Il sarto di Panama

Panama, il canale, intrighi internazionali. Dovrebbe essere questo lo sfondo affascinante alla storia del film, tratto dall’omonimo libro di John Le Carre, parodia dell’entusiasmante libro di Graham Greene, Il nostro agente all’Avana . Un agente dei servizi segreti inglesi, corrotto e spietato, viene mandato in esilio a Panama. Qui cerca di fare diventare un informatore il sarto della dirigenza locale, con il risultato di mettere in piedi equivoci quasi grotteschi. Pierce Brosnam, nella solita parte dell’agente segreto, in veste di cattivo risulta poco credibile. Forse per colpa dello smoking di James Bond che non riesce a togliersi di dosso. (andrea amato)

Oltre Rangoon

Burma, 1988: una giovane turista americana si mette nei guai, ed è costretta a fuggire dal paese insieme a un professore universitario ricercato. Buono il tentativo di far conoscere la situazione politica del Burma (oggi Myanmar), da parte di un Boorman impegnato; pessima invece l’Arquette, che non riesce a entrare nella parte. Panavision.

Excalibur

Nascita, infanzia e vocazione di Artù, fino alla formazione dei Cavalieri della Tavola Rotonda, alla lotta contro gli incantesimi di Morgana e all’amore di Ginevra e Lancillotto. Su suggestioni New Age-Tolkien-metacinema (il Drago che è la Natura, Merlino-regista) e sempre a un passo dal kitsch (i Carmina Burana , Wagner…), Boorman – che nel 1972 aveva diretto Deliverance/Un tranquillo week-end di paura – ritrova nella leggenda alcuni dei suoi temi prediletti e si dimostra perfettamente a suo agio nel creare una visione particolarmente ambigua del Male e della Natura. Ne è venuto fuori un grande e rutilante spettacolo (del resto bisognava sostenere il confronto con il trionfante Spielberg, ma anche con Apocalypse Now ), pur se la limpidezza del connubio tra fiaba, allegoria e visione ne risulta intasata. Un film di crisi, sospeso e senza equilibrio tra Inghilterra, Irlanda e Hollywood, con momenti abbaglianti e un’atmosfera barbarica e artificiosa che oggi appare piuttosto datata. (emiliano morreale)

Senza un attimo di tregua

Ferito da uno sparo e lasciato a morire dalla moglie infedele e dal gangster suo amante, il personaggio interpretato da Marvin si vendica due anni dopo. Thriller teso, passato inosservato nel 1967, ma ora rivalutato come uno dei massimi film di quel decennio. Basato sul romanzo The Hunter di Donald E. Westlake (che scriveva sotto lo pseudonimo di Richard Stark). Rifatto nel 1999 col titolo Payback — La rivincita di Porter. Panavision.

Anni ’40

Un affettuoso sguardo retrospettivo sulla vita familiare inglese durante i primi anni della seconda guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di un ragazzino per il quale tutto è una grande avventura. La favola autobiografica di Boorman (che l’ha anche scritta e prodotta) è divertente, toccante e ricca di dettagli; nessuno ha mai catturato così bene l’esperienza di vivere sotto i bombardamenti e gli attacchi aerei su Londra. Charley Boorman (figlio del regista, che ha una parte anche in La foresta di smeraldo) compare di sfuggita nei panni di un pilota tedesco ucciso. Nominato a 5 premi Oscar.

Zardoz

Bizzarro racconto fantascientifico, ambientato nel 2293, incentrato su un’implosione tecnologica in una società dominata da una casta di intellettuali eternamente giovani. Straordinario sul piano visivo, è divenuto di culto ma probabilmente lascerà insoddisfatti parecchi spettatori. Panavision.

L’esorcista II: L’eretico

Assurdo sequel al successo del 1973: gli effetti speciali sono l’unico pregio di questo fiasco in cui un prete (Burton) cerca di svelare il mistero di un demone che vive ancora dentro il corpo della Blair. Boorman ha tagliato 7 minuti di pellicola il giorno dopo la prima e ha anche apportato — inutilmente — alcune modifiche. Il restauro lo ha riportato a 117 minuti per la versione homevideo.

