Il seme della follia

Dalla sua cella imbottita, un disperato Neill racconta a Warner la sua storia: assunto per ritrovare lo scrittore di horror Prochnow, che è scomparso, si è ritrovato in una cittadina del New England. Ma poi la gente, i luoghi e persino la realtà hanno cominciato a subire orribili trasformazioni. I primi due terzi del film sono tra le cose migliori di Carpenter, e Neill è straordinario; ma l’ultimo terzo diventa inutilmente oscuro, e il finale è pretenzioso ma deludente. Tratto, seppur non dichiaratamente, da H.P. Lovecraft. Panavision.

Fantasmi da Marte di John Carpenter

In un futuro molto vicino Marte è stato colonizzato, ma gli omicidi di massa dilagano in alcuni insediamenti. La gente viene posseduta da vendicativi fantasmi marziani. Tutto è nelle mani di una poliziotta e di un criminale incallito pronti a combatterli. Ordinario, prevedibile e noioso. Senza molta fantasia, le persone possedute dai marziani hanno tutte un look punk/grunge. In sostanza non è altro che il remake di Distretto 13 — Le brigate della morte dello stesso Carpenter. Panavision.

Vampires

Su ordine del Vaticano, Woods e la sua squadra uccidono fastidiosi vampiri nel New Mexico, mentre il capo di questi ultimi (Griffith) cerca di mettere le mani sul talismano che permetterà a lui e alla sua razza di vivere anche alla luce del giorno. Come molti dei film di Carpenter ha un buon inizio ma si affloscia alla fine. Basato sul romanzo di John Steakley Vampire$. Con un sequel: Il cacciatore delle tenebre. Panavision.

Christine la macchina infernale

Il film tratto dal best-seller di Stephen King sulla Plymouth del ’58 con poteri demoniaci non convince fino in fondo, nonostante un inizio promettente che descrive la vita dell’adolescente protagonista in modo molto preciso. Panavision.

Halloween: la notte delle streghe

Thriller a basso costo su uno psicopatico assassino che, dopo aver colpito da ragazzo alla vigilia di Halloween, minaccia di tornare in azione 15 anni più tardi. Ben costruito, con momenti di puro terrore e citazioni a uso dei cinefili. Una versione alternativa di 104 minuti, realizzata per la Tv, è disponibile in homevideo. Seguito da numerosi sequel e da una miriade di cloni. Segna il debutto al cinema della Curtis.

La cosa

John Carpenter riprende in maniera molto personale un racconto di John W. Campbell Jr., Who Goes There? , che già nel ’51 aveva ispirato La cosa da un altro mondo. In una base americana, sperduta tra i ghiacci dell’Alaska, dodici scienziati affrontano, in una disperata lotta per la sopravvivenza, un essere alieno e pericoloso, capace d’infiltrarsi tra di loro assumendo sembianze umane. Tensione a mille e grandi effetti speciali per un film che alla sua uscita non ha suscitato grandi apprezzamenti da parte della critica, ma che il tempo e gli affezionati del genere hanno giustamente rivalutato. (andrea tagliacozzo)

Essi vivono

Una intelligente metafora contro il sistema capitalistico travestita da film di fantascienza di serie B. A Los Angeles, l’operaio John Nada assiste ad una inspiegabile e sanguinosa irruzione delle forze dell’ordine in una chiesa. Servendosi di uno strano paio di occhiali, trovati all’interno del luogo sacro, l’uomo scopre che la Terra è dominata da esseri provenienti da un altro pianeta. La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso regista John Carpenter, che per l’occasione ha usato lo pseudonimo di Frank Armitage. (andrea tagliacozzo)

Avventure di un uomo invisibile

In una industria di ricerche chimiche avviene uno strano incidente. Il manager Nick Halloway, esposto casualmente a una misteriosa sostanza, diventa invisibile. David Jenkins, dirigente dell’FBI, vorrebbe catturare l’uomo del quale intende servirsi per scopi personali. Nick sfugge agli uomini di Jenkins e si nasconde nella villa di un amico. John Carpenter rilegge alla sua maniera un soggetto caro al Cinema di Fantascienza rispettando allo stesso tempo le leggi dell’intrattenimento impostegli dalla casa di distribuzione (la major Warner Bros.). Il risultato è un film personale, intelligente, spesso molto divertente (per merito anche del misuratissimo Chevy Chase), che comunque al botteghino non rese quanto sperato (14 milioni di dollari d’incasso contro i 40 complessivi del budget). (andrea tagliacozzo)

1997 – Fuga da New York

Mediocre film di intrattenimento. Nell’anno 1997 Manhattan è una prigione di massima sicurezza, al cui interno un certo Iena Plissken (Russell) deve portare a termine una pericolosa missione di salvataggio. Ricorda vagamente Distretto 13 — Le brigate della morte dello stesso Carpenter, film minore ma migliore. Seguito da Fuga da Los Angeles. Panavision.

Il signore del male

Nei sotterranei di una chiesa di Los Angeles, adattati a laboratorio da un gruppo di giovani scienziati, si sta per scatenare il Maligno, a fatica contenuto in una teca di vetro. L’Apocalisse è vicina: un prete presagisce la catastrofe e indaga. Un genere tipicamente protestante come l’horror americano è stato via via aggiornato da registi con sensibilità religiose tra le più varie (primo fra tutti, il cattolico Romero). Qui Carpenter, anarchico millenarista, ne azzarda una lettura cupissima di ispirazione schiettamente gnostica, piena di materie ancestrali pulsanti, momenti quasi senza trama e una visione più «filosofica» del solito (per un regista che è sempre stato più che altro «sociologo»). Purissimo esempio di serie B produttiva da parte di un cineasta che solo un paio d’anni prima aveva annunciato l’addio al cinema, Il signore del male è – a suo modo – un piccolo classico, che dà ancora una volta la misura delle potenzialità visionarie del genere. Immagini e atmosfere non si dimenticano facilmente, e in tempi di new age è bello ritrovare sensibilità tragiche e apocalittiche così pure. Il confronto col recente, più plateale e anticattolico Stigmate è tutto a sfavore di quest’ultimo. (emiliano morreale)

Distretto 13: le brigate della morte

Per gli appassionati del cinema di John Carpenter, Distretto 13: le brigate della morte è un film di culto assoluto. Concepito come una versione aggiornata di Un dollaro d’onore di Howard Hawks, Distretto 13 è un piccolo capolavoro iperrealista, che riprende la struttura del western e rispetta le unità aristoteliche di tempo, spazio e azione. Comincia con una strage a opera dei poliziotti di Los Angeles e si trasforma in un forsennato e macabro assedio a un distretto di polizia destinato a essere smantellato. Poliziotti, impiegati e detenuti si uniscono per non consegnare un prigioniero e per sopravvivere all’aggressione di frotte di criminali comuni vendicativi, simili ad automi o agli zombie dei film di George Romero. Freddo, disumano, irrazionale, è il primo grande film di John Carpenter, che licenzia una delle più inquietanti parabole mai realizzate sull’apocalisse metropolitana. Indimenticabile la colonna sonora, firmata sempre da Carpenter, mentre l’edizione italiana risulta penalizzata da un pessimo e inattendibile doppiaggio. (anton giulio mancino)

Villaggio dei dannati

Una strana foschia avvolge un’idilliaca cittadina di costiera, provocando in dieci donne il parto di bambini che si rivelano essere demoni in grado di controllare le menti. Naturalmente il remake di Carpenter dell’omonimo film del 1960 è più esplicito e violento, con l’aggiunta di nuovi personaggi che appaiono fuori luogo (la Alley ne è un esempio), ma le premesse sono ancora in grado di attrarre l’attenzione.

Starman

Un film di fantascienza estremamente piacevole ed educato su un alieno che arriva sulla terra e rapisce una giovane vedova per farsi aiutare ad attraversare il paese e poter raggiungere la sua astronave. Il problema più grande, per lei, è che lui ha preso le sembianze del defunto marito e lei se ne sente attratta. Una storia familiare e poco originale ravvivata dai due protagonisti. Divenuto una serie tv. Panavision. Una nominationa Jeff Bridges come Miglior Attore Protagonista.

Grosso guaio a Chinatown

Un americano e un cinese si recano all’aeroporto di San Francisco per ricevere la bella fidanzata del secondo. Ma la ragazza viene rapita da una banda di scalmanati, agli ordini del misterioso Lo Pen, che si rifugia nei sotterranei di Chinatown. John Carpenter abbandona momentaneamente le opprimenti atmosfere horror dei film precedenti, per realizzare un gradevolissimo film d’avventura fantasy condito con una buona dose di humour ed effetti speciali. E l’attore feticcio del regista, Kurt Russell, cresciuto artisticamente con i film della Disney, si adegua perfettamente al tono ironico e ingenuo della pellicola. Anche se all’epoca era difficile intuirlo, alla base c’è comunque l’influenza dei film di Hong Kong, in particolare dello splendido Zu: Warriors From the Magic Mountain di Tsui Hark, citato a più riprese. (andrea tagliacozzo)

Dark Star

Commedia satirica e stralunata su alcuni annoiati astronauti il cui incarico consiste nel distruggere i pianeti instabili. Le loro bombe sono dotate di sensibilità, e una di esse comincia a farsi delle proprie idee. Piacevole per gli appassionati di fantascienza, ma non solo, sfrutta piuttosto bene il suo risicato budget. Primo lungometraggio di Carpenter che espande un corto scritto al college insieme a O’Bannon.

Fuga da Los Angeles

Nell’anno 2013, l’isola di Los Angeles è una colonia penale per i soggetti scomodi: Jena — in originale “Snake” — Plissken (Russell) viene spedito sul luogo per recuperare un prezioso sistema di distruzione che era stato rubato dalla figlia del presidente degli Stati Uniti. Scialbo seguito di 1997 — Fuga da New York, è tuttavia ironico, ma privo di genio. Difficilmente darà soddisfazione agli amanti dei film d’azione. Russell ha collaborato alla produzione e alla stesura della sceneggiatura. Panavision.