quella tramandata dalla leggenda.
L’uomo che uccise Liberty Valance
è l’ideale contraltare a
Sentieri selvaggi
: se quest’ultimo è la storia del West intesa come bieca e cupa vendetta personale, il primo è l’affermarsi della logica sociale e politica sull’impegno del singolo. John Ford era uno che badava al sodo. Alla riunione del sindacato registi al tempo del maccartismo, per contrastare l’azione della destra, si presentò con la celeberrima frase: «Mi chiamo John Ford, e faccio western». La modestia del proprio operato caratterizza anche la figura di Doniphon, che preferisce restare nell’ombra lasciando che l’epos si affermi, a fronte della prosaica fatica individuale. Western crepuscolare, nel quale la società non è più capace di identificarsi con una Storia che si riduce a una questione di punti di vista. Merita di essere visto anche solo per il cast, che oppone un titanico Wayne e un dubbioso Stewart al luciferino Lee Marvin. A ciò si aggiunga la mano di uno che faceva western. Da più di quarant’anni.
(francesco pitassio)

L’ululato

Sconvolta dall’uccisione di un lupo mannaro, da lei adescato per consentirne la cattura, la giornalista televisiva Karen White si ritira in una casa di riposo situata ai margini di un bosco. Ogni notte dall’interno della fitta foresta si levano spaventosi ululati. Terzo film di Joe Dante, sceneggiato da John Sayles (già collaboratore del regista nel precedente Piranha ) e Terence H. Winkless: un intelligente e ben elaborato horror cinefilo (da notare la presenze del veterano del genere John Carradine e dell’ex protagonista de L’invasione degli ultracorpi Kevin McCarthy), visivamente straordinario e ricco di spunti ironici. (andrea tagliacozzo)

Maria di Scozia

Nel 1561, Maria Stuarda diviene regina di Scozia e sposa Lord Darley, dal quale ha un figlio. Sua acerrima rivale è Elisabetta I, regina d’Inghilterra. Quando, alla morte del marito, Maria si risposa con Lord Botwell, la sovrana inglese approfitta della situazione per accusarla di aver organizzato l’uccisione del precedente consorte. Basato su un lavoro teatrale di Maxwell Anderson, un eccellente film storico diretto con grande senso dello spettacolo da John Ford (che però non fu molto soddisfatto del montaggio). La vicenda verrà portata nuovamente sullo schermo nel 1971 da Charles Jarrot, con Vanessa Redgrave nei panni che furono della Hepburn.
(andrea tagliacozzo)