Un tranquillo week-end di paura

Superlativo adattamento di un romanzo di James Dickey su quattro uomini d’affari di Atlanta che durante un weekend dedicato a una gita in canoa dovranno fronteggiare situazioni che non immaginavano. McKinney e Coward interpretano due fra i cattivi più infami della storia del cinema; la scena del “duello dei banjo” è altrettanto memorabile. Debutto cinematografico per Beatty e Cox. L’adattamento è firmato dallo stesso Dickey, che compare nei panni di uno sceriffo; Ed O’Neill è il poliziotto della stradale nel finale. Charley Boorman, figlio del regista (e successivamente protagonista di La foresta di smeraldo), è il figlio di Voight. Tre nomination agli Oscar. Panavision.

La foresta di smeraldo

Nella foresta amazzonica, un ingegnere americano cerca di ritrovare Tommy, il figlio rapitogli dieci anni prima da una tribù locale. Ma il ragazzo, cresciuto con amore dagli indios, è ormai diventato uno di loro. Realizzato da John Boorman con grande senso dello spettacolo, un film davvero suggestivo, in cui il tema ecologico è sviluppato in maniera originale e senza un filo di retorica. Efficace l’interpretazione del figlio del regista Charley Boorman nel ruolo di Tommy (il padre lo aveva già diretto, giovanissimo, in Un tranquillo week end di paura). La sceneggiatura porta la firma di Rospo Pallenberg, che per Boorman aveva in passato scritto il copione di Excalibur . (andrea tagliacozzo)

In My Country

Un giornalista del Washington Post viene inviato in Sudafrica per seguire i processi istruiti per punire i responsabili delle torture e degli assassini compiuti durante il periodo dell’apartheid. Durante le udienze fa la conoscenza di una scrittrice sudafricana bianca, sconvolta dalle violenze perpetrate ai danni dei neri. Sarà amore. Regista del discreto Il sarto di Panama, John Boorman cerca di raccontare gli anni dell’apartheid attraverso le testimonianze di coloro che, da entrambe le parti della barricata, hanno usato e subito violenza nei confronti dei propri simili. L’idea viene però ben presto annacquata dalla decisione di mettere in primo piano l’amore tra il giornalista nero e l’intellettuale bianca, raccontato con abbondanza di luoghi comuni. Samuel L. Jackson è a dir poco a disagio, mentre Juliette Binoche non riesce a rendere credibile il suo personaggio, ignaro fino all’assurdo di quanto avvenuto nel proprio paese. Inspiegabile, infine, la decisione di «tradurre» il titolo inglese con un altro titolo inglese. (maurizio zoja)

Dalla parte del cuore

Farsa deludente su un ricco esperto di demolizioni di New York (Coleman) che decide di insegnare alla famiglia l’umiltà (e il valore del denaro) cacciandoli di casa e lasciandoli su una strada. Guazzabuglio dalle buone intenzioni, troppo bizzarro per essere preso sul serio. Sceneggiato da Boorman e dalla figlia Telsche; alcuni ci hanno visto un aggiornamento di un film precedente di Boorman, Leone l’ultimo.

The General

Boorman sceneggiò questo dramma psicologico incentrato su di un criminale di estrazione proletaria realmente vissuto a Dublino e noto con il soprannome di “Generale”, il quale riuscì per molti anni a eludere la polizia. Richiamandosi ai principi di una concezione etica distorta, il malvivente dirige rapine di piccola e grande entità, ottiene con la forza la lealtà dei suoi uomini, ama due donne contemporaneamente e gareggia in astuzia con un poliziotto testardo (Voight), che è determinato a inchiodarlo. Interessante, ben fatto, ma troppo lungo. Il regista Jim Sheridan ha una piccola parte. Super 35.

Leone l’ultimo

La stralunata vicenda del riservato Mastroianni, ultimo di una dinastia di principi, che gradualmente esce dal guscio della propria decadente magione londinese per entrare in contatto con le persone che vivono nel suo quartiere, un ghetto di colore. Enigmatico ma poco soddisfacente, illuminato da qualche tocco. Boorman affronterà tematiche analoghe vent’anni dopo, in Dalla parte del cuore